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ECCO CHI AMA ELISA DI RIVOMBROSA

L’Ama, l’azienda municipale che si occupa dell’immondizia a Roma, edita una costosa rivista: carta opaca pesante (riciclata, beninteso), formato non standard (20×26), quadricomia, 34 pagine.
In tempi di crisi della carta stampata, ben vengano anche i giornali aziendali, soprattutto se l’editore è in attivo. Con il nuovo Consiglio di amministrazione (Daniele Fortini, presidente, Rodolfo Murra e Carolina Cirillo, consiglieri) è anche partita una ricognizione sul bilancio aziendale per ridurre i costi in forza della temibile (?) spending review (revisione della spesa pubblica) prevista dalla legge.

Nell’attesa di vedere l’effetto che fa, parlo d’altro.

LA RIVISTA CHE AMA LA TV

M’è capitata tra le mani una copia del mensile “Amaroma” (con data febbraio 2014 ma con il n°6: un errore?) e un po’ di cose m’hanno lasciato perplesso.
Intanto la gerenza: oltre ai nomi del direttore e di quattro redattori, l’elenco comprende i responsabili del coordinamento redazionale, della supervisione editoriale, della consulenza tecnico-scientifica, della segreteria di redazione, nonché le aziende coinvolte per il progetto grafico e impaginazione, per la stampa e per le foto.
Una bella “armata” per varare 30 pagine più le 4 di copertina.

Di quelle 30 pagine, inoltre, 3 sono occupate dall’editoriale, dalla gerenza e dal sommario, 3 da pubblicità autopromozionali, 13 da articoli sui rifiuti, 6 da note e interviste su temi politico-ambientali e 7 su teatro, cinema e sport.

Una rivista edita da una spa che lavora immondizia perché dà spazio ad attrici, cantanti e artisti vari? Il direttore, il coordinatore, il supervisore e il consulente tecnico-scientifico non riescono a trovare argomenti a tema? O l’Ama vuole fare concorrenza all’Espresso?

QUALCHE SUGGERIMENTO
Se non hanno argomenti, suggerisco di varare inchieste-interviste-servizi su come funzionano le aziende di raccolta dei rifiuti nel resto d’Italia o addirittura nel resto d’Europa o anche nel resto del mondo. Si potrebbero stilare tabelle di costi/benefici relativi a metodi e tecniche in uso in altre città.
Sarebbe piacevole e interessante, per esempio, una rubrica storica: come smaltivano i rifiuti i Romani? (a parte il “butto” con relative nerbate); quando è stato varato in Italia il primo impianto per la separazione dei rifiuti e il riciclaggio? No, forse questo è meglio non scriverlo. Si dovrebbe scrivere che il Fascismo s’è occupato anche d’ambiente e di riciclaggio. E sarebbe una iattura.

Meglio un’intervista a Elisa di Rivombrosa. Così il mensile va liscio. Per tutti.
Giuseppe Spezzaferro

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