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di 330 miliardi ne ha recuperato 4 scarsi

Evasione fiscale, Equitalia partorì il topolino:
di 330 miliardi ne ha recuperato 4 scarsi

Pare che siano 474,5 i miliardi di euro che i contribuenti debbono ancora versare allo Stato. Il conto lo ha fatto Equitalia, la società pubblica (il 51% appartiene all’Agenzia delle entrate e il 49% all’Inps), che dal 2006 è incaricata di riscuotere tributi, contributi e sanzioni. Non è una società che piace alla gente, anzi è parecchio odiata. Un periodo particolarmente “caldo” i vertici Equitalia l’hanno vissuto quando aumentarono gli episodi di sequestri di case a poveri pensionati. Da allora le acque si son fatte più calme, ma Equitalia è vista ancora come un vampiro che succhia il sangue alla povera gente e non è capace di ficcare i denti nel collo dei potenti pescecani che nuotano liberamente nell’oceano dell’evasione fiscale.

Questa cifra enorme – 474,5 i miliardi di euro! – è stata diffusa dal ministero dell’Economia e delle Finanze. È, perciò, un dato alquanto attendibile. Che mi causa più di una perplessità. Ne dico una: il governo sta facendo le capriole per trovare una decina di miliardi (per evitare una manovra correttiva di bilancio, che significa nuove tasse, nuovi aumenti di benzina etc. etc.) e non mette le mani su questo tesoro?

Qualcosa non funziona per il verso giusto se da una parte si strombazza ai quattro venti che lo Stato sta facendo la guerra all’evasione fiscale e dall’altra ci stanno tutti quei soldi che non trovano la via delle casse statali.

Per vedere meglio il panorama, è meglio arrampicarci su quella montagna di quattrini stando attenti a non confondere un viottolo o a finire in un crepaccio.
Per esempio, il 25% circa dei debiti che i contribuenti hanno con il Fisco (e stiamo parlando di qualcosa come 120 miliardi di euro) è meglio scordarselo. Sono, infatti, crediti che lo Stato non riuscirà mai ad incassare perché sono di società fallite, di gente che ha chiuso l’attività per fallimento.

Allora quei 474,5 miliardi di euro già si riducono a 354,5. Per carità è sempre una montagna di soldi, ma la cima è stata… spuntata di parecchio.
Per un’altra ventina di miliardi, il Fisco deve aspettare che si chiudano i processi nel corso dei quali i giudici tributari hanno decretato la sospensione del pagamento.

LO STATO SPENDE 1.000 PER RECUPERARE 10
Una volta ho sentito in tv l’allora direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera che nel totale dell’evasione fiscale la grande massa è costituita da piccole cifre, in quanto i grandi evasori hanno mille strumenti per non essere disturbati.

Sarebbe interessante, perciò, sapere quanti dei 330 miliardi e passa non riscossi siano accertamenti da poche centinaia di euro. Lo Stato italiano, si sa, è famoso per la capacità di spendere 1.000 per recuperare 10. È una questione di giustizia, certo, ma non sarebbe più opportuno mirare alto in un momento nel quale l’acqua è poca e la paperella non galleggia?

Nel 2013 l’Agenzia delle Entrate, grazie all’incremento delle attività di controllo, ha incassato 13,1 miliardi di euro. Bel risultato, ma Befera precisò durante un’audizione alla Camera che c’erano altri 90 miliardi da raccogliere.
L’anno scorso, inoltre, l’Agenzia aveva rimborsato crediti d’imposta per 13,5 miliardi. Cioè i soldi recuperati non erano stati sufficienti nemmeno a pagare i rimborsi.

I conti di quest’anno (le cifre riguardano i primi sei mesi) dicono che Equitalia ha riscosso 3,7 miliardi. Un bel malloppo, non c’è che dire, ma il malloppone è di più di 300 miliardi. Non c’è proporzione.
Quali sono gli intoppi? Ce li dovrebbe raccontare il successore di Attilio Befera.
Giuseppe Spezzaferro

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