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dimenticando la questione di Cipro

Napolitano scrive al neopresidente turco
dimenticando la questione di Cipro

Per la prima volta i Turchi hanno scelto un presidente con una elezione diretta. Al neopresidente, l’islamico moderato Recep Tayyip Erdoğan, Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di congratulazioni nel quale, fra l’altro, scrive che «l’Italia sostiene da sempre e con convinzione il percorso della Turchia verso una piena integrazione nell’Unione europea e confido che tale prospettiva possa verificarsi e rilanciarsi nel corso del semestre di presidenza italiana dell’Unione».
Il bispresidente della Repubblica italiana ha precisato: «La Turchia rappresenta per l’Italia un punto di riferimento imprescindibile per affrontare sfide come quelle legate alle drammatiche crisi del Medio Oriente e alla loro pesante ricaduta sulla stabilità del Mediterraneo».

Non voglio fare la parte di chi rompe le uova nel paniere, ma a Napolitano è stata illustrata la situazione della Turchia? I suoi consiglieri diplomatici gliel’hanno detto come stanno le cose?

C’è, per esempio, la questione di Cipro. Se ci fate caso, sulle monete c’è incisa la mappa dell’Europa e c’è anche quell’isola. Sono 10 anni che la Repubblica di Cipro è membro dell’Unione europea.
E sono 40 anni che la Turchia ha occupato manu militari un pezzo dell’isola inventando una “Repubblica Turca di Cipro del Nord”.

Affinché non ci siano dubbi, l’invasione militare turca aveva quale nome in codice “Attila”, il condottiero mongolo che non faceva ricrescere l’erba dove passava.

Facciamo finta che la Turchia sia ammessa nella Ue, grazie anche ai buoni uffici del Quirinale, come la mettiamo con la Repubblica di Cipro? Può uno Stato essere membro dell’Unione europea e, contemporaneamente, non riconoscere come legittimo un altro Stato membro?

Un’ultima annotazione: sapete quanti Stati al mondo hanno riconosciuto la “Repubblica Turca di Cipro del Nord”? Uno solo: la Turchia.

Napolitano, preso da raptus declamatorio, ha anche scritto: «Le relazioni tra Italia e Turchia affondano le loro radici nella storia…».
Ma perché il bispresidente non si fa una ripassatina di Storia? Così scoprirebbe che almeno da Lepanto, nel 1571, fino alla guerra italo-turca del 1911 (che facemmo per prenderci una bella fetta di NordAfrica che battezzammo Libia), le “relazioni tra Italia e Turchia” pomposamente richiamate dal comunicato ufficiale del Quirinale sono state relazioni di… guerra.

Non è la prima volta che un telegramma quirinalizio venga modulato sui toni generalmente usati per i morti al cimitero, dove sono sepolti soltanto spose fedeli, madri esemplari e uomini onesti. Un po’ più di serietà non guasterebbe.
Giuseppe Spezzaferro

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