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a compensare il calo di vendite

Giornali, l’online ancora non basta
a compensare il calo di vendite

Il giornalista che ha imparato il mestiere per strada è migliore di chi ha studiato giornalismo all’università? Valgono di più le esperienze sul campo oppure gli approfondimenti fatti in un’aula universitaria? È una vecchia polemica. Se anche a qualcuno potrebbe sembrare un tema d’attualità, in effetti è storia vecchia.
Lo scontro tra i “teorici” e i “praticoni” non è cominciato da quando in Italia dà l’esame di Stato anche chi non ha fatto un vero praticantato ma ha preso una laurea in giornalismo. Ho avuto modo di vedere al lavoro sia giornalisti usciti dall’università sia “laureati” sul campo e posso dire in piena coscienza che di inidonei ne ho contati da ambo le parti. Sono stato anche membro di commissione e gli scritti, quando non contenevano orrori di grammatica, erano farciti di scempi sintattici e sgorbi lessicali.

Ma non è della scarsa preparazione delle nuove leve del giornalismo che qui voglio parlare. Intanto, a dimostrazione che la querelle teoria-pratica è vecchia, cito un film americano del 1958 intitolato “Teacher’s Pet” (titolo italiano “Dieci in amore”) nel quale si scontrano un cronista nato sul marciapiede (Clark Gable) e una docente di giornalismo (Doris Day). Oltre alla contrapposizione teoria/pratica (che all’apparenza si risolve in un equilibrato compromesso, ma che in realtà segna la vittoria del vecchio cronista) c’è un altro tema che pure qualcuno in Italia pensa sia nuovo. È la terribile concorrenza che i nuovi strumenti di comunicazione di massa (nel film per ragioni anagrafiche sono soltanto la radio e la televisione) fanno alla carta stampata.

COME SI BATTE LA TV
La professoressa Doris Day spiega che la tempestività con la quale la televisione dà le notizie è un dato di fatto che non lascia chances al quotidiano su carta. C’è un solo modo per non farsi schiacciare, dice la bella insegnante, ed è quello di dare al lettore le spiegazioni del fatto, le ragioni, i come e i perché che stanno alle origini del fatto. Il tg può soltanto dare la notizia, il giornale la deve spiegare se vuole sopravvivere.

Negli Stati Uniti i giornali sono sopravvissuti alla concorrenza dei tg, ma faticano a trovare una via per battere i siti d’informazione sul web.
Ho fatto questa lunghissima premessa per dire che in Italia le vendite dei quotidiani, tradizionalmente scarse e oggi in calo, trovano un limite non nella concorrenza della tv o di internet, bensì in un dato di fondo molto banale: gli Italiani non leggono.

ITALIANI ANALFABETI
«In Italia, l’indice di lettura, la percentuale cioè di lettori per numero di abitanti (“readership” in anglosassone) è sostanzialmente invariata dagli Anni Trenta fino agli Anni Settanta dello scorso secolo. In media i quotidiani vendevano 5 milioni di copie al giorno. Totale che è stato superato nel 1985 (6 milioni di copie/giorno) a forza di gadget, di inserti, di concorsi a premi e di inserzioni pubblicitarie sugli altri media». È un’autocitazione (http://www.internettuale.net/250/analfabetismo-e-mignolo-di-lettura), ma ne potrei fare altre (http://www.internettuale.net/748/un-popolo-di-trasmigratori-dei-canali-tv oppure http://www.internettuale.net/258/bonaiuti-vuol-far-crescere-il-mignolo o http://www.internettuale.net/280/i-compagni-e-la-scuola) che uso per evitare qui di dilungarmi.

LA CHIUSURA DELL’UNITÀ
Il tradizionale quotidiano dei comunisti italiani (“l’Unità”) ha chiuso i battenti lo scorso mese perché non vendeva più copie a sufficienza. Quand’ero ragazzo i militanti del Pci vendevano “l’Unità” porta a porta. La diffusione del giornale era diretta conseguenza della militanza politica. Il Pci poteva permettersi il lusso di pagare decine e decine di stipendi a “collaboratori” del giornale, perché i bilanci lo consentivano. A dirla tutta, c’erano anche i finanziamenti della Grande Madre Russia, ma in buona sostanza il giornale reggeva.

Quel giornale è rimasto talmente “comunista” che s’è offerta di comprarlo l’onorevole forzista Daniela Santanché. «Meglio morti che berlusconiani»: hanno risposto i giornalisti dell’Unità, i quali, pur essendo passati dal rosso al rosé, hanno avuto un sussulto d’orgoglio di fronte all’azzurro.
È probabile che le manovre in corso per resuscitare il quotidiano fondato nientemeno che da Antonio Gramsci vadano a buon fine (lo vedremo in autunno) ma resta l’esigenza di strutturare la redazione in un budget sostenibile. Al totale di vendite e pubblicità vanno aggiunti, finché la barca va, gli aiuti statali e perciò non è un’impresa impossibile.

Anche negli States chiudono antiche e nuove testate sotto l’urto di internet, ma lì non ci si limita ad accusare il destino cinico e baro né a protestare perché la mano pubblica se ne sta ferma in tasca. Oltreoceano è come nella Legione Straniera: si marcia o si muore. Perciò gli editori investono nelle nuove tecnologie e inventano sinergie carta stampata-internet per conquistare il mercato giovanile. Anche in Italia sono in atto cose del genere, ma qui siamo arretrati in quanto a e-commerce et similia, per cui i soldi ricavabili dall’online sono pochini.

ONLINE AL RALLENTATORE
Gli esperti prevedono che nell’arco dei prossimi cinque anni il fatturato digitale salirà a livelli soddisfacenti. Non so se sarà così, ma credo che il problema vada risolto adesso e non fra due, tre o cinque anni.
Una cosa è certa: i giornali venderanno meno copie anno dopo anno fino ad arrivare allo zoccolo duro, cioè alle persone affezionate al fruscio della carta.
Con il costo crescente della carta (fra non molto taglieranno le mani a chi abbatte un albero per trasformarlo in carta), tenere un foglio tra le mani sarà un privilegio costoso. La gente comune leggerà le notizie su aggeggi elettronici a basso costo e il ceto dominante sfoglierà comodamente in poltrona un giornale di carta.

La strada che prima o poi imboccheranno tutti gli editori avrà diverse corsie online e una sola a stampa. Venderanno i prodotti online a pochi centesimi e quelli cartacei a prezzi d’affezione.

AUMENTARE I PREZZI NON FA PERDERE LETTORI
Già adesso potrebbero aumentare i prezzi di copertina. Chi compra il giornale tutti i giorni non lo fa perché costa poco e perciò raddoppiare il prezzo farebbe perdere qualche lettore ma gli introiti complessivi saranno superiori a quelli attuali. È certo come è certo che i giornali dovranno tornare ad essere un prodotto di qualità. Un obiettivo difficile da raggiungere, a dire il vero. I quotidiani – chi più e chi meno – tracimano di pezzi senza costrutto. Togliendo i gossip e qualche nota di pregio, il lettore non si perde niente ignorando la gran parte dei pezzi.

Ricapitolando:
1- La qualità è in genere mediocre e poco cambia che il giornalista venga dal marciapiede oppure dall’università.
2- La concorrenza di internet si affronta mettendo il giornale online.
3- Chi legge un quotidiano non lo fa perché costa poco.
4- L’italiano resta comunque un popolo di analfabeti.
Giuseppe Spezzaferro

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