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sotto inchiesta dell’Antitrust

Società fornitrici della Rai
sotto inchiesta dell’Antitrust

Pare che 23 imprese fornitrici di servizi di post-produzione per la Rai si siano messe d’accordo per non avere concorrenti. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria per verificare se ci sia questa intesa anti-concorrenza. A fare le ispezioni è il gruppo antitrust del nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza. La scadenza dell’istruttoria è stata fissata al 16 dicembre del 2014.

«L’istruttoria – si legge nel comunicato Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, più nota come Antitrust – dovrà approfondire il significato di alcune possibili anomalie relative ai risultati di 20 procedure di selezione condotte dalla Rai nel periodo 15 luglio – 3 ottobre 2013».

Le imprese che hanno partecipato sono:
Aesse Video,
Barbieri Communication,
CapitalVideo Produzioni,
D4,
Digital Si,
Diva Cinematografica,
Euro Group Line Production,
Euroscena,
Grande Mela,
Industria e Immagine,
MAV Television,
New Telecinema,
Obiettivo Immagine,
On Air Unipersonale,
Point Films,
Primopiano Tv,
Reportage Television Studio,
Siri Video,
Soul Movie,
Studio Immagine,
Telecinema Production,
Video Etc,
World Video Production.

Il comunicato Agcm è esplicito: «Nella formulazione delle offerte presentate nell’estate 2013, relative alla stagione 2013-2014, che costituiscono la tornata più importante dell’anno, emerge infatti una serie di elementi quali: 1) il drastico abbattimento degli sconti (superiore all’80%), con conseguente incremento dei prezzi medi di circa il 50%; 2) le frequenti riassegnazioni, per i programmi già appaltati all’esterno nel 2012, ai soggetti all’epoca risultati vincitori, a prezzi però di gran lunga superiori; 3) la circostanza che i prezzi siano poi tornati sui livelli usuali nell’ottobre 2013; 4) le strategie di offerta di tutti gli invitati alle 20 gare oggetto di analisi, che hanno sistematicamente offerto sconti nettamente inferiori a quelli che erano risultati necessari per le aggiudicazioni precedenti; 5) la configurazione delle medesime strategie con il frequente ricorso alle offerte di comodo».

L’Antitrust conclude: «La possibile distorsione della concorrenza potrebbe consistere in un meccanismo spartitorio caratterizzato dalla riassegnazione delle procedure ai medesimi soggetti della stagione precedente, a sconti inferiori rispetto alla base d’asta e di conseguenza a prezzi più alti».
Giuseppe Spezzaferro

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