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a far cadere il governo Renzi

Il fronte reazionario è pronto
a far cadere il governo Renzi

Ma la reazione in agguato? Dove sono i reazionari pronti a tutto pur di fermare il progresso? Quando hanno smesso di… reagire?
I giovani d’oggi nemmeno sanno di cosa sto parlando. Se a loro il termine “reazionario” è addirittura ignoto, molti della mia età l’hanno dimenticato.
Da quando ero ragazzino fino all’avvento di Silvio Berlusconi, qualunque cosa di brutto accadesse veniva immediatamente bollata dai giornali e dagli intellettuali illuminati come risultato di una congiura reazionaria.

Ricordo “l’Unità”, all’epoca quotidiano del Partito comunista italiano, che definì la rivolta ungherese una ignobile macchinazione reazionaria (scrisse perfino che risultavano 25 mila fascisti infiltrati a Budapest per incendiare la città) e che applaudì al benefico intervento dei carri armati sovietici. Avevo nove anni, ma ero già un appassionato di storia e di politica. A Salerno, mio padre mi portava a bella posta a prendere una granita di limone in un chiosco gestito da un comunista d’antica fede. Mi divertivo più dei miei coetanei che andavano a tirare sassi sulla spiaggia. A volte il compagno grattacheccaro (come si dice a Roma) replicava tranquillamente: «Su questo non posso rispondere. Non ho ancora letto il giornale». E per lui c’era un solo giornale, “l’Unità”.
Nel corso degli anni, ne ho viste parecchie di manovre reazionarie. Sono ricordi autobiografici e non è questa la sede. Qui ripeto la domande iniziali: «Ma la reazione in agguato?, che fine ha fatto?, perché non se ne parla più, è forse sparita?». Eppure, al di là dei golpe più o meno inventati e dei fascisti pronti a prendere il potere, una “reazione” esiste, diciamo così, in natura.

MECCANISMI MILLENARI
La politica segue da millenni uno schema sempre uguale. Ci sono quelli che vogliono cambiare le cose e quelli che le vogliono conservare così come sono. Quando al potere ci sono i primi, i secondi si chiamano “reazionari” (o “conservatori”, oppure “fascisti”, nella pubblicistica impastata di luoghi comuni). Quando comandano i reazionari/conservatori/fascisti, chi si oppone è un “rivoluzionario”.

Dalla fine della guerra nel 1945, i “rivoluzionari” sono stati per decenni i comunisti e i socialisti, poi è arrivata la concorrenza dei rifondazionisti e di organizzazioni del proletariato varie (escludo Lotta Continua, Potere Operaio et similia perché costituiscono un fronte del tutto diverso).
La discesa in campo del tycoon di Arcore, nel 1994, non fu definita frutto della reazione in agguato, perché i compagni erano sicuri al 100% di vincere (ricordate la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto?) e non avevano alcuna necessità di tirar fuori dai bauli degli agit-prop i collaudati fantasmi propagandistici. L’alleanza con Gianfranco Fini fu bollata di “fascismo” da pochi e qualche tempo dopo ne abbiamo saputo i motivi.

Le persone accorte sanno che “reazionario” non è affatto sinonimo di “fascista” (termine che s’attaglia meglio a “rivoluzionario”, ma questo discorso mi porterebbe lontano dal tema); e quindi?
Se la reazione è presenza inevitabile in politica, è evidente che c’è tuttora. E non se ne parla perché non ci sono “fascisti” a cui dare la colpa. Finite le bombe di “chiara marca fascista”, di “fascisti” in Parlamento non c’è più nessuno.
Anche volendo denunciare la reazione, Matteo Renzi non potrebbe farlo per mancanza dell’etichetta “fascista” da appiccicare.
Il meccanismo è sempre uguale. C’è una schiera di rottamatori che è arrivata nella stanza dei bottoni. Una stanza dalla quale sono stati portati via, fra l’altro, sacchi di bottoni.

DAI ROTTAMATORI A PALAZZO CHIGI
Questi rottamatori hanno anche subito una scissione. Non dico alimentata favorita determinata sollecitata provocata dagli epigoni delle Botteghe Oscure, ma sta di fatto che la spaccatura nel 2011 tra i rampanti di Matteo Renzi e quelli di Pippo Civati avrebbe dovuto frenare la corsa del brioso sindaco di Firenze.
A dispetto degli avversari (“reazionari” in base ai fatti) Renzi ha bruciato le tappe. I suoi metodi sono discutibili? Non lo so. Mentire è parte essenziale dell’azione politica e dare del bugiardo all’attuale presidente del Consiglio avrebbe un valore se tutti gli altri non usassero la menzogna come strumento di lavoro alla stregua della chiave inglese per il meccanico.

Allo stato, c’è un fronte maggioritario schierato dietro a Renzi che vuole le riforme e ce n’è un altro, minoritario, che frena.
Per dire meglio, anche tra le schiere della maggioranza c’è chi le riforme non le vuole.
È una situazione tanto complicata da avere bisogno di Silvio Berlusconi per tenersi in piedi. Non va dimenticato che l’attuale inquilino di Palazzo Chigi è anche segretario del Partito democratico. Un accordo del Pd con il pregiudicato era inimmaginabile. Alzi la mano chi in piena coscienza può dire di averlo immaginato.

Il fronte reazionario passa, dunque, anche attraverso le correnti del Pd, del centrosinistra in genere, di Forza Italia e del centrodestra odierno.
È un fronte pericoloso. È gente che sta, per l’appunto, in agguato. Aspetta il momento giusto per sfrattare Matteo Renzi, i rottamatori rimasti a lui fedeli, i complici berlusconiani e qualche altro (la lista in effetti è lunga e sarebbe noioso scriverla tutta).

LA REAZIONE EXTRAPARLAMENTARE
Tutto qua? In Parlamento si confrontano come al solito riformatori e conservatori? E no, cari miei. I reazionari più duri e pericolosi stanno fuori dalle aule parlamentari, anche se hanno all’interno schiavetti e servitori vari.
La domanda su un lato della medaglia è: cui prodest?, a chi giova il cambiamento?; e sull’altro lato: cui non prodest?, a chi fa male, assai male?
Mandare a casa i senatori eletti dal popolo (quelli odierni sono stati nominati dai segretari di partito, ma questa è un’altra storia) non prodest ai senatori, ovviamente. Non a tutti, però. A molti la cosa non dispiace, dal momento che hanno maturato una pensione, pardon, loro lo chiamano vitalizio, da favola. È ai nuovi, ai senatori che non hanno fatto in tempo ad accumulare “crediti”, che dispiace fortissimamente, per dirla all’Alfieri.

Nei ministeri prosperano migliaia di direttori generali e funzionari d’alto rango che hanno favolosi stipendi e che quando è necessario sapere qualcosa danno incarichi di consulenza superpagati. Lo Stato ha un personale che va bene soltanto per intascare stipendi e gratifiche. Quando ha bisogno di un lavoro reale, deve chiamare personale esterno e pagarlo profumatamente.
Secondo voi, quanti reazionari contiamo nella Pubblica amministrazione? Sarebbe fuori della realtà ipotizzare l’esistenza di un qualche padreterno ministeriale favorevole al cambiamento. Non s’è mai visto un cappone che si tuffa nella pentola per farsi cucinare.

MAGISTRATI REAZIONARI
Esemplare, si fa per dire, è stata la reazione dei magistrati all’annuncio che una legge avrebbe loro tagliato gli stipendi. Hanno reagito (eh, eh) strillando che levargli un po’ di quattrini dagli eccessivamente gonfi portafogli sarebbe stato un «attentato all’indipendenza della magistratura». Non sto scherzando. Hanno detto proprio così.
Quanti sono i reazionari in magistratura? Non sono in grado di contarli, ma di certo sono la maggioranza.

Poi ci sono i banchieri. Qui la cosa si fa vieppiù complicata perché molti dicono che Renzi sta lì proprio per incarico del grande capitale internazionale. Dovrei fare della dietrologia e non mi va. Il fatto è che le banche sono incluse nel programma di cambiamento, per cui il regalo della rivalutazione delle partecipazioni nella Banca d’Italia (altro capitolo la cui trattazione qui appesantirebbe troppo) non sarà giudicato sufficiente quando il governo chiederà trasparenza e fine dei giochi che fanno a spese dei risparmiatori.

I CAPITALISTI REAZIONARI
Anche nel mondo economico (industria, commercio, servizi) congiurano i reazionari. Sono quelli che hanno sempre fatto affari usando il denaro pubblico, l’appalto pubblico, il sostegno pubblico. Sono i “capitalisti” che non hanno mai cacciato una lira dalle loro tasche e che oggi non tirano fuori nemmeno un cent. Sono bravi a rischiare un capitale che, se lo perdono, non costa niente. Di nomi ce n’è a bizzeffe.

Allo stesso modo, e in quantità industriale, fanno la bella vita i cosiddetti supermanager che entrano in un’azienda pubblica, fanno qualche danno e se ne escono con liquidazioni milionarie. Pensate all’Alitalia e a quanti soldi sono spariti (per carità, legittimamente) nelle saccocce di amministratori e risanatori vari.

E volete che questi beneficiati dalla sorte non facciano resistenza al cambiamento? Per alcuni aspetti, sono reazionari per definizione.

Taccio dei presidenti, vicepresidenti, consiglieri d’amministrazione che affollano le aziende comunali, provinciali e regionali. Definirli privilegiati è un’ovvietà. Gestiscono montagne di soldi pubblici senza paura di commettere errori. Il massimo che potrebbe capitare sarebbe di essere nominati alla presidenza di un parco naturale (ce ne sono in abbondanza), di un’azienda sanitaria (ce ne sono migliaia) o di un consorzio (numero illimitato perché costantemente in crescita).

LA METRO AL COLOSSEO
A Roma c’è stato un gruppo di amministratori esperti di trasporti che decise di svellere i binari dei tram. Poi è arrivato un altro gruppo che li ha fatti rimettere. I soliti esperti stanno scavando le gallerie della metropolitana quasi sotto il Colosseo. Tra qualche anno scopriremo che i lavori di restauro che si stanno facendo al Colosseo a spese di un calzolaio aspirante salvatore della patria hanno bisogno di rifacimenti. Daranno la colpa a chi oggi dirige il cantiere e non alle scosse quotidiane causate dal passaggio continuo dei treni.

A proposito: a Parigi i treni della metropolitana hanno ruote di gomma. Non fanno rumore e non causano vibrazioni. Perché i sapientoni del Campidoglio lo ignorano? Perché le ruote di gomma costano di più? Ma quanto costa il Colosseo, se lo sono mai chiesto?

La reazione è dappertutto. È talmente ramificata che, a mio parere, farà saltare il gabinetto Renzi. A meno che il ciarliero presidente non la pianterà di rottamare.
Giuseppe Spezzaferro

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