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25 aprile e la marmellata senza frutta

A proposito dell’aggressione contro chi sventolava bandiere palestinesi nel corso della manifestazione a Roma per il 25 aprile (v. http://bit.ly/1tKsa0L e bit.ly/1lzwJqS) pubblico una testimonianza diretta. Il testo è intitolato “25 aprile, nonostante tutto” ed è firmato Simonetta. Lo ripropongo su internettuale perché mi ha fatto venire in mente cose a me (e ad altri) accadute quando, aggrediti da lottacontinuisti e sinistri vari, il giorno dopo sui giornali eravamo noi gli aggressori fascisti.
La verità dei fatti la conoscono soltanto quei pochi che ci si sono trovati in mezzo.
A tutti gli altri, alla cosiddetta opinione pubblica, arriva un racconto nel quale i fatti sono come certe marmellate che la frutta manco sanno cosa sia.

Ecco la cronaca di Simonetta:

«Alle 9 di mattina sono arrivata puntuale all’appuntamento davanti alla fermata Metro Colosseo e c’erano già alcune persone appartenenti alle varie associazioni di solidarietà con il Popolo Palestinese. Poco a poco, alla spicciolata, altre se ne sono aggiunte e alcune bandiere palestinesi hanno cominciato a sventolare e a mischiarsi di volta in volta con quelle delle varie sigle che avrebbero partecipato al corteo nel momento del loro passaggio dall’uscita della metro verso il centro della strada.
Aspettavamo l’arrivo degli altri per spostarci tutti insieme; si chiacchierava buttando l’occhio di qua e di là in cerca degli amici. Scambi sereni di saluti nel riconoscersi, i soliti preliminari: striscioni che si aprono, altre bandiere che si innestano, decisioni sul come disporsi, cappellini, kufìe.
È successo tutto in un attimo, ci è piovuta addosso una valanga di: FASCISTI! ANDATEVENE, PROVOCATORI.
Ragazzi vestiti di nero e bandiere bianche e azzurre con la stella di David si sono come materializzati dal nulla e hanno cominciato a lanciare invettive e insulti. Le mani alzate in segno di pace e i tentativi di dialogo fatti da alcuni di noi hanno prodotto come unico risultato un inasprimento della violenza che da verbale si è fatta anche fisica.

Non si capiva perché lo schieramento di polizia intervenuto, invece di ricacciare indietro gli aggressori, guardasse noi, stretti fra le camionette e l’uscita della metro che in questo periodo è ristretta e costretta dalle barriere dei lavori in corso sui Fori Imperiali.

Era tutto così confuso: noi che volevamo sfilare pacifici, quelli che inveivano rabbiosi, le persone e i turisti che uscivano dalla metro per godersi la giornata festiva e di sole sui Fori, le camionette, gli scudi e gli elmetti. Così confuso che anche i ragazzi della MalaMurga che partecipano sempre allegri e chiassosi alle manifestazioni, al loro arrivo, armati di tamburi percussioni varie fischietti e colori, hanno chiesto stupiti che stesse succedendo. Gli è bastato sapere che non si volevano far sfilare le bandiere Palestinesi perché uno di loro chiedesse in prestito una kufìa e se la mettesse al collo.

Da quel momento tutto è cambiato, il nero e la violenza sono stati sopraffatti dai ritmi allegri e travolgenti del repertorio della MalaMurga colorata, fatta anche di padri e di madri con i loro piccoli sulle spalle o nei passeggini. Sono diventati il centro dell’attenzione e ora i turisti che arrivavano non si allontanavano più cauti e frettolosi ma restavano lì a fare foto, aggirandosi fra le bandiere palestinesi, informandosi.

Ho sorpreso il sorriso di un poliziotto.

Intanto una parte delle sigle presenti ha deciso di muoversi e ignorare una volta di più il Popolo Palestinese, ci sono passate davanti le “autorità”, indifferenti e con passo spedito, chissà se infastidite. Mi sono chiesta quali valori stessero camminando con le loro scarpe.
In mezzo alla strada sono rimaste le bandiere rosse, aspettavano quelle palestinesi così come i ragazzi della MalaMurga che si è mossa solo quando finalmente siamo riusciti a scendere dal marciapiede e a metterci al centro della via insieme agli altri. Ci hanno accompagnato al grido di Free Free Palestine e si sono preoccupati di mettere una barriera di musica, balli e bambini fra noi e chi avesse pensato di aggredirci di nuovo.

Quello che mi rimane di questo 25 aprile 2014 è la vergogna per un’Italia capace di fare di valori universali come quelli dei Diritti Umani, della Giustizia, della Pace una triste bandiera ammainata.
Quello che continua in questo e da questo 25 aprile è la speranza che non tutto sia perduto, grazie anche a questi giovani che hanno saputo contrastare violenza e prepotenza con i loro bambini e i ritmi contagiosi dei tamburi e delle danze.
Grazie MalaMurga, al prossimo corteo!
Simonetta».

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