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la politica del carciofo

Renzi usa per Berlusconi
la politica del carciofo

È definitivo: Silvio Berlusconi resterà interdetto per due anni dai pubblici uffici. Ciò significa, tra le altre cose, che non potrà votare né essere votato finché non sarà scaduto il periodo di interdizione.
Dando per certo che il Cavaliere avesse già messo in conto la sentenza, la tattica di sostenere Matteo Renzi assomiglia più a un parto giudiziario che ad una scelta politica.
La tattica potrebbe risultare vincente soltanto nel caso in cui Renzi riuscisse a varare qualche sostanziale riforma.

L’ITALIA E IL GENERALE INVERNO
L’Italia è multistrato. Spartita tra grandi e piccoli potentati, trincerata contro cambiamenti poco più che superficiali, sezionata in mille compartimenti stagni è come se fosse protetta da un parente del Generale Inverno. Sì, proprio quello che in Russia ha sconfitto, secolo dopo secolo, Carlo XII di Svezia, Napoleone e Hitler, tre grandi strateghi a capo di tre gigantesche macchine belliche.
A far crollare il gigante sovietico non sono state le armi, ma i supermercati. E per piegare oggi il Paese erede dell’Urss, s’impiegano scatenate femministe, vocianti omosessuali e fasulli movimenti irredentisti. Una minaccia armata rafforzerebbe Mosca, mentre è praticamente irresistibile una lunga guerra “asimmetrica” condotta sui media mondiali. In realtà da abbattere non è il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin (la guerra mediatica si fa criminalizzando il nemico perché è più facile ottenere il consenso delle masse) ma la costruzione della Grande Russia alleata dell’Europa.

UNA DEMOCRAZIA ANTIDEMOCRATICA
Torno al tema centrale: L’Italia ha generato una democrazia antidemocratica. Il sistema-Italia è ingiusto oltre che illegale. Dovunque si metta mano, lì insorge una resistenza fondata sul rispetto formale di una legalità spicciola. Perfino un papà irritato per la bocciatura del figlio fa ricorso al Tar. Un’associazione di protezione del verme solitario può bloccare i lavori di un’autostrada. Ogni categoria (di avvocati, medici, giornalisti…) dispone degli strumenti legali per bloccare un provvedimento amministrativo e perfino una legge.
Inutile continuare. Come stiamo mal combinati è evidente a chiunque.

Non si può nemmeno sperare in una rivolta dei poveri. Ce sono milioni ma non sono uniti. Poveri sì, ma di sinistra, di destra, di centro, di sopra, di sotto… senza quattrini in tasca, ma rimpinzati di idee vecchie e superate, che svolgono l’unica funzione di mantenere i poveri divisi tra loro. Perfino gli impiegati di un ministero sono dispersi tra decine di sigle sindacali. E nessuno ci rinuncia. Ognuno ha il proprio orticello da coltivare.
È un groviglio di interessi e di ambizioni, di meschinerie e di viltà, di presunzioni e di servilismo, di crescente ignoranza e di coraggio calante. È un mostro che per Matteo Renzi non c’è alcuna prospettiva di sconfiggere.

MASSIMO D’ALEMA OLTRECONFINE
Credo che l’attuale presidente del Consiglio lo sappia e che stia lavorando per costruirsi un partito fedele (mandare Massimo D’Alema oltreconfine è mossa tattica finalizzata a questa strategia) e andare alle elezioni vampirizzando i piccoli partiti (di destra e di sinistra) e soprattutto Forza Italia.
Non è stato Renzi a resuscitare Berlusconi ma è stato il Cavaliere a dargli la forza per sbaragliare gli amici-nemici.
Berlusconi, appannato da consiglieri interessati a sé stessi più che a lui, sta facendo scelte-boomerang.
Cosa avrebbe fatto il tycoon che aveva convinto Bettino Craxi a fare una legge apposta per lui?
Escluso dal voto, avrebbe detto a reti unificate: «La democrazia si fonda su libere elezioni. Per due anni io non potrò votare e neppure candidarmi. Alla mia età sarei patetico se mi mettessi a fare una lotta extraparlamentare, perciò ho deciso di fare felici i miei nemici ritirandomi a vita privata».
Il succo sarebbe questo ma, dovendolo scrivere per davvero, stilerei un addio articolato e commovente.
In questi due anni di presenza extraparlamentare, Renzi avrà modo di sfogliare il carciofo-Berlusconi e mangiarlo foglia dopo foglia.

È il modello-Tel Aviv applicato in Italia. Lì Israele sta mangiando la Palestina una foglia alla volta giocando sui cosiddetti insediamenti spontanei oltre che sull’occupazione di fasce di sicurezza, qui Renzi lo sta facendo da quando ha lanciato la campagna della rottamazione. La selezione intraspecifica (vecchia nomenklatura Pd a riposo) va di pari passo con la selezione extraspecifica (altri partiti da ingoiare).
Due anni passano in fretta. Se alla scadenza gli argomenti saranno ancora i costi della politica, i tagli agli sprechi eccetera ecceterone, non sarà difficile pilotare il ritorno di Berlusconi.

DUE ANNI DI MEDITAZIONE
Ed eccolo Silvio Berlusconi, senza trucco, con una bella barba bianca da saggio della montagna (con la testa rasata a zero sarebbe il massimo) e gli occhi lampeggianti di sfida. A reti unificate direbbe: «Ho sofferto in questi due ultimi anni vedendo il male che hanno fatto a voi e a questa bella e cara Italia. Non ho cambiato idea: dobbiamo modernizzare, sburocratizzare, rilanciare l’economia. Per riuscirci dobbiamo costruire un partito-movimento senza steccati ideologici e senza politicanti di professione. Aiutatemi a metterlo in piedi e vedrete che tutti insieme questa volta nessuno potrà fermarci».
Ai politicanti presuntuosi che lo davano per morto dirà semplicemente che è il loro turno di andare a casa.

È uno scenario improbabile perché Renzi vincerà la guerra? Fin da ora Berlusconi si rassegni a perdere consensi e pezzetti di Paese. Sarà mangiato, ripeto, come un carciofo: foglia dopo foglia.

Già una volta (era il 2006) gli diedi un consiglio. In un bar di Piazza Navona gli ricordai che Fausto Bertinotti, presidente del Senato, stava lavorando per istituire il “mese corto”. In pratica, tagliando il calendario dei senatori e diminuendo il numero delle votazioni in aula, avrebbe contribuito alla sopravvivenza del governo di Romano Prodi, squassato da lotte intestine.
Berlusconi stava mangiando un gelato insieme con Paolo Bonaiuti, si voltò verso di lui e disse: «Ricordamelo». Del “mese corto” di Bertinotti non si parlò più.
Giuseppe Spezzaferro

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