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Roma, non soltanto “vu cumprà”

Nel Lazio sono 14.226 i titolari di impresa (il 20% donne) con cittadinanza straniera. E’ il 10% del totale nazionale. Lo dicono i dati del quarto rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni promosso dalla Caritas Diocesana di Roma. Si tratta di un fenomeno in prevalenza metropolitano, che vede concentrarsi nella Capitale il maggior numero sia di titolari (89,5%) che di soci di impresa stranieri (93,4%) dell’intera Provincia. Pare che il fenomeno sia dovuto alle scarse opportunità lavorative che inducono gli immigrati alla scelta della via autonoma come imprenditori.

A Roma l’incremento degli imprenditori, dal 2006 al 2007, ha sfiorato il 9%, ma per alcune collettività è stato quasi doppio: romeni (+17,7%), bengalesi (+17,5%) e albanesi (+16,6%). Il rapporto tra stranieri e italiani indica la presenza di quasi 12 imprenditori stranieri ogni 100 italiani, e raggiunge livelli più considerevoli nel caso delle costruzioni (quasi 20 ogni 100), dell’istruzione (17 su 100) e del commercio (14 ogni 100).

Per quanto riguarda, in particolare, l’imprenditoria femminile straniera il rapporto Caritas mette in luce che nella Provincia di Viterbo le titolari di impresa superano di oltre 5 punti percentuali il valore regionale (25,2% rispetto al 20%).

I settori di inserimento sono gli stessi rilevati nel lavoro dipendente. Nella Provincia di Roma, come a livello nazionale, la concentrazione maggiore degli imprenditori immigrati si registra in due settori: nel commercio, con 6.191 titolari di impresa (quasi 1 ogni 2 stranieri: 48,6%; 37,1% in Italia) e nell’edilizia, con 3.130 titolari (quasi 1 ogni 4 stranieri: 24,6%; 36,9% in Italia). Tra i primi gruppi per numero di imprenditori vengono innanzitutto i romeni con 2.272 titolari di impresa, poco meno del 18% di quelli registrati in Provincia. Al secondo posto si collocano i bengalesi (cittadini del Bangladesh) con 1.650 titolari (13% del totale provinciale), seguono i cinesi (circa 1.425, pari all’11,2% del totale), e quattro gruppi africani (i marocchini con 1.304 titolari e il 10,2% del totale, gli egiziani con 737 e il 5,8%, i nigeriani con 620 e circa il 5%, e i senegalesi con 507 e il 4%).

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