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non c’è da scandalizzarsi, è tutto normale

Spioni Usa e complotto contro Berlusconi:
non c’è da scandalizzarsi, è tutto normale

Capita, di tanto in tanto, che le tecniche di gestione del potere emergano dall’oscurità. E, quando capita, si scatena quel mix di indignazione, collera e rabbia che va sotto il nome di “voglia di giustizia”.
Di recente è diventato di pubblico dominio che gli americani tenevano sotto controllo anche i telefoni dei governi europei amici. Erano spiati tutti, senza eccezioni: dall’ultimo rappresentante italiano all’Onu fino alla kanzlerin Angela Merkel.
Che gli 007 statunitensi spiino russi e cinesi, egiziani e giapponesi, siriani e cambogiani è nell’ordine delle cose, ma che si intrufolino anche al Parlamento europeo è un fatto, dice più di qualcuno, che “grida giustizia”.

La distinzione tra gli uni e gli altri la fa chi è stato educato a cartoni animati dove ci sono l’orso buono, il serpente cattivo e il leone scemo. Questa visione distorta del mondo animale diventa, purtroppo, sistema ottico di lettura della vita quotidiana.
È ovvio che i padroni del mondo vogliano conoscere intenzioni e progetti di amici e nemici: il dominio non è mai un punto d’arrivo al quale si abbia diritto in eterno.
È per definizione che il potere non abbia limiti né tantomeno scrupoli.

Ora è scoppiato un putiferio perché il complotto per ammazzare Silvio Berlusconi e mettere al suo posto un garante bancario non è più un’accusa degli amici dell’ex Cavaliere ma è un fatto rivelato dal’ex ministro del Tesoro americano Timoty Geithner.
Ricordate la tragedia dello spread (il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi) che saliva inesorabilmente ora dopo ora?
Il cosiddetto libero mercato aveva perso all’improvviso la fiducia nell’Italia. Come mai? Per colpa di Berlusconi, si disse. Eliminato lui, lo spread sarebbe tornato ai normali livelli.

E così fu. Il Quirinale nominò in fretta e furia Mario Monti senatore a vita e lo piazzò a Palazzo Chigi al posto del dimissionario Berlusconi.
Poi arrivò Enrico Letta (evidentemente ispirava più fiducia ai mercati) e oggi abbiamo Matteo Renzi (che ispira fiducia alla maggioranza del popolo italiano).

Dall’autunno del 2011 l’Italia ha governi creati al tavolino del Quirinale. Di elezioni nemmeno a parlarne. Quando si vota, quel diavolo d’un Berlusconi riesce sempre a sfangarsela ed è meglio lasciar stare. Se alle europee, il 25 prossimo, Forza Italia avrà il crollo auspicato, si potrà pure chiamare democraticamente il popolo alle urne per fargli scegliere il governo che vuole.

Per la ricostruzione dei fatti che portarono alla caduta di Berlusconi propongo qui alcuni stralci dell’interpellanza al presidente del Consiglio fatta diligentemente da Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Timothy Geithner, che ha ricoperto l’incarico di segretario al Tesoro dal 26 gennaio 2009 al 28 febbraio 2013 durante il primo Governo presieduto da Barack Obama, rivela nuove e inquietanti informazioni in merito al complotto «organizzato contro Silvio Berlusconi per favorire – dice Brunetta – l’ingresso di Mario Monti a Palazzo Chigi, ovvero di un tecnico scelto ad hoc per agevolare le misure imposte da Bruxelles».

Brunetta continua: «Nel ripercorrere la disastrosa situazione finanziaria che spinse a progettare il complotto, l’ex ministro statunitense racconta di essere stato avvicinato da alcuni funzionari europei (nel testo scrive «officials», parola che indica alte burocrazie o personalità legate ai Governi) nell’autunno del 2011, proponendo un piano per far cadere il Premier italiano Berlusconi. Lui lo rifiutò, come scrive nel libro, puntando sull’asse col presidente della Banca centrale europea Draghi per salvare l’Unione europea e l’economia globale».

Geithner scrive: «Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti del Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato».

«Il complotto – continua Brunetta – iniziò ad essere tessuto nell’estate del 2010, quando “i mercati stavano scappando dall’Italia e dalla Spagna, settima e nona economia più grande al mondo”. L’ex segretario scrive che aveva consigliato ai colleghi europei di essere prudenti: “Se volevano tenere gli stivali sul collo della Grecia, dovevano anche assicurare i mercati che non avrebbero permesso il default dei Paesi e dell’intero sistema bancario”. A settembre Geithner fu invitato all’Ecofin in Polonia e suggerì l’adozione di un piano come il term asset-backed securities loan facility (talf americano), cioè un muro di protezione finanziato dal governo e soprattutto dalla banca centrale, per impedire insieme il default dei Paesi e delle banche. Fu quasi insultato. Gli americani, però, ricevevano spesso richieste per «fare pressioni sulla Merkel affinché fosse meno tirchia, o sugli italiani e spagnoli affinché fossero più responsabili».

«È proprio in questo quadro inquietante di supponenza tedesca e incompetenza europea – ricorda Brunetta – che arrivano le prime pressioni per cambiare il Governo italiano. Al G20 di Cannes lo stesso governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, gli promette “l’uso di una forza schiacciante”. «Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente – racconta Geithner – ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello». Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani «io dissi».

«Nonostante il niet degli Stati Uniti – ricorda Brunetta – i “funzionari europei” riescono nell’intento: nel giro di poche settimane si dimette il Premier greco George Papandreou, Berlusconi viene sostituito con Monti e in Spagna viene eletto Mariano Rajoy. A dicembre la Banca centrale europea approva il piano per finanziare le banche. Piano che viene accolto con euforia da Bruxelles che si affretta a dichiarare che l’Europa è uscita dal tunnel della crisi».

Brunetta continua riportando ricostruzioni analoghe fatte da giornalisti stranieri e politici vari chiedendo una commissione parlamentare d’inchiesta.

Chi sa un po’ di Storia sa che i complotti per prendere il potere (che per secoli s’è identificato con il trono) sono sempre stati organizzati con l’aiuto o sotto la spinta di potenze straniere. Perciò non mi meraviglio che per far fuori Berlusconi sia stata organizzata un cordata a prevalenza partecipazione teutonica. Ma capisco quelli che si scandalizzano. Per loro questi fatti (lo spionaggio Usa etc.) sono davvero episodi anomali. Da punire. Non sanno, beati loro!, che è la norma.
Giuseppe Spezzaferro

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