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e nessuno può aiutare i Palestinesi

Israele campa sull’antisemitismo
e nessuno può aiutare i Palestinesi

A Roma, all’angolo di Piazza Vittorio, di fronte al laborioso quasi interminabile edificio prefabbricato dell’Enpam (Ente nazionale previdenza e assistenza medici), sta posteggiato un camioncino. È il fulcro di una manifestazione a favore dei Palestinesi massacrati dalle bombe di Tel Aviv. A organizzarla è uno dei tanti movimenti proletarcomunisti che compongono l’impotente arcipelago extraparlamentare veteromarxista-leninista. Negli occhi delle persone che sostano dinanzi all’improvvisato palco su gomma si legge la certezza di avere ragione contro l’universo mondo. È la solita aria di superiorità etica che fa del compagno un crociato senza macchia.

L’APPELLO DEGLI ARTISTI DI GAZA
Un volantino riporta l’appello di associazioni culturali e artistiche palestinesi (PPAN-Palestinian Performing Art Programme). La verità è in poche parole: «Per oltre sei decenni -scrivono gli artisti del PPAN – i palestinesi sono stati sistematicamente privati delle loro terre, acqua e libertà di movimento. Gli insediamenti continuano, un muro viene eretto sulla terra occupata e Gaza è da più di dei anni stretta da un assedio soffocante».

Inginocchiata sul marciapiede una donnona vestita all’araba muove con grazia un pennarello lungo una striscia di lenzuolo bianco. Scrive “Israele terrorista”. Chi le sta intorno la guarda con complice compiacimento. Non è un’accusa sbagliata, ma non è “extraparlamentare”, nel senso che appartiene al linguaggio imposto all’apparato mediatico da chi ha “le chiavi del regno”.

ISRAELE E HITLER
La gente fa fatica a comprendere come Israele possa essere “terrorista”, visto che non usa kamikaze ma carri armati e cacciabombardieri. L’uso di espressioni idiomatiche diffuse e di facile comprensione è, comunque, buona abitudine per chi fa comunicazione. Per esempio, Gianni Vattimo, campione del pensiero debole, ha detto che gli israeliani «sono nazisti puri e forse un po’ peggio di Hitler». La gente ha imparato che Hitler è il male assoluto e perciò inorridisce all’idea che Israele ne sia il successore.

TEL AVIV MANGIA IL CARCIOFO
Provo simpatia per chi scende in piazza credendo di “lottare” per la sopravvivenza del popolo palestinese. L’ho fatto anch’io. Per molti anni. Oggi, a distanza di mezzo secolo dalle mie prime maledizioni contro l’aggressore israeliano, noto che quello Stato si è allargato, che il fronte pro-Palestina si è ridotto, che sono aumentati i giornali e i giornalisti filoisraeliani, e che Tel Aviv prosegue con immutabile ostinazione nella strategia del carciofo, cioè nell’annessione una foglia alla volta dell’intera pianta palestinese.
Perché è di questo che si tratta e niente e nessuno fermerà Israele nel perseguimento degli obiettivi geopolitici che sono le fondamenta del suo essere Stato.

Le aree distrutte in queste settimane, le strade occupate dai mezzi corazzati con la stella di David, i campi arati dalle bombe israeliane… tutto appartiene ormai a Tel Aviv.

Quando si fermeranno le operazioni belliche e si andrà al tavolo dei negoziati, Israele farà come ha sempre fatto: cederà su qualche zolla bruciata, pretenderà che una striscia di territorio occupato sia definita “terra di nessuno”, che un altro pezzo serva da “fascia di protezione” e si ritirerà di qualche metro. Dopo qualche ora arriveranno i “coloni” con gli “insediamenti spontanei”.
Per questo motivo, i blindati corrono ad occupare più terreno che possono. Quando dovranno tornare indietro, saranno andati talmente avanti da regalare a Israele parecchi chilometri quadrati di terra in più.

UN COPIONE CHE SI RIPETE
I Palestinesi si cureranno le ferite. Poi qualche bomba umana riaffermerà la volontà di lotta e tutto ricomincerà. Israele attaccherà per “difendersi”, occuperà altra terra, poi si ritirerà tenendosene un po’, eccetera ecceterone.

Quando finirà? Quando non ci saranno più Palestinesi con la voglia di combattere. Dopodiché verrà il turno degli altri. Esagero? Israele campa su un’economia di guerra. La pace significherebbe il fallimento, o come dicono gli esperti, il default.
Per di più, l’espansionismo è la linfa vitale di quello Stato. Non può fermarsi e, finché avremo la coda di paglia e la paura di essere accusati di antisemitismo, nessuno avrà la forza di fermarlo.

In buona sostanza, Israele campa sull’antisemitismo. È sufficiente che un fessacchiottello scriva su un muro “A morte gli ebrei” perché si scateni la grancassa mediatica regalando a Tel Aviv l’ennesimo bonus per fare una “legittima” guerra.
Manifestate, fate sentire la vostra voce, ma sappiate che è inutile. Purtroppo.
Giuseppe Spezzaferro

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