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e perciò fa la guerra a Maastricht

Renzi non può tagliare la spesa
e perciò fa la guerra a Maastricht

L’euro è una moneta inventata di sana pianta. Il suo valore è determinato dal rispetto di alcuni “criteri di convergenza”, cioè di parametri che gli Stati debbono rispettare in quanti appartenenti all’eurozona. Sono criteri fissati matematicamente che c’entrano poco con l’economia reale.
Per spiegarmi meglio, faccio il paragone con il dollaro.
Se negli Stati Uniti lo Stato, mettiamo, dell’Ohio accumula un debito pubblico superiore al 60% del Prodotto interno lordo (che è uno dei parametri più noti di Maastricht) al dollaro non succede niente. A pagare più tasse e a fare una cura dimagrante della spesa pubblica saranno i cittadini dell’Ohio, mentre a quelli, per esempio, della California gliene può fregare di meno.
Se lo Stato del Wisconsin registra un disavanzo superiore al 3% del Pil (altro parametro di Maastricht) non c’è il rischio che i cosiddetti “mercati” penalizzino il dollaro. A dover stringere la cinghia saranno i cittadini del Wisconsin e non quelli, mettiamo, dell’Illinois.

GEOPOLITICA USA
A dirla tutta, il dollaro ha alle spalle i cacciabombardieri e i marines, per cui è pericoloso rifiutarlo. Prendete la tragedia del fu leader dell’Iraq Saddam Hussein. La stampa americana aveva trattato il presidente iracheno da grand’uomo ed elogiato la Casa Bianca perché l’aiutava a combattere contro l’Iran. Cambiò musica e cominciò a sfornare titoli contro il crudele dittatore dell’Iraq quando Baghdad fece sapere che avrebbe accettato euro invece che dollari per il pagamento del petrolio.
Per completezza d’informazione, debbo aggiungere che gli americani avevano aiutato sottobanco anche l’Iran. La geopolitica Usa impone, infatti, che in quell’area non ci debba essere nessuno Stato forte. La balcanizzazione della regione è oggi indubbiamente un successo della strategia statunitense; ma questo è un altro discorso. Torno all’euro.

La moneta europea, ripeto, si mantiene sul rispetto aritmetico dei 5 parametri fissati a Maastricht. I due più noti li ho citato sopra, gli altri 3 (inflazione, rapporti di cambio, fluttuazione) li lascio agli specialisti. Qui è sufficiente fissare un dato: l’euro è una moneta che non ha alle spalle né una Banca centrale europea libera di muoversi come la Federal Reserve americana o come la Banca d’Inghilterra, né cacciabombardieri liberi di bombardare al di fuori delle “indicazioni” che arrivano da Washington. Ecco spiegato il motivo per il quale, se i conti vanno male perfino nella piccola Grecia, l’euro paga pegno.

La mazzata più devastante per l’euro sarebbe, perciò, una marcia indietro su uno dei parametri di Maastricht. Ed è proprio quello che chiedono l’Italia e un altro paio di Paesi inguaiati.
Matteo Renzi ha assolutamente bisogno di quattrini per soddisfare promesse e richieste. Deve ottenere dall’Ue la indispensabile “elasticità” nel rispetto delle regole per drogare il cavallo Italia e farlo correre.

LA CATENA POLITICO-CLIENTELARE
Renzi non può tagliare la spesa pubblica (che, all’opposto, continua a crescere) perché non può perdere voti. La lunga catena, che va dalla festa paesana organizzata dalla “Pro Loco” con soldi pubblici al ripianamento da parte dello Stato dei deficit regionali, non può essere spezzata in nessun punto, pena il crollo del sistema clientelare di consenso sul quale si basa la democrazia italiana.

A parte giochetti demagogici, tipo il taglio sulla spesa per l’acquisto di cacciabombardieri o la “cancellazione” delle Province e del Senato, il governo Renzi è impotente ad intervenire seriamente sugli 850 miliardi di euro di spesa pubblica annuale. Fa fatica perfino a recuperare una decina di miliardi, figuriamoci a tagliare le mille mani che arraffano soldi pubblici una continuazione.

L’unico sistema è violare le regole europee. Come al solito. Tanti anni fa, c’era alla Sanità Carlo Donat Cattin, un democristiano ex partigiano, diventato famoso per via del figlio terrorista, il quale risolse il problema dell’acqua inquinata dall’atrazina stabilendo con decreto percentuali più alte della presenza di quel veleno. Con un tratto di penna, il ministro della Sanità dichiarò potabile l’acqua che fino a poche ore prima era stata dichiarata imbevibile. Di esempi del genere le cronache politico-parlamentari italiane sono generose come quella signora che non diceva mai di no.

IL PAPA RE E IL SULTANO
Salvare capra e cavoli, è una specialità italica almeno da quando il Papa Re cercava l’alleanza con il Sultano pur di fottere la Serenissima Repubblica di Venezia. La capra era lo Stato della Chiesa e i cavoli… pure.
A scanso d’equivoci, aggiungo che la Bce non può essere un altro nome per dire Buba, cioè la Bundesbank. La Banca centrale tedesca deve accettare una politica economica europea meno vincolata alla paura teutonica dell’inflazione. La Banca centrale europea deve avere gli stessi poteri che ha la Fed statunitense o la Bank of England oppure la Boj, la Banca centrale giapponese.

IL PIL ITALIANO È UNO E TRINO
L’Italia deve imporre all’Europa il riconoscimento del fatto il Prodotto interno lordo, per cause storico-antropologiche, non è uno, ma… trino. Una sostanziosa fetta di economia italiana, infatti, è prodotta dal lavoro nero, dal cosiddetto “sommerso” ed un’altra percentuale non indifferente è data dalla criminalità organizzata.

La semplice aritmetica spiega che, se il Pil italiano fosse soltanto quello ufficiale, da quel dì che l’Italia sarebbe fallita. Siamo ancora un’economia forte nel mondo perché produciamo più ricchezza di quanta ne denunciamo. Questa è la verità.

Da ciò discende, per esempio, la necessità di una diversa politica fiscale eccetera ecceterone. Tutta roba difficile. Più facile rompere le palle a Bruxelles per sforare ancora di più i parametri. Vero Renzi?
Giuseppe Spezzaferro

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