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una spintarella dalla moda

Piccoli segnali crescono:
una spintarella dalla moda

Pare che Galileo Galilei, processato per aver sostenuto che era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa, mormorasse dopo essersi “pentito”: «Eppur si muove!». La stessa affermazione a denti stretti tocca a molti farla adesso in relazione alla crisi in corso oramai da cinque anni. Parlo dei “pentiti” tra i millenaristi dei nostri giorni, quelli che hanno innalzato continue tristi giaculatorie per l’imminente default dell’Italia. Sono millenaristi fedeli alle peggiori superstizioni, ma conoscono la lingua dominante e perciò dicono “default” e non “fallimento”.

L’Italia sta precipitando e presto – profetizzano ancora in molti, anche con una punta di soddisfazione – finirà nel baratro. Lo Stato non potrà più pagare le pensioni, i giovani non riusciranno mai a conquistarsi il diritto alla pensione, il popolo dei rovistatori di cassonetti diventerà un’inarrestabile marea che sommergerà il Palazzo; e chi più ne ha…

Dal pianeta-statistiche che in Italia è dominato dall’Istituto nazionale, l’Istat, arrivano dati che smentiscono perlomeno l’imminente fallimento.
Sono numeri eclatanti non per la quantità ma per la loro qualità. Sono, infatti, in controtendenza rispetto al passato.
Ne riporto qualcuno, avvertendo che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno, per cui i giovani disoccupati e le famiglie povere devono ancora aspettare per vedere la luce in fondo al tunnel.

LE CIFRE
Nel primo trimestre di quest’anno l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (Ap) è stato pari al 6,6% del Prodotto interno lordo (Pil). Nel primo trimestre del 2013, la percentuale era stata del 7,3%. Un calo dunque dello 0,7%. Ripeto: l’eclatante sta nel fatto che la percentuale ha smesso di crescere e ha cominciato a calare.

Le uscite totali delle Ap nel primo trimestre di quest’anno sono diminuite dell’1% rispetto al corrispondente periodo del 2013.
Sul fronte della pressione fiscale, l’Istat ha registrato uno 0,3% in meno rispetto all’anno scorso. Nel primo trimestre è stata del 38,5%. È sempre altissima, ma non sale di più.

Segnali piccoli ma positivi anche per quanto riguarda la spesa delle famiglie per consumi finali: è aumentata dello 0,2%.
E, registra l’Istat, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata del 10% nel primo trimestre del 2014; in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2013.
Ultima nota sorridente: per le società non finanziarie la quota di profitto è stata del 39,2%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2013.

LA MODA TIRA
Ai dati Istat affianco, pur sapendo che non sono altrettanto indicativi, quelli Fismo, i dati, cioè, dell’associazione Confesercenti degli imprenditori del dettaglio moda.
Secondo le stime Fisme, diffuse in occasione dell’apertura dei saldi estivi, circa 28,6 milioni di italiani (pressappoco il 65%) approfitteranno delle offerte e spenderanno 4 miliardi di euro, centesimo più centesimo meno.
Una spinta, dicono gli esperti, arriverà dal bonus fiscale: il 46%, infatti, lo impiegherà per rinnovare il guardaroba.
Giuseppe Spezzaferro

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