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oggi imbroglia sull’euro

Chi imbrogliava sulla lira
oggi imbroglia sull’euro

Quando fu inventato l’euro, venne deciso che valeva 1.936,27 lire.
Come si arrivò a fissare questo tasso di conversione è ancora poco chiaro, ma sta di fatto che all’entrata in vigore dell’euro dodici anni fa l’insegna del “tutto a mille lire” diventò “tutto a un euro”. E così, mentre salari e pensioni si calcolavano sulla base di 1.936,27 lire per ogni euro, ci fu un incredibile aumento dei prezzi, tanto che, appunto, il negozio che vendeva oggetti a 1.000 lire invece che a 50 centesimi li portò subito a 1 euro.
Nelle buste paga 1.000 lire venivano “tradotte” in 50 centesimi, nel commercio e nei servizi le mille lire diventavano 1 euro tondo.
I danni sono evidenti e il pensionato non si consola vedendo chiudere oggi i negozi dove ieri i cartellini dei prezzi hanno “beneficiato” di una lievitazione da soufflé.
E se invece di dover convertire una Lira inesistente, avessimo avuto a disposizione una lira vera? La conversione delle altre monete europee, infatti, è stata fatta su monete reali. Il marco esisteva veramente: con un marco compravi un sacco di cose. Con la Lira cosa ci compravi?

Inutile parlarne adesso. La frittata è fatta e non c’è rimedio. L’unico motivo per il quale tiro fuori un argomento superato è per ricordare agli smemorati che della cosiddetta “Lira pesante” si discusse ai tempi del governo Craxi.
Pubblico, perciò, qui di seguito un mio articolo di 28 anni fa pubblicato sul mensile “Ordine Pubblico” nel numero di giugno del 1986. Come si vede dalle immagini che allego, era titolato “Anno nuovo, Lira nuova”.

L’ARTICOLO SULLA LIRA PESANTE
«II sistema monetario italiano, a decorrere dalla data stabilita con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del Tesoro, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, è basato sull’unità monetaria denominata ‘Lira Nuova’ (L.N.) di valore corrispondente alle attuali lire mille».
È il primo comma dell’Articolo I del Disegno di Legge, presentato ed approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 giugno scorso, con il quale si dà il via ufficiale all’operazione “lira pesante”. Il DdL consta di soli 8 Articoli ma raccoglie e comprende tutte le “indicazioni” delle forze politiche alleate nel Governo Craxi. C’era stato un “rinvio tecnico” il 17 maggio scorso, che aveva fatto pensare ad una preoccupante battuta d’arresto; invece “colloqui” e “chiarimenti” hanno fatto sbloccare la situazione.
Se tutto andrà secondo le previsioni, dal prossimo gennaio avremo in circolazione questa Lira Nuova (che molti definiscono “pesante” proprio in forza dell’accresciuto “peso” in termini di cambio).

Cerchiamo adesso di capire meglio il significato di quest’operazione, anche attraverso le dichiarazioni di economisti, operatori e politici.
L’unità di conto (cioè 1 Lira) è diventata troppo piccola; fra l’altro non esiste proprio più (cosa ci si può comprare con una lira?) ed è “coccolata” solamente dai numismatici.
L’unità di conto in Francia è il Franco (diviso in centesimi), in Germania è il Marco (diviso in centesimi), negli Usa è il Dollaro (sempre diviso in centesimi) e così via elencando.
Noi abbiamo la Lira che non è divisibile per niente. E quando una unità di conto non… conta niente è davvero arrivato il momento di darle una sistemata.

È ovvio che misurare una certa distanza in chilometri oppure in metri non cambia di una virgola il dato reale. Perciò “misurare” il deficit pubblico in “Lire Nuove” o in “Vecchie Lire” è la stessa cosa. Ma vuoi mettere la comodità? Attualmente nella redazione di bilanci si arriva a numeri di quindici cifre. Altro che i “fantastiliardi” di Paperon de’ Paperoni.
Il ministro del Tesoro, Goria, ha detto all’uscita di Palazzo Chigi: «Si tratta di una misura che non risolve i problemi sostanziali ma che può essere utile a correggere i difetti di un sistema di conto non più pratico. Per la gente cambia poco se non il fatto che si troverà ad operare con una maggiore facilità. Il provvedimento, comunque, sancisce che il processo di risanamento dell’economia è stato avviato».
E qui ci consentiamo una digressione che a ben vedere non è affatto peregrina. Oggi come oggi il “look”, l’immagine, è diventato un valore economico; né più, né meno, come l’avviamento o l’ammortamento. Le aziende spendono, o meglio, investono bei quattrini nella realizzazione dell’immagine. Insomma, il dato psicologico entra in pompa magna nei calcoli e nelle progettazioni industriali. Una immagine “positiva” spesso identifica l’industria che “tira”. Certamente sono possibili i “bluff” ma, quando ci sono, durano poco.

L’azienda Italia si sta rifacendo il “maquillage”. E forse ne ha tutti i diritti. L’inflazione cala a ritmi sostenuti, gli utili di banche ed industrie salgono, il calo del dollaro e del prezzo del petrolio fa il resto. Questo non significa che siamo fuori del tunnel. Nei primi cinque mesi di quest’anno il deficit pubblico ha già raggiunto i 50 mila miliardi e sembra avviarsi a sfondare il “tetto” programmato. E non scordiamoci che il debito pubblico sfiora il 110,8% del PIL e tende a raggiungere, secondo il presidente della Confindustria, il milione di miliardi fra un paio d’anni.
A conti fatti, tutto ciò che riusciamo a produrre in un anno (il citato Prodotto Interno Lordo) non “copre” per intero l’indebitamento complessivo. Però i segnali di ripresa fanno bene sperare e l’operazione lira-pesante può servire perlomeno allo scopo di “puntualizzare” la svolta.

Ci viene in mente la Francia del ’59-’60, quando De Gaulle varò il Franco Pesante. Anche allora non mancarono critiche e polemiche. Si prese in giro la “grandeur” d’Oltralpe e se ne dissero di cotte e di crude. Però il nuovo Franco ricondusse i Francesi ad un maggior senso di responsabilità e fece riconsiderare la Francia sui mercati internazionali.
Una cosa è andare a Wall Street con un Dollaro che vale 1.500 lire ed altra è una valutazione di cambio di una Lira e mezza. Oppure un Marco di 68 centesimi di Lira. Non v’ha dubbio che l’immagine della Lira Nuova sarebbe di gran lunga più apprezzabile dell’attuale.

Samuel Britton ha detto che «voler trasformare un cavallo in una zebra, striandone il dorso con qualche riga nera» è senz’altro stupido. Franco Modigliani è conciso: «Si tratta di un’operazione cosmetica» e Vincenzo Visco parla di «voglia di miracolo». Il Wall Street Journal ha ironizzato: «Il governo italiano provvede a ridurre il numero dei milionari e dei miliardari nel Paese».
Anche il vicepresidente della Confindustria, Carlo Patrucco, è scettico: «Crea aspettative di un risanamento che non c’è stato in quanto il calo dell’inflazione è dovuto a cause esterne». Più “possibilista” il presidente del MontePaschi di Siena, Piero Barucci: «Il valore segnato è puramente una convenzione. Se è per dare coraggio al Paese ben venga un tale provvedimento».
Pragmatico, invece, l’amministratore delegato del Banco Roma, Ercole Ceccatelli: «Si tratta di un provvedimento necessario che snellirà le operazioni bancarie, finanziarie e creditizie». Gli fa eco Alberto Ronchey: «Può responsabilizzare o almeno condizionare la psicologia di massa nel confronto quotidiano con l’economia reale». E ricordiamo una dichiarazione dell’ex ministro delle Finanze, Luigi Preti: «Quei tre zeri di troppo servono solo a riempire i portamonete dei cittadini di un inutile peso e ad allungare i conti dello Stato e delle Aziende».

E ci piace riportare anche quanto scritto tempo fa da Mario Monti: «Costituzione monetaria e integrazione finanziaria internazionale: sono i due sviluppi senza i quali i cittadini non potranno credere che il potere politico rinunci davvero ad una gestione inflazionistica della moneta. Entro questa riforma monetaria, la ridenominazione della lira potrebbe avere qualche utilità. Altrimenti la lira pesante verrebbe introdotta con leggerezza».

Qualche perplessità, quindi, è quasi d’obbligo. Riusciranno banche ed istituti vari ad attrezzarsi in tempo? Le macchinette sempre funzionanti (cash dispenser) faranno tilt? Perché una cosa è certa: per qualche tempo le lire nuove circoleranno accanto alle vecchie. Come minimo le banche dovranno adottare una doppia contabilità.
Ed i tassametri? Ma, soprattutto, i prezzi? In Francia adottarono il doppio cartellino: il costo della merce era segnato in vecchi ed in nuovi Franchi. Succederà lo stesso in Italia? E quanti commercianti ne approfitteranno per “arrotondare” i prezzi?

Alla Banca d’Italia sono pronti da diversi anni all’operazione lira-pesante e non hanno dubbi sulla sua validità. All’Ufficio Studi s’è parlato del «dispiegarsi di utili sinergie». Nel senso che la Lira Nuova (“sinergismo” essendo termine della medicina e significante “cooperazione”) potrebbe stimolare la “collaborazione” delle forze in campo: sviluppo industriale, spesa pubblica, politica di investimenti, “pace” sindacale, etc.
Del resto la scienza economica da qualche tempo in qua s’è dimostrata insufficiente a “prevedere” i fenomeni economici e certe volte anche a “spiegare” quelli accaduti. Le diverse “scuole” si accapigliano sulla metodologia da adottare per combattere l’inflazione, per assorbire la disoccupazione, per incentivare lo sviluppo e via di seguito. Siamo arrivati al punto che le conseguenze di certe iniziative nessuno le può prevedere o spiegare in assoluto. I grandi cambiamenti del postindustriale lasciano più spazio alla “fantasia” che alla “programmazione”.

E veniamo ai “tagli” della Nuova Lira. Il primo comma dell’Articolo 3 del DdL recita testualmente: «È autorizzata la fabbricazione e l’emissione di monete di Stato riferite alla nuova unità monetaria, espresse nei seguenti tagli: ‘Lira Nuova’ 1, centesimi 50, 20, 10, 5, 2 e 1». E l’Articolo 4 aggiunge: «Il Ministro del Tesoro può, con propri decreti, autorizzare la Banca d’Italia ad emettere banconote nei tagli da ‘Lire Nuove’ 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 e 1.000».
Torneremo a cantare: «Se potessi avere mille lire al mese…»? Può darsi. Tornare alla Lira (divisa in centesimi) di settant’anni fa acquista lo stesso sapore del ripristino dell’uso del Tricolore nelle scuole e negli uffici pubblici. La presenza nei “club” internazionali (vedi il recente vertice di Tokyo) richiede una grande coscienza nazionale e la Lira Nuova potrebbe essere un dignitoso biglietto da visita. Senza “provincialismi” né “esterofilie” di dubbio gusto.

Nel 1927 ci volevano 19 lire per un dollaro, nel ’43, 120 e nel ’46, 673. Adesso ce ne vorrà una e mezza. È un bel passo… indietro nel futuro. O no?
Giuseppe Spezzaferro

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