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Il ’68 di uno che c’era – 5

Il gruppo del teatro s’andava allargando. L’arrivo di ragazze interessate ai nostri discorsi portò un po’ di scompiglio. La partecipazione femminile alla politica era confinata in ambienti femministi, nelle sezioni comuniste e nei gruppi extraparlamentari che s’erano originati dal Pci. Era molto diffusa la mentalità secondo la quale una donna che frequentava ambienti di uomini fosse… leggera. Non s’aggiravano donne tra flipper, biliardi e biliardini. Perfino al cinema era difficile vedere donne non accompagnate da maschietti.

Il chador al Sud

Mi rendo conto che oggi sembra assurdo, incivile, antidiluviano eccetera ecceterone, ma in quegli anni nel Sud, per esempio, le donne portavano il fazzoletto in testa. Era il “velo” ereditato un po’ dagli arabi e un po’ dalla chiesa cattolica che, per secoli, alle donne aveva riservato i matronei. Ho un’immagine nel cervello da quando ero ragazzino: nella cripta del Duomo di Amalfi è dipinta la scena di un bambino che precipita da un matroneo tra la disperazione della madre e delle altre. Se in alcuni Paesi islamici, le donne sono nascoste dal chador o dal burqa è perché in quelle società non c’è stata la lotta per le investiture. Nell’ultimo secolo del passato millennio, la laicizzazione dello Stato ha riguardato pochi Paesi islamici. In Turchia c’è stato Mustafà Kemal Ataturk, che con la modernizzazione e l’invenzione della nazione turca salvò la regione anatolica dell’Impero Ottomano sbriciolatosi all’indomani della prima guerra mondiale. In Iran, il capo cosacco Reza Pahlavi si proclamò Shah e fece della Persia una riserva di petrolio per gli europei. La rivoluzione khomeinista e, oggi, la presidenza di Ahmadinejad della Repubblica Islamica dell’Iran hanno rimesso al primo posto il Corano. A proposito di Ahmadinejad mi viene in mente che la sua campagna elettorale è stata scandita dallo slogan “E’ possibile e possiamo farlo”, anticipando lo statunitense Obama e il pensionato Veltroni.

Lo Stato confinante, l’Iraq, è stato laico fin dall’inizio, da quando vinse il partito socialista (Baath) e negli anni di Saddam Hussein. L’occupazione statunitense ha ridato fiato a vari movimenti islamici che rivogliono il Corano come unica fonte della legge. La Repubblica Araba d’Egitto, grazie a Nasser, è laica nel senso occidentale del termine. Bastano questi esempi (in altra occasione proverò a fare una mappatura completa degli Stati con popolazioni a maggioranza musulmana) per mostrare come la condizione della donna sia legata alla cultura dominante. In Arabia Saudita si procede a piccoli passi: di recente alle donne è stato concesso di andare in albergo anche quando non sono accompagnate. Ora si sta lottando per la patente. Il satellite e il web accelerano processi che nei secoli passati avevano bisogno di… secoli per completarsi, ma si affaccia il pericolo che la democristianizzazione dell’Islam alla fine secolarizzerà troppo, togliendo anche ai musulmani quella spiritualità persa già dai cristiani. La persona vive davvero quando fa parte di una comunità. Il singolo, individualista-edonista, vegeta a caccia di una felicità che non troverà mai. L’insoddisfazione che marchia i tempi contemporanei ricorda la nave di Heisenberg. La bussola non punta al Nord ma sempre e soltanto alla massa di ferro del bastimento, che, perciò, non fa altro che girare in tondo, su se stessa. Guardatevi intorno: di gente che gira a vuoto ce n’è una marea.

Negli Anni Sessanta in Italia non esisteva – se non in ristretti circoli – la questione femminile, anche perché già durante il Fascismo le donne lavoravano nelle fabbriche e negli uffici, oltre che nelle campagne. Diciamo che per quanto riguarda il lavoro l’altra metà del cielo è stata impiegata (a paga ridotta e con molte esclusioni) mentre per i diritti (a cominciare dal diritto al voto che, tanto per dirne una, Gabriele d’Annunzio aveva statuito nella Carta del Carnaro e che Mussolini aveva ignorato) il contenzioso è tuttora aperto. Comunque, tranne qualche fedelissima (più all’amore che alla causa) di donne ne abbiamo visto poche tra le militanti anche negli anni a seguire. E quelle poche erano fuorisede. Vai a dire a mamma e papà che stanotte dormi nella facoltà occupata!

Palestrina

Sono dinamiche ignorate dalle odierne quattordicenni, che fanno le ore piccole in discoteca senza la paura della punizione genitoriale. Qualcuno sostiene che questa libertà estrema origina dal Sessantotto, che i più identificano con il libero sesso e il libero spinello. Un luogocomunismo radicato (e dannato). Quando occupavo il megastudio di Giovanni Leone a Giurisprudenza (dormivo su un divano fantastico) ho passato piacevoli ore con ragazze ed è anche capitato di farlo con due alla volta (fui scelto da una coppia di sorelle che mi fecero saltare perfino un paio d’assemblee). Non ero l’unico a godere di quel clima di liberazione. Un sardo (ho dimenticato di inserire la Sardegna fra le regioni originarie dei fuorisede) preoccupatissimo per un possibile arresto, perché aveva deciso di fare il magistrato, aveva una fortuna sfacciata con le donne. Una volta si accoppiò con una donna legata ad un altro dei nostri e per un pelo non scoppiò il casino. E’ vero, dunque, che era più facile fare sesso ma non generalizziamo. Intanto, va detto che a muoversi era una minoranza. I fiumi di ragazzi alle manifestazioni nascevano in forza della capacità di mobilitazione di piccoli gruppi. Mi capitò in un corteo, mentre urlavo Palestina libera, di dover rispondere ad un ragazzino che mi chiedeva: che c’entra Palestrina? All’ingresso principale della Sapienza passai una mattinata a chiedere agli studenti che entravano il nome dell’allora presidente della Repubblica (per la cronaca: Giuseppe Saragat). Il risultato confermò la tesi che sostenevo e cioè che avevamo che fare con una massa di ignoranti. Dei centomila e passa iscritti di quegli anni alla Sapienza, meno del 10% si interessava alla politica e di quella percentuale poche centinaia erano militanti full time. Ricordo a Giurisprudenza, dopo che l’assemblea (l’aula era stracolma) aveva proclamato l’occupazione, ad occupare per davvero restammo quattro gatti. Soltanto chi non c’era (o chi ci… marcia) sostiene il mito della rivolta giovanile e bla bla. Ci furono giovani che volevano cambiare il mondo e ce ne furono molti altri (la maggioranza, secondo quello che ho visto) che se ne fregavano. Né più e né meno di oggi. La rivolta studentesca fu il risultato di una serie di coincidenze. Mi fermo qui, per ora. Aggiungo soltanto che la libertà sessuale (che comunque coinvolgeva una minoranza di ragazze) veniva dagli Usa, dagli hippy, dai figli dei fiori, dai renitenti alla leva (Fate l’amore, non la guerra) e dilagò fino alla punta massima di Woodstock nel 1969. Lascio, comunque, campo libero a sociologi ed esperti vari e torno al mio raccontino.

Giuseppe Spezzaferro
(Puccio Borbonico)

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2 commenti

  1. Ho letto i tuoi raccontini, a cominciare dall’1, ed anche i commenti io del ’68 e degli anni 70 (sì,.. lo so che sono due cose diverse, aspetta un attimo a polemizzare… fammi parlare) ho sempre capito poco, anche se – confesso – mi ha sempre intrigato, perchè appartengo alla prima delle generazioni post-, quella disincantata (o disinteressata, o disillusa, come vuoi, vedi ai commenti del tuo quarto episodio). Ho dunque sempre cercato di farmi un’idea, ma che sia la mia, non di qualcun altro; farsi un’idea senza pregiudizi – lo sai – non è mai un’operazione facile in questo paese, comunque ci ho provato, stando ai fatti (anzi- l’ultima cosa che ho appena finito di leggere è un bel resoconto – solo fatti e minima interpretazione – di quegli anni: Luca Pollini, I settanta) vengo alle tue pagine.

    Tralascio la prosa, da notista consumato, in stile «montagne russe» dall’alto di concetti elaborati al basso di espressioni colloquiali. Mi piace l’idea di raccontare a partire dal vissuto, dalle cose personalmente viste e sentite, dagli episodi apparentemente banali ma invece fondamentali per calarsi nel contesto e tentare di farsi un’idea. Perchè non entri ancora più nell’intimo di quegli anni?

    Nomi (e, se di personaggi noti, anche cognomi), vicende di vita (litigate, avventure di un giorno o di un’estate, scopate (da quale idea del sesso veramente partivate e cosa vivevate in quegli anni?), come venivano percepite le grandi vicende politiche di rilievo nazionale, cioè con quanto scarto dalla realtà. Pensando ai commenti del quarto episodio, poi, io racconterei agli internettuali quelle cose che voi avete provato e i ragazzi di oggi no. Poi un giorno, ovviamente, anche loro scopriranno di avere cose da raccontare ai loro figli, ma questa è una consapevolezza che matura con il tempo.

    Perchè l’hai scritto? Amarcord? Nostalgia? Senso di giustizia per riaffermare la verità?

  2. caro E.B. porcamiseria quanti perchè. contano davvero così tanto?

    Conan, qual è il meglio della vita?
    Schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono e ascoltare i lamenti delle femmine.

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