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La Cgia spinge verso il federalismo fiscale

In Italia su ogni 100 euro di imposte il 78,1%, quasi tre quarti, va allo Stato e il 21,9% va alle amministrazioni locali. Più equilibrata la situazione in Spagna, 53,9% allo Stato e 46,1% agli enti locali con la Germania molto federalista, 49,2% a Stato e 50,8% ai “laender”. In Francia la situazione cambia con 59,9% di imposte allo Stato, 17,5% alle amministrazioni regionali infine un 22,9% agli enti di previdenza dal momento che in questo Paese è la fiscalità a finanziare il sistema. “In materia di federalismo fiscale – ha spiegato Giuseppe Bortolussi, direttore della Cgia di Mestre che ha pubblicato i dati – siamo, tra i grandi Paesi dell’area dell’euro, agli ultimi posti”.

“In termini reali – ha aggiunto – a fronte di 432,1 miliardi di euro di entrate tributarie totali registrate nel 2006, 337,4 vanno all’erario e solo 94,6 miliardi alle amministrazioni locali. Ciò vuol dire che l’autonomia fiscale dei nostri territori, rispetto ai principali competitori, è ridotta al minimo”. “La cosa che ci preoccupa di più – ha proseguito Bortolussi – è che dalla lettura di questi dati emerge una corrispondenza lineare tra il livello di centralismo e la pressione tributaria. Ovvero, la quantità di imposte, tasse e tributi che i contribuenti versano in percentuale del Pil è direttamente proporzionale al grado di centralismo fiscale. Infatti, a fronte di un centralismo fiscale che come dicevamo è pari in Italia al 78,1% subiamo una pressione tributaria del 29,2%”. Che è la più alta tra i Paesi messi a confronto. La Germania, invece, che presenta un gettito fiscale nazionale del 49,2%, ha una pressione tributaria solo del 23%. Idem la Spagna. A fronte di una percentuale di entrate centrali pari al 53,9, registra una pressione tributaria del 24,5%. Solo la Francia è un po’ in controtendenza rispetto ai tre Paesi appena analizzati. Pur avendo un’autonomia impositiva degli enti locali più contenuta della nostra presenta, però, una pressione tributaria del 27,4 %. Ben più alta di quella tedesca e spagnola ma più contenuta di quasi 2 punti rispetto a quella italiana. Ciò vuol dire che pur essendo uno stato centralista la sua macchina statale funziona meglio ed è più efficiente, ad esempio, della nostra.

Va pur ricordato – conclude la CGIA di Mestre – che in questo ultimo decennio l’Italia è stato uno dei Paesi in Europa dove l’autonomia fiscale degli enti locali ha registrato gli incrementi maggiori. “Purtroppo – conclude il direttore – ciò non è ancora sufficiente. Io credo che solo trattenendo sempre più sul territorio le risorse erogate dai contribuenti e avvicinando i centri di spesa ai cittadini, si possa rispondere meglio alle esigenze di questi ultimi rendendo gli amministratori locali più responsabili e più virtuosi. Tutto ciò con l’obbiettivo di migliorare i nostri conti pubblici”. L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (Cgia) nata nel 1945 per aggregare quelle ditte che avevano bisogno di un certo tipo di servizi e di tutela sindacale non è evidentemente né di centrodestra né tantomeno leghista. La spinta, quindi, verso il federalismo fiscale è per questo più forte e credibile.

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