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E le raffinerie hanno bisogno di aiuti

Unione petrolifera: tagliare tasse e pompe
E le raffinerie hanno bisogno di aiuti

Circa un terzo del fabbisogno energetico italiano al 2025 sarà ancora coperto dal petrolio. È questa la premessa con la quale Alessandro Gilotti, presidente dell’Unione petrolifera, ha introdotto l’audizione al Senato. Ad ascoltarlo la decima commissione (Industria, commercio, turismo) e la tredicesima (Territorio, ambiente, beni ambientali) in riunione congiunta.
La previsione, ha spiegato Gilotti, deriva dal fatto che i prodotti petroliferi sono determinanti nel settore dei trasporti. Inoltre le alimentazioni alternative (elettriche, ibride, idrogeno) al 2025 potranno arrivare a coprire una quota del 10%.

I TRE SNODI
Per affrontare al meglio le sfide del futuro bisogna agire, secondo l’Unione petrolifera, sulla razionalizzazione della distribuzione (cioè chiusura di non meno di 4 mila pompe), sulle raffinerie (le 12 ancora funzionanti lavorano al 70% della loro capacità) e sul carico fiscale (che arriva a circa il 60% del prezzo finale).
Il presidente Up ha illustrato nei particolari le necessarie misure relative agli impianti, alle raffinerie e al prelievo fiscale. Tutte le misure si basano sull’intervento dello Stato, sia a livello legislativo che sul piano del sostegno economico-finanziario.

Ciò che più colpisce è la tassazione sui carburanti. È acclarato che quando gli servono soldi maledetti e subito lo Stato aumenta il prelievo sulla benzina. Il sovraccarico statale si aggiunge agli aumenti che l’industria petrolifera fa immediatamente scattare ad ogni minimo aumento del prezzo del barile. A parte il fatto che la stessa prontezza non si riscontra quando il prezzo del barile cala, va detto che gli aumenti sul mercato internazionale del barile non gravano subito sui petrolieri. La benzina alla pompa è stata infatti raffinata da petrolio comprato prima dell’aumento e perciò il ricarico è quantomeno “anticipato”.
Comunque vediamo come il presidente Gilotti ha tratteggiato lo stato delle cose.

IL FISCO GONFIA LA BENZINA
Il prezzo alla pompa della benzina in Italia, ha spiegato ai senatori, è attualmente più alto di 14 centesimi euro/litro rispetto alla media dei Paesi dell’eurozona. E di questi 14 cent ben 13 sono dovuti alle maggiori tasse.
Per quanto riguarda il gasolio, il prezzo alla pompa è più alto, rispetto alla media dei Paesi dell’eurozona, di 24 centesimi euro/litro, dei quali 22 centesimi sono dovuti alle maggiori tasse.

IN ARRIVO ALTRI AUMENTI
Il presidente Up ha poi fatto presente che, nel periodo 2015‐2018, sono previsti, in forza di diverse leggi già approvate dal Parlamento, ulteriori aumenti delle accise per un totale di circa 1,5 miliardi di euro.
Il solo Dl Competitività, per il quale s’è svolta l’audizione di Alessandro Gilotti, prevede oltre 450 milioni di euro di aumenti nel periodo 2019‐2021.

Nota a margine: quello che sinteticamente i media definiscono “dl competitività” ha la seguente titolazione: “Conversione in legge del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, recante disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”.
Giuseppe Spezzaferro

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