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si sente il centro del mondo

Anche chi ti spinge sulla metro
si sente il centro del mondo

Leggo su un manifesto: “Ognuno ma proprio ognuno è il centro del mondo”. È l’annuncio di una serie di incontri-dibattiti tra intellettuali-jukebox (metti moneta, senti canzone) su un tema antico. In passato era stato risolto a vantaggio dell’uomo. La Bibbia, per esempio, dice che il Padreterno mise tutto – animali, piante e cose – sotto il dominio della sua creatura. Ai giorni nostri, nel nostro cosiddetto Occidente, l’uomo (riassuntivo di maschio, femmina, transgender) s’è messo al pari di animali, piante e cose. «Tutti – ammoniscono santoni e stregoni di facebook e dintorni – abbiamo uguale dignità e perciò rispettiamo anche il filo d’erba». Che se fosse una posizione mutuata dal Buddhismo sarebbe di tutto rispetto, ma è purtroppo una puerile sintesi di millenarismo ecologista e taumaturgico salutismo.

Il fatto davvero straordinario è che ognuno, ma proprio ognuno, pensa di essere il centro del mondo nonostante professi appassionato amore per l’altro, filo d’erba compreso.
Ciò che vedo è una gigantesca cappa di ipocrisia che ci sovrasta e ci domina. Se non fosse così, non avremmo una litania continua a favore della pace e una contemporanea fioritura di guerre, conflitti condominiali inclusi.

Dietro ipocrisie d’ogni genere si nasconde, ipocritamente, la certezza di ognuno d’essere il centro dell’universo mondo.
Chi ti spinge per entrare a forza nel vagone zeppo della metro non è un cardiochirurgo che deve arrivare in tempo per salvare una vita umana. Non è nemmeno un detenuto che se non rientra in orario perde la semilibertà. Non ha alcun valido motivo che non gli consenta di aspettare tre minuti il convoglio successivo. Egli si sente il centro del mondo e perciò fategli spazio!, è un vostro dovere.
Centro del mondo è anche la zingarella che ti fissa sfrontata perché lei è a caccia di portafogli e se la rimproveri ti strilla: «Sei un razzista».

IL CICCIONE AL SUPERMERCATO
Al supermercato il ciccione se ne sta placido appoggiato alla cassa ignorando la fila che si forma dietro di lui e impedendo il passaggio a chiunque altro. È un tipo meticoloso: dispone la spesa nella borsa ecologica stando attento a sfruttare gli incastri in modo da farci entrare tutto senza sprecare spazio. Toglie la bottiglia di vino e infila la scatola di tonno, poi sposta i biscotti per fare spazio al pacco di spaghetti, risistema la bottiglia e sopra adagia la confezione di gelato. La cassiera gli chiede un po’ scocciata se vuole una busta. Apriti cielo! Il ciccione mette su la compilation che canta l’inno all’ambiente con anatemi indirizzati alle funeste buste di plastica assassine di Gaia, che non è un’omosessuale femmina ma un antico nome greco per la Madre Terra.
Il ciccione ecologista è uno degli “ognuno” i quali si sentono al centro del mondo, per cui viene loro naturale occupare il passaggio delle casse al supermercato.

LA CASALINGA E IL CANE
Si sente al centro del mondo la donna che lascia bruciare la pietanza perché occupata in un resoconto telefonico sul tormentato rapporto che da qualche tempo ha con Filippo, un capriccioso Parson Russell Terrier. «Ha l’istinto del cacciatore»: spiega accorata stringendo nervosamente il telefonino. «Non avendo volpi o cinghiali da attaccare – continua affranta – se la prende con begonie, gerani e petunie». Racconta anche che Filippo ha devastato tutto il devastabile sul terrazzo, che l’ha inutilmente rimproverato più volte e che sarebbe ora che l’università sfornasse preparati psicologi e analisti per il mondo animale.
Dimentica di qualsiasi altra cosa e perciò anche di ciò che si sta carbonizzando in cucina, la donna non si scompone quando il figlio urla un disperato “al fuoco”. Gli spiega che non è successo niente. «Sono altre – bisbiglia come la saggia incantatrice della montagna – le vere tragedie della vita». E invoca Filippo.

Al centro del mondo si sente l’ignorante analfabeta di ritorno («’Mbè? mica sei meglio di me perché conosci le regole della grammatica!»), la scosciata ospite di programmi televisivi («Da quando mi sono rifatta il seno sto meglio con me stessa»), la cassiera che ti ignora perché sta chiacchierando («Non sono una schiava e puoi benissimo aspettare qualche minuto mentre finisco il discorso»)… l’elenco è sterminato e ognuno, ma proprio ognuno, ne ha di cose da raccontare. Ma degli altri. Perché di sé dice tutto il bene possibile: è o non è il centro del mondo?
Giuseppe Spezzaferro

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