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Non v’aspettate che vi dica qualcosa di utile

Napolitano ai giudici di Palermo:
Non v’aspettate che vi dica qualcosa di utile

Non si ferma lo scontro tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i giudici di Palermo che stanno processando, tra gli altri, Nicola Mancino ex ministro dell’Interno nonché ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente del Senato.
Il processo è impiantato sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia” dopo le bombe del 1992/1993. Alcuni pezzi grossi avrebbero cercato di raggiungere con i mafiosi un accordo di questo tipo: voi non mettete più le bombe e noi cancelliamo il 41 bis, cioè il regime carcerario duro per i boss condannati.
Gli inquirenti intercettarono telefonate in entrata e in uscita dal Quirinale. Il presidente Napolitano ricorse alla Corte costituzionale sicché al tribunale di Palermo fu imposto di distruggere le intercettazioni delle conversazioni del capo dello Stato. Da parte di alcuni pm ci fu un tentativo di resistenza (fatto con l’aiuto di un pentito) ma alla fine dovettero ubbidire. Dopodiché se ne inventarono un’altra: citarono Napolitano come testimone.
A chi fosse interessato ai particolari della vicenda segnalo http://www.internettuale.net/1521/stato-mafia-napolitano-chiamato-a-testimoniare-parlamento-dietro-al-pifferaio-magico http://www.internettuale.net/1342/la-risposta-di-napolitano-a-palermo http://www.internettuale.net/1338/continua-la-guerra-palermo-quirinale-napolitano-prima-intercettato-poi-testimone

Ieri, giovedì 31 ottobre 2013, una nota del Quirinale ha informato che Napolitano ha scritto una lettera al presidente della Corte d’Assise di Palermo.
Ecco il testo del comunicato ufficiale:

«Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indirizzato una lettera al Presidente della Corte d’Assise di Palermo con la quale ha sottolineato che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell’art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori.
Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso».

Il messaggio è:
1 – Io, presidente della Repubblica, potrei fare come hanno fatto coloro che mi hanno preceduto su questa poltrona e ignorarvi, ma non lo faccio perché
2 – non vi dirò niente che possa servirvi a incastrare qualcuno.

Lo scontro continua.
Giuseppe Spezzaferro

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