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Bankitalia: le banche debbono sostenere
la ripresa dell’economia reale

Dall’autunno scorso l’attività produttiva in Italia ha smesso di contrarsi, ma una vera ripresa stenta ad avviarsi. Segnali incoraggianti emergono dal miglioramento di alcune componenti della domanda nazionale, che si aggiungono alla nuova espansione delle esportazioni. La spesa delle famiglie è tornata a crescere per la prima volta da due anni, benché in misura contenuta. Sono aumentati anche gli investimenti in macchinari e attrezzature, che riflettono da vicino le attese delle imprese sulle prospettive della domanda. È proseguito il miglioramento della fiducia degli imprenditori. Pur in un quadro di incertezza, sussistono le condizioni per un graduale miglioramento dell’attività economica nei prossimi trimestri, con un contributo crescente della domanda interna, anche grazie all’orientamento delle politiche economiche.
È questo il quadro che il vicedirettore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta ha tracciato nel corso dell’intervento su “La nuova vigilanza bancaria europea e l’Italia” svolto al convegno per i 75 anni dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane.

«Ma – ha avvertito Panetta – non vi potrà essere una ripresa duratura in assenza di un adeguato sostegno finanziario alle imprese: la ripresa del credito è condizione indispensabile per trasformare i deboli segnali di miglioramento congiunturale in una robusta espansione degli investimenti e dell’attività produttiva».

IL “RICATTO” BCE
Il fatto è che le banche preferiscono prendere i soldi dalla Banca centrale europea, comprare titoli di Stato e lucrare sulla differenza degli interessi.
Quando il presidente della Bce Mario Draghi ha annunciato un ulteriore taglio ai tassi di interesse (ora è lo 0,15%, un minimo storico) ha anche avvertito le banche che potranno avere nuovi prestiti a condizione che forniscano credito all’economia reale. Se non parlassimo dell’Istituto di Francoforte, potremmo definirlo un “ricatto”. Basta, dunque, con il giochetto di farsi prestare i soldi a tassi stracciati per poi comprare cct etc. che danno alti tassi di interesse.

«Le recenti misure della Bce – ha sottolineato Panetta – forniscono alle banche un ulteriore incentivo a rivitalizzare l’offerta di prestiti. Se nei mesi scorsi le banche trovavano conveniente impiegare i finanziamenti della Bce in titoli di Stato, oggi esse hanno incentivo a utilizzarli per finanziare la clientela».

L’UNIONE BANCARIA EUROPEA
Una spinta verrà anche dall’accelerazione impressa al cammino verso l’Unione bancaria per contrastare le tendenze destabilizzanti generate dalla crisi finanziaria.
«In più Paesi europei – ha spiegato il vicedirettore Bankitalia – le tensioni hanno rischiato di avviare, e in taluni casi hanno avviato, un circolo vizioso in cui le difficoltà del sistema creditizio e quelle del mercato del debito sovrano si alimentano a vicenda. In alcune economie la crisi ha tratto origine dalla fragilità delle banche; in altre, tra cui l’Italia, essa è invece scaturita dalle debolezze della finanza pubblica e dalla bassa crescita».

Panetta ha poi illustrato i tre pilastri dell’Unione bancaria: la vigilanza unica (Single supervisory mechanism, o Ssm), il meccanismo di risoluzione delle crisi e l’assicurazione dei depositi a livello europeo. Non entro nei particolari, ma annoto il fatto che l’Unione bancaria, e uso le parole di Panetta, «riflette soprattutto esigenze più profonde, legate alla necessità di dare forza all’assetto istituzionale dell’area dell’euro. Essa è la risposta all’impossibilità di coniugare l’integrazione finanziaria e la stabilità dei mercati con politiche di supervisione nazionali».

«L’economia europea – ha aggiunto il vicedirettore Panetta – dovrà dotarsi di un mercato dei capitali pienamente integrato a livello continentale, in grado di affiancare le banche nel finanziamento delle imprese e di consentire una più efficiente allocazione dei rischi all’interno dell’Unione. Sullo sfondo rimane l’esigenza, imprescindibile, di proseguire nel più vasto processo di integrazione europea, di cui l’Unione bancaria è una componente».

«La costituzione di un vero mercato creditizio europeo – ha continuato Panetta – favorirà un aumento delle operazioni di concentrazione bancarie». Dopodiché ha ricordato: «Si tratta di sviluppi che le Autorità dovranno vagliare con attenzione: in passato le fusioni e acquisizioni tra grandi intermediari hanno talora accresciuto i rischi e il potere di mercato, senza un reale beneficio in termini di efficienza e di condizioni di finanziamento per famiglie e imprese».

Se non c’è un governo in grado di far camminare le banche lungo i binari della crescita generale piuttosto che su quelli della speculazione finanziaria, corriamo il rischio di trovarci tra un paio d’anni con tre/quattro superbanche con in mano le chiavi della nostra vita.
Giuseppe Spezzaferro

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