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	<title>Commenti a: Il &#8217;68 di uno che c&#8217;era – 2</title>
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	<description>Internettuale.net. L’uomo di oggi. E, forse, di domani...</description>
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		<title>Di: paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</title>
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		<dc:creator>paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 17:11:37 +0000</pubDate>
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		<description>[...] davvero un progetto ambizioso, quello di Giuseppe Spezzaferro, scrivere una storia del Sessantotto dalla parte di chi c’era davvero per “farci entrare dentro chi non c’era”: segno di una [...]</description>
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		<title>Di: Achille Biele</title>
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		<dc:creator>Achille Biele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 13:10:29 +0000</pubDate>
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		<description>La tua analisi è, come sempre, lucida. Però parte esclusivamente dal tuo personale percorso.

Io, ad esempio, &quot;missino&quot; a 14 anni (era il 1965), non ero a Roma ma nella problematica Napoli e solo nel 1969 (a 17 anni) incomincio ad immaginare nuovi orizzonti politici, intraprendendo una strada che poi da lì a pochi mesi incontrerà la tua: tu già eri Lotta di Popolo, io Avanguardia di Popolo.

Non ero quindi a Valle Giulia, anche se forse ne avrei avuto i titoli per esserci. A Napoli, però, non è stato mai possibile immaginare un fronte &quot;comune&quot; contro il sistema, perché i compagni con noi non dialogavano affatto, anzi. Il mio personale sessantotto non è stato mai vissuto come una rivolta generazionale (con i marxisti come compagni di strada) contro il &quot;sistema borghese&quot;, ma come il naturale confronto tra chi agisce in nome del popolo e chi il popolo sfrutta, magari in ossequio a logiche classiste.

Avrei voluto essere a Valle Giulia, come ho poi fatto in altre occasioni, a difendere la libertà della nostra gioventù e della nostra giovinezza. Purtroppo non c&#039;ero. Se ci fossi stato avrei anche accettato, non senza qualche remora morale, il dover essere a fianco di chi all&#039;epoca ancora cianciava di antifascismo. Però sono più che mai convinto che la buonafede di noi &quot;nazionalrivoluzionari&quot; aveva contro, per contrappasso, la malafede leninista. Quanti &quot;rivoluzionari&quot; della nostra generazione sono oggi nei posto di comando? Quanti rivoluzionari dell&#039;altra sponda sono invece a Montecitorio e dintorni? Il bilancio mi pare assolutamente negativo per noi.

A proposito: mi sembra che hai dimenticato di citare Chiarissi e L&#039;Orologio, eppure l&#039;antiamericanismo e l&#039;orgoglio nazionale, in quell&#039;epoca buia, veniva rivendicato in Italia soprattutto da loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La tua analisi è, come sempre, lucida. Però parte esclusivamente dal tuo personale percorso.</p>
<p>Io, ad esempio, &#8220;missino&#8221; a 14 anni (era il 1965), non ero a Roma ma nella problematica Napoli e solo nel 1969 (a 17 anni) incomincio ad immaginare nuovi orizzonti politici, intraprendendo una strada che poi da lì a pochi mesi incontrerà la tua: tu già eri Lotta di Popolo, io Avanguardia di Popolo.</p>
<p>Non ero quindi a Valle Giulia, anche se forse ne avrei avuto i titoli per esserci. A Napoli, però, non è stato mai possibile immaginare un fronte &#8220;comune&#8221; contro il sistema, perché i compagni con noi non dialogavano affatto, anzi. Il mio personale sessantotto non è stato mai vissuto come una rivolta generazionale (con i marxisti come compagni di strada) contro il &#8220;sistema borghese&#8221;, ma come il naturale confronto tra chi agisce in nome del popolo e chi il popolo sfrutta, magari in ossequio a logiche classiste.</p>
<p>Avrei voluto essere a Valle Giulia, come ho poi fatto in altre occasioni, a difendere la libertà della nostra gioventù e della nostra giovinezza. Purtroppo non c&#8217;ero. Se ci fossi stato avrei anche accettato, non senza qualche remora morale, il dover essere a fianco di chi all&#8217;epoca ancora cianciava di antifascismo. Però sono più che mai convinto che la buonafede di noi &#8220;nazionalrivoluzionari&#8221; aveva contro, per contrappasso, la malafede leninista. Quanti &#8220;rivoluzionari&#8221; della nostra generazione sono oggi nei posto di comando? Quanti rivoluzionari dell&#8217;altra sponda sono invece a Montecitorio e dintorni? Il bilancio mi pare assolutamente negativo per noi.</p>
<p>A proposito: mi sembra che hai dimenticato di citare Chiarissi e L&#8217;Orologio, eppure l&#8217;antiamericanismo e l&#8217;orgoglio nazionale, in quell&#8217;epoca buia, veniva rivendicato in Italia soprattutto da loro.</p>
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