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di combattenti per il lavoro

Formare un esercito
di combattenti per il lavoro

Un esercito di giovani disoccupati occupa – pacificamente – tutto il Sud.
È un esercito senza generali, allo sbando quasi fosse stato sconfitto da un’armata più forte. Come quasi tutti gli eserciti sconfitti, ubbidisce ad una sola legge: quella del “si salvi chi può”.
Ciascuno, dunque, pensa a sé stesso. Le famiglie si industriano per “sistemare” i figli. Qualcuno davvero trova un posto. L’amico dell’amico, il parente influente, il boss della zona, il prete, il sindaco… tutto fa brodo pur di trovare una qualsivoglia sistemazione.
Ma non è più come una volta. Soltanto pochissimi riescono a trovare un “lavoro socialmente utile” o addirittura un vero lavoro. La stragrande maggioranza di questo esercito sopravvive con la speranza che forse chissà domani… e resta allo sbando.

Se ciascuno pensa a salvare la pelle per conto suo, c’è poco da sperare.
I giovani disoccupati del Sud non fanno paura. I governativi hanno mille strumenti per tenerli sotto controllo: i sindacati, le amministrazioni locali, i carabinieri, qualche iniziativa qua e là, e tante tante promesse.

I giovani aspettano fiduciosi, guardandosi l’un l’altro in cagnesco, ciascuno temendo che l’altro gli rubi un’opportunità, un’occasione, una raccomandazione.

Al Sud, la mancanza di lavoro non è una novità.
Dalle nostre terre milioni di uomini e donne sono emigrati per procurarsi di che vivere. Dapprima verso l’America, l’Australia, la Germania… poi a Torino, Milano, Genova…
Oggi, con la crisi della grande industria, i cancelli sono chiusi un po’ dappertutto. Cosa fare? Partire, attraversare gli Oceani, dire addio alla propria terra, oppure restare ad aspettare?

C’è un’altra strada: organizzarsi, far sentire la propria voce, costringere i governativi a muoversi, a fare cose concrete.
Troppi sono già passati da “giovane in cerca di prima occupazione” a “anziano disoccupato”. Ora è il turno dei loro fratelli.

È questo il momento di dire basta alle guerre tra poveri.
Basta con l’amico che tradisce l’amico pur di avere uno stipendio.
Basta con la vendita della propria dignità di uomo in cambio di un salario.

Invece di starsene a casa davanti alla tv nell’attesa del miracolo; invece di passare ore in piazza a parlare di sport o del calendario della Ferilli;
invece di chiedere a mamma e papà i soldi per le sigarette;
invece di fare anticamera nello “studio” dell’onorevole;
invece di sognare la vincita miliardaria… invece… invece…

È questo che i giovani disoccupati del Sud debbono fare: invece. E invece significa una cosa sola: organizzarsi, formare comitati, mettere insieme le forze e diventare un vero esercito di combattenti per il lavoro.

Allora sì che i governativi (di sinistra, di centro sinistra – con o senza trattino – e domani di destra, di centrodestra etc.) sentiranno le proprie poltrone traballare e cominceranno ad avere paura.
E il lavoro verrà fuori. Siatene certi.
Giuseppe Spezzaferro

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