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standosene seduti comodi in salotto

Il vecchio vizio di pilotare la nave
standosene seduti comodi in salotto

Meno si sa e più si parla” è prassi diffusa, ma sbaglia chi crede sia colpa dell’ignoranza dilagante, di certe rincretinenti trasmissioni tv o del buco nell’ozono. È cosa antica e comune sia ai piani bassi che a quelli alti. La plebe parla di cose che non conosce così come i ceti dominanti e, sovente, perfino i severi alfieri dell’intellighenzia.
C’è un discorso di un console romano che s’attaglia perfettamente ai saputelli dei nostri giorni. Il testo lo copio da Tito Livio, lo storico nato nel 59 avanti Cristo a Padova e morto nella stessa città diciassette anni dopo la nascita di Cristo. Scrisse in 142 libri una fondamentale storia di Roma dalla sua fondazione.

Lucio Emilio Paolo, 60 anni, fu eletto per la seconda volta console nel 168 a.C. per rimettere a posto le cose in Macedonia, dove i suoi predecessori avevano combinato soltanto casini. La sconfitta di Roma in quell’area avrebbe comportato la ribellione delle città greche e l’invasione dell’Egitto da parte della Siria. La caduta del prestigio di Roma avrebbe determinato contraccolpi in grado di cambiare la storia del mondo.

Nel discorso che tenne al Senato e al Popolo romano, il console Emilio disse fra l’altro: «In tutti i salotti ed anche nei ristoranti (Livio scrive “in omnibus circulis atque etiam, si dis placet, in conviviis”; non è una forzatura se traduco “salotti” e “ristoranti”), s’incontrano e chiacchierano persone, che marciano alla testa degli eserciti in Macedonia; che sanno dove piazzare gli accampamenti e quali siano i luoghi nei quali vanno messe le sentinelle. Queste persone conoscono i valichi e sanno attraverso quale valico si debba entrare in Macedonia. Sanno anche dove montare i granai; dove e come trasportare le vettovaglie, se per terra o per mare. Capiscono quand’è il momento di scontrarsi con il nemico e quand’è ora di stare fermi».

Se fate mente locale, l’ironia di Paolo Emilio va a segno con estrema efficacia. Basti pensare, per esempio, al caso dei tecnici improvvisati o da salotto tv (Maradona incluso) a proposito dei consigli su come schierare la squadra del Brasile nello scontro, secondo me perso in partenza, con la Germania.
«Non solamente – continuò il console – quelle persone stabiliscono cosa sia meglio fare, ma lanciano accuse contro il console se s’è comportato in maniera diversa da quella che avevano consigliato. Lo mettono sotto accusa come se fossero in tribunale». Antesignana edizione – mi vien da dire – dei processi che si fanno in televisione.

Dopo aver spiegato che sono cose «di grande impedimento a chi comanda», Paolo Emilio precisa: «Non é che io pensi non sia lecito ammonire i comandanti; anzi giudico più superbo che saggio chi faccia solamente di testa sua. Sta alle persone avvedute e pratiche dell’arte militare, istruite dall’esperienza ammonire i comandanti; poi tocca a quelle che stanno sul posto e che vedono in faccia il nemico, giacché corrono lo stesso pericolo che se stessero sulla stessa nave».

La conclusione è un capolavoro.
Propose infatti il console: «Se c’é qualcuno il quale pensi di potermi consigliare sulle scelte più opportune nella guerra che vado a fare in Macedonia, ebbene non privi la Repubblica del suo prezioso contributo e venga con me in Macedonia. Avrà da me un imbarco, un cavallo, una tenda e anche i soldi per il vettovagliamento».

Va detto che quella proposta oggi non la si potrebbe ripetere: la gran parte delle persone non si rende conto della realtà delle cose e partirebbe in quarta confidando nella pubblica tutela. Un esempio lo danno quei turisti innamorati della natura selvaggia che finiscono sbranati da un leone o risucchiati da un vortice d’acqua oppure sequestrati nel deserto eccetera ecceterone.

«A coloro i quali – disse il console romano – scelgano di starsene comodi in città invece di affrontare le fatiche militari, dico soltanto che non possono governare da terra la nave. Soddisfino la loro loquacità sui pettegolezzi urbani e lascino a noi le preoccupazioni della guerra».

Dicono che il latino è una lingua morta ma come avremmo saputo altrimenti che duemiladuecento anni fa gli stupidini vegetavano in abbondanza, più o meno come oggi?
Giuseppe Spezzaferro
PS. Ovviamente Lucio Emilio Paolo vinse.

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