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La Bibbia reinventata per gli animalisti

Noah, il vegetariano difeso dai transformers
La Bibbia reinventata per gli animalisti

Noè è un fedele animalista e convinto vegetariano. In buona sostanza, è un fanatico ecologista, pronto ad uccidere pur di salvare gli animali che strisciano, che volano, che nuotano e che camminano.
Noè prepara l’arca per salvare le bestie dal diluvio universale. Soltanto loro hanno diritto alla vita perché sono innocenti. Secondo lui l’umanità è colpevole e deve scomparire per impedirle di ricominciare ad offendere Madre Natura inquinando l’acqua e l’aria, uccidendo le povere bestiole, incamminandosi pervicace sulla strada dell’immondo peccato.

Il film “Noah” (protagonista Russell Crowe) fa l’occhiolino a vegani, animalisti e adoratori di Gea, senza dimenticare quella parte di pubblico infantile che si eccita nel vedere i transformers in difesa di Noah aggredito dai cattivi.
Bella fotografia, solite carrellate di cascate e prati verdi, di montagne scoscese e di ampie distese inaridite dalla mano cattiva dell’uomo.
Tutta la mia solidarietà va all’unico personaggio (il cattivo Tubal-cain) che fino alla morte rivendica la sovranità dell’uomo sul creato.

L’ARRIVEDORCI DI STANLIO E OLLIO
C’è anche la scena tradizionale dei saluti che non finiscono mai: “Addio, mi raccomando, ti voglio bene, abbi cura di te, fate attenzione, ma volete proprio partire?, non volete aspettare domani?, avete cibo a sufficienza?”. È l’Arrivedorci! Arrivedorci! di Stanlio e Ollio sulla macchina che non parte mai (www.youtube.com/watch?v=oakmPgqS3po). È la telefonata fra lui e lei che si sono appena visti e che si rivedranno fra qualche ora: “Mi vuoi bene?, ma quanto mi vuoi bene?, che ti prepari per cena?, mi pensi?, a domani, riattacca tu per prima…” e via scemeggiando. È anche la telefonata di due amiche: “Abbiamo fatto proprio una bella passeggiata, domani la rifacciamo, adesso ti lascio perché ho la pasta sul fuoco, vorrei fare due chiacchiere ma non posso proprio, recupereremo domani, chiamami appena sei sveglia…” e via stupideggiando finché dalla cucina una nuvola nera non si sparge per casa.

Non so perché ma nei film i saluti durano sempre una cifra. Il nemico irrompe velocemente e lei dice a lui: “Va’ ora, non farti prendere, se resti ti uccidono, anch’io ti amo, ti amerò per sempre, ma ora vai…”. E via così, fino ad esaurimento dello stupidario liturgicamente ripetuto da quasi tutti gli sceneggiatori, da quasi tutti i registi e da quasi tutti i registi-sceneggiatori.

LA FUGA INTERRUPTA
In “Noah” vediamo il figlio e la moglie pronti a fuggire dall’arca su una barchetta. Prima, però, debbono seguire il rituale dei saluti. E Noè, che ha preso l’impegno di uccidere il nascituro del figlio, se è femmina, (evidentemente non sa che perfino in Cina hanno smesso di farlo) con tutto comodo, mentre loro si salutano, incendia la barchetta. Una fuga interrupta con tensione a voltaggio quasi nullo.

L’unica scena che mi ha regalato un po’ di commozione è stata quando Noè non trova la forza di uccidere le nipotine gemelle appena nate, rinunciando così a portare a compimento la missione (secondo gli autori del film) di estinguere l’umanità.
Che un film tanto melenso mi abbia regalato un’emozione lo si deve al fatto che anch’io conto due magnifiche gemelle tra i miei nipoti.

La decisione di fare un’arca a forma di parallelepipedo ignorando l’iconografia di qualche millennio a questa parte è un elemento che denuncia la volontà di quei cineasti di fare una cosa nuova. Quella è la vera novità e non l’intrusione dei transformers, il duello di Noè con il cattivo Tubal-cain (clandestino sull’arca) e la quasi-ribellione di figli e moglie.

Nelle parole del re Tubal-cain (Ray Winstone), c’è il vero messaggio biblico e cioè che l’uomo è il padrone del mondo e che animali, piante e cose sono a lui assoggettati. Ma il cattivo, com’è tradizione cinematografica, muore, mentre il buono, Noè, si ubriaca per dimenticare.

NIENTE SESSO, SOLTANTO CANNIBALI
Apprezzabile anche l’assenza di scene di sesso. Quando si tratta di umanità peccatrice il pensiero va subito alle orge, ai rapporti contronatura, alle ammucchiate condite con affannosi rantoli di piacere. In “Noah” si capisce che le donne sono oggetto del desiderio ma il peccato che emerge è il cannibalismo. L’obiettivo è insegnare che mangiare carne genera aggressività oltre a recare dolore alle povere bestiole.
Aggiungo qualche citazione dal racconto biblico, se per caso qualcuno non avesse letto la Bibbia o non ricordasse l’episodio di Noè. Copio da “La Bibbia di Gerusalemme”, ed. Borla, 1971.

LA BIBBIA RACCONTA
«Allora Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra».

«Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli». Nel film “Noah” ci sono lui, la moglie, tre figli e una sola nuora.

Quando smette di piovere, tutti escono dall’arca. Dice la Bibbia: «Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare». Il vegetariano Noè è un’invenzione del film, ovviamente.

Soddisfatto il Signore disse. «Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe».

Autori del film “Noah” sono Darren Aronofsky (soggetto, sceneggiatura e regia) e Ari Handel (soggetto e sceneggiatura), i quali, a quanto pare, hanno letto una versione ebraica della Bibbia interpretandola con… fantasy.

Hanno trovato perfino un posto per Anthony Hopkins, postosi oramai sulla scia di Sean Connery specializzato in comparsate, pardon, “cammei”. In “Noah”, Hopkins interpreta Matusalemme, nonno di Noè, eremita stregone, felice di morire annegato.
Sull’aggiunta della paccottiglia-transformers manco vale la pena parlare.

Avrei fatto meglio a prendermi una granita da Dagnino invece di sprecare due ore per un fumettone.
Giuseppe Spezzaferro

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