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devono sostenere l’economia reale

Bce: la ripresa c’è ma le banche
devono sostenere l’economia reale

Nel primo trimestre dell’anno il Prodotto interno lordo dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2% rispetto all’ultimo trimestre del 2013. «Tale evoluzione – scrive la Banca centrale europea nel bollettino di agosto tradotto e diffuso dalla Banca d’Italia – conferma la graduale ripresa in atto, pur essendo in certa misura più debole delle attese». Anche nel trimestre aprile-maggio-giugno i risultati delle ultime indagini congiunturali indicano una crescita moderata.
La Bce dà il merito della ripresina alla domanda interna sostenuta da una politica monetaria accomodante, dai continui miglioramenti delle condizioni di finanziamento che si trasmettono all’economia reale, dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali, nonché dagli incrementi del reddito disponibile reale attribuibili a prezzi dell’energia più contenuti.

IL PROBLEMA-DISOCCUPAZIONE
Sebbene dai mercati del lavoro provenga qualche ulteriore segnale di miglioramento – precisano gli analisti della Bce – la disoccupazione resta elevata nell’area dell’euro, unitamente a una capacità produttiva inutilizzata che permane nel complesso considerevole.
Per stimolare ulteriormente la ripresa, la Bce ha deciso di varare una combinazione di misure intese a realizzare un ulteriore allentamento della politica monetaria e a sostenere il processo di erogazione del credito all’economia reale.

Non scendo nei particolari perché non ho le necessarie qualifiche tecniche per tradurre le misure in un linguaggio comprensibile, ma in buona sostanza l’Istituto di Francoforte sta procedendo sulla strada imboccata da quando alla presidenza è arrivato Mario Draghi: una politica di tassi ridotti all’osso e misure per “convincere” le banche ad aprire i cordoni della borsa.

STIMOLO ALLE BANCHE
Per sostenere l’erogazione di prestiti bancari a favore delle famiglie e delle società non finanziarie, la Bce ha deciso che l’Eurosistema (sistema di banche centrali dell’area dell’euro) condurrà una serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine in modo da migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria sostenendo il processo di erogazione del credito all’economia reale.
Tutte queste operazioni scadranno fra quattro anni e il plafond iniziale complessivo ammonta a circa 400 miliardi di euro. È una bella cifra, che fa senz’altro la differenza.
La pianteranno le banche italiane di farsi prestare i soldi dalla Bce a tassi insignificanti per comprare titoli di Stato che danno sostanziosi tassi d’interesse?
La Bce ha avvertito: «Saranno adottati provvedimenti allo scopo di assicurare che i finanziamenti sostengano l’economia reale. Le controparti che non avranno soddisfatto determinate condizioni riguardo al volume dei prestiti netti erogati all’economia reale dovranno rimborsare i finanziamenti nel settembre 2016». Staremo a vedere.

PREVISIONI SUL PIL
Gli esperti dell’Eurosistema prevedono una crescita annua del Pil dell’1% nel 2014, dell’1,7 nel 2015 e dell’1,8 nel 2016. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti della Bce di marzo, l’espansione del Prodotto interno lordo è stata rivista al ribasso per il 2014 e al rialzo per il 2015.
Le previsioni non è detto che poi si avverino. I rischi che capitino intoppi e guasti sono tanti.
Tra i possibili disastri, la Bce mette «un’attuazione insufficiente delle riforme strutturali nei Paesi dell’area», per cui i responsabili delle politiche nell’area dell’euro dovrebbero portare avanti le misure di finanza pubblica e le riforme strutturali.
L’Italia è tra i Paesi che si trovano tuttora in mezzo al guado delle riforme. La Bce più di erogare quattrini non può fare.
Giuseppe Spezzaferro

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