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Hitler: questo è tradimento

Roma, 25 luglio 1943
Hitler: questo è tradimento

Alle 16 di domenica 25 luglio 1943, Benito Mussolini entrò a Villa Savoia (oggi Villa Ada) per il consueto colloquio settimanale con Vittorio Emanuele III. Non sapeva che all’uscita sarebbe stato arrestato dai carabinieri e portato nell’isola di Ponza. Fu la conclusione della lunga notte del Gran Consiglio del Fascismo che si era chiuso alle 3 del mattino di quel 25 luglio con la sostanziale defenestrazione del Duce.
A 71 anni di distanza, quei fatti ancora scottano e perciò nemmeno mi ci provo a indossare i panni dello storico. Mi limito a raccontare cosa disse e cosa fece in quei giorni Adolf Hitler. Cito dal libro “I verbali di Hitler” (Rapporti stenografici di guerra 1942-1945; Libreria Editrice Goriziana, 2009).

Riunione di mezzogiorno del 25 luglio 1943 (mentre era in corso questa riunione in Italia s’era già consumato il golpe).

Hitler: «Veda di avere delle informazioni, Hewell!»
Walther Hewel (delegato permanente del ministro degli Esteri del Reich presso il Führer): «Sono stati in riunione fino alle 3 di questa mattina. Mi faranno sapere subito qualcosa».

Hitler non ha alcun sentore del golpe in arrivo e commenta: «Che cosa mai potrebbe uscire da una riunione come quella se non chiacchiere? Chiacchiere in un momento in cui compiere anche una sola azione sarebbe meglio di tutte queste sedute di 6 settimane!».

Poi si parla della Sicilia dove le truppe anglo-americane erano sbarcate il 10 luglio.

Arrivano notizie frammentate da Roma. Quella domenica mattina Mussolini aveva lavorato come al solito. Aveva ricevuto, oltre ad altre personalità, anche l’ambasciatore giapponese e a mezzogiorno, accompagnato dal capo della Milizia Galbiati, era andato a visitare i quartieri di Roma colpiti dall’attacco aereo del 19 luglio.

Hewell dice di temere che «questa crisi di partito cresca fino a diventare una crisi di Stato».

Riunione serale del 25 luglio 1943.

Alle 21,30, Hitler dice a Wilhelm Keitel, capo dell’Alto comando della Wehrmacht: «Il Duce si è dimesso. Non è ancora confermato: Badoglio ha assunto il governo».
Keitel: «Di sua iniziativa, mio Führer?»
Hitler: «Probabilmente per desiderio del re, su pressione della corte. Badoglio ha assunto il governo, quindi il nostro più acerrimo nemico. Dobbiamo chiarirci subito le idee».

Alfred Jodl, capo dell’ufficio Comando e Operazioni dell’Oberkommando der Wehrmacht (OKW): «La domanda decisiva è: combatteranno o no?».

Hitler: «Dichiarano che combatteranno, ma questo è tradimento! Dobbiamo essere chiari con noi stessi: è tradimento bello e buono! Sto attendendo le notizie su quello che il Duce dirà. Vorrei che il Duce venisse subito qui».
Jodl: «Se queste cose sono incerte, c’è un solo modo di procedere».
Hitler: «La mia idea sarebbe che la 3° divisione corazzata granatieri occupasse subito Roma e scardinasse immediatamente tutto il governo. Su una cosa non possono esserci dubbi: con tutti i loro intrighi, naturalmente dichiareranno di rimanere dalla nostra parte. Ma questo è un tradimento; non rimarranno dalla nostra parte».

Keitel: «Qualcuno ha già parlato con questo Badoglio? Il Duce comunque al momento non ha in mano alcun mezzo di potere, nulla, non ha truppe».
Hitler: «Prepareremo tutto per impadronirci fulmineamente di tutta questa gentaglia, per fare piazza pulita di tutta quella marmaglia».

Il giorno seguente anche Goebbels viene convocato al quartier generale a Rastenburg (oggi Kętrzyn, città polacca). Il 27 luglio, alle 10, Goebbels e Göring partecipano ad una prima riunione con Hitler, il quale vuole esaminare la situazione con i suoi più stretti collaboratori. Da mezzogiorno, ha colloqui individuali con Göring, Goebbels, Ribbentrop, Rommel, Dönitz, Speer, Keitel e Bormann. Alla riunione della sera incontro con 35 persone.

Il 2 agosto Enno von Rintelen, l’addetto militare tedesco a Roma, convinse Hitler sulla fedeltà di Badoglio e il Führer fermò l’operazione Student, che avrebbe portato all’arresto del governo e del re.
Giuseppe Spezzaferro

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