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che dovranno cercarsi una famiglia

Ora gli antiberlusconisti sono orfani
che dovranno cercarsi una famiglia

Gli effetti della caduta di Berlusconi sono analoghi a quelli che furono determinati dalla caduta del Muro di Berlino. Il 9 novembre del 1989 i comunisti di tutto il mondo piansero lo sgretolamento dell’Unione sovietica. Ai piedi del Muro nacquero, così, milioni di orfani del comunismo.
Ricordo il chiasso degli anticomunisti di casa nostra. L’eterno nemico era finito nella polvere dei mattoni sbriciolati. Alleluja, alleluja.
Non capirono subito, i tapini, che anche per loro era finita. Erano diventati orfani dell’anticomunismo.
Il Muro aveva retto entrambi i fronti, che, combattendosi, si erano puntellati a vicenda dalla fine della seconda guerra mondiale in poi.

Il 1989 è un anno che appartiene alla Storia universale e se lo paragono al 2013, anno di cronaca italiana, è soltanto perché noto analoghi contraccolpi.
Gli orfani di Berlusconi hanno per compagni speculari gli antiberlusconisti, anch’essi diventati orfani. Anch’essi che schiamazzano per la caduta dell’odiato nemico e anch’essi colpiti da anemia progressiva della quale non si rendono tuttora conto.

Il Partito democratico, sommatoria di postdiccì e postpiccì, scoprirà presto che, mancando il collante-Cavaliere, non sarà più vincolato a tenere insieme falci, martelli e scudi crociati.
Gli occhi sono puntati, quasi tutti, sul Pdl, il partito del disarcionato, ma è il Pd che sta correndo i più seri rischi di sgonfiamento.
Così stanno le cose. Salvo imprevisti, giacché succede sempre qualcosa che impedisce la meccanica ripetizione di ciò che è successo in un passato più o meno recente.
Se le vicende umane fossero regolate da automatismi immodificabili dalla volontà, avremmo una monotona ripetizione di fatti scontati. Come racconta “Groundhog Day”, film americano di venti anni fa, subiremmo un tedioso universale quotidiano “Giorno della marmotta” o, secondo il titolo in italiano, uno sfibrante “Ricomincio da capo”.

Tornando al 1989, non soltanto partiti e movimenti ma anche parecchi Stati diventarono orfani dell’anticomunismo. Prendiamo, per esempio, Israele che aveva tenuta alta la bandiera dell’Occidente anticomunista in un’area nella quale l’Unione sovietica spediva risorse e armi per sostenere Paesi come la Siria e l’Egitto, la Libia e l’Algeria, l’Iraq e l’Iran. Per più di mezzo secolo Tel Aviv aveva ottenuto l’indiscriminato sostegno statunitense.

Dalla divisione della Germania e di Berlino in due, il confronto Usa-Urss si era svolto sottotraccia (la cosiddetta “Guerra fredda”) mentre a combattersi ad armi convenzionali erano altri (i Coreani, i Vietnamiti, gli Afghani…). Washington, dunque, doveva rifornire Tel Aviv per contrastare la penetrazione sovietica. Caduto il Muro, venne anche a mancare la necessità di finanziare e armare Israele.
Gli strateghi di Washington cominciarono ad immaginare una nuova condotta in Medio Oriente e dintorni. Senza più i paletti sovietici, la penetrazione statunitense diventava agevole e profittevole, per cui bisognava che Israele capisse che l’appoggio non sarebbe più stato incondizionato.
Adesso mi sfuggono i nomi, ma ricordo che più di qualcuno negli States dichiarò che Tel Aviv costava troppi quattrini considerando il venir meno della sua funzione di barriera anticomunista.

L’esplosione del terrorismo, invece, ha aperto un nuovo ciclo nel quale Israele resta preziosa sentinella occidentale in un mondo islamico.
Qualche residuo dubbio è stato poi spazzato via dalla cosiddetta “Primavera araba” che abbattendo regimi laici e aprendo la strada a regimi teocratici ha viepiù rafforzato la posizione israeliana. Come si può fare la pace con chi desidera solamente la tua morte?
In Libia, tanto per dirne una, il colonnello Gheddafi era un fedele musulmano ma teneva i “preti” lontano dalla tenda del potere. Quella “Primavera” ha fatto uscire i “preti” (mullah, ulema, imam etc.) dalle moschee nelle quali erano stati ristretti.
La Storia si ripete, con tutte le varianti del caso. Ricordate la breccia di Porta Pia aperta dai cannoni piemontesi? A scuola insegnano che fu una vittoria che riportò Roma all’Italia. Che era stato sconfitto finalmente il potere temporale dei Papi. E non si pensa che da quel buco un fiume di preti dilagò per l’Italia, con tutto ciò che ne è seguito.

Il Cavaliere disarcionato mette in difficoltà il Pdl e il Pd, genera oggettivamente un nuovo scenario politico, segna il confine tra un “prima” e un “dopo”. Gli orfani dell’una e dell’altra parte dovranno cercarsi nuove famiglie. In fretta.
Potrebbero – hai visto mai? – esserci i tempi supplementari se Silvio Berlusconi rientrasse dal servizio sociale con la barba bianca da vecchio saggio, il cranio rasato a zero e occhiali da venerabile studioso. Con rilettura del mito del Conte di Montecristo.
Giuseppe Spezzaferro

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