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La Danimarca aspetta l’Irlanda

Il primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, ha aperto i negoziati con l’opposizione per arrivare ad un referendum a settembre per l’adozione dell’Euro. Nella stessa consultazione la coalizione di centro-destra al governo vorrebbe eliminare gli “opt-out” che consentono alla Danimarca di non partecipare alla cooperazione nelle materie giudiziarie e di difesa dell’Ue. Spieghiamo. Il diritto comunitario è valido in tutti i 27 Paesi membri dell’Ue, ma alcuni Stati membri hanno negoziato “opt-out” dalla legislazione o dai trattati dell’Unione europea, cioè non partecipano alle strutture comuni in campi specifici. Il termine “opt-out” è stato mutuato dal direct marketing: nella comunicazione commerciale diretta, il destinatario ha la possibilità di opporsi ad ulteriori invii per il futuro. Con “opt-out” una persona (o un gruppo) può evitare di ricevere informazioni su prodotti o servizi non desiderati.

Ciò posto, torniamo alla Danimarca. Risale al referendum del 2000 la riconferma di Copenhagen di mantenere la corona danese al posto della moneta unica Ue. Da allora l’Euro è diventata una moneta “attraente” e nella riunione di mercoledì (14 maggio) dell’Ecofin i ministri delle Finanze dei Ventisette approveranno l’entrata nel club della Slovacchia che porterà a 16 i Paesi della moneta unica.

Per il premier Rasmussen, al potere dal 2001 e riconfermato l’anno scorso, portare la Danimarca a far pienamente parte dell’Ue significherebbe poter aspirare a qualche incarico internazionale, soprattutto in vista dell’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona a partire dal 2009, anche se ha ripetutamente smentito di voler lasciare il proprio posto a Copenhagen.

Secondo un sondaggio diffuso dall’istituto demoscopico “Greens” per il quotidiano finanziario “Boersen” un referendum per rimettere la Danimarca al passo degli altri Paesi europei avrebbe poche possibilità di essere approvato. Solo il 43% degli intervistati si è detto in favore dell’annullamento di tutti gli “opt-out”, mentre il 39% si è già dichiarato contrario e il 18% si dice indeciso. Se invece si votasse sulle singole questioni le probabilità di ottenere dei risultati positivi aumentano. Il 65% degli intervistati si è detto a favore dell’annullamento dell’ “opt-out” sulla difesa, con il 22% contrario, mentre il 38% sarebbe per la partecipazione alla cooperazione giudiziaria, con il 31% di contrari. Unificando i referendum il governo spera di convincere il Partito socialista all’opposizione a schierarsi a favore della moneta unica.

A pesare sulla questione danese sarà anche il referendum irlandese del 12 giugno sul Trattato di Lisbona che se dovesse avere esito positivo potrebbe mandare in stallo l’intero processo di riforma dell’Ue.

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