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e s’infogna in un’altra guerra

L’Italia dà armi ai Curdi
e s’infogna in un’altra guerra

Con un tweet la ministra degli Esteri Federica Mogherini ha dato la notizia che l’Italia porterà armi ai Curdi: «Via libera Commissioni #Esteri e #Difesa di Camera e Senato all’impegno del governo per l’#Iraq in campo politico, di sicurezza e umanitario».
La responsabile della Farnesina ha twittato felice dopo aver incontrato oggi, insieme con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, i deputati e i senatori delle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.

L’invio delle armi è stato preparato, a livello logistico, da una missione di soccorso varata il 14 agosto e conclusasi, guarda caso, oggi. E, guarda ancora il caso, oggi il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto una visita-lampo in Iraq.

In casi come questi non si può fare a meno di provare una punta d’orgoglio per le grandi capacità geostrategiche di cui dà prova l’Italia. Peccato che siamo tanto bravi a organizzare le cose quando fanno comodo agli Stati Uniti e ci riduciamo, invece, all’immobilismo quando Washington non ci dà il via libera; o, più semplicemente, non ci comanda di fare alcunché.

IL TEST LOGISTICO
La missione umanitaria è stata la prova generale, il test, della logistica necessaria per far arrivare le armi ai Curdi. I militari, d’accordo con i diplomatici, hanno organizzato un ponte aereo (6 voli) per portare in varie località del Curdistan iracheno 36 tonnellate di acqua, 14 tonnellate di biscotti proteici, 200 tende da campo e 400 sacchi a pelo.
Riuscita la prova, s’è stretta la tenaglia: da una parte il Parlamento ha detto sì a portare armi ai Curdi (che già sono riforniti dagli americani) e dall’altra parte Renzi ha ribadito l’impegno a portare la democrazia in Iraq. Il presidente del Consiglio ha ripetuto in chiave europea la formula statunitense dell’ingerenza negli affari degli altri in nome della democrazia. L’Europa non ha la necessaria forza, però. Non è unita come lo sono gli Stati Uniti d’America e perciò le parole di Renzi sono un bluff. Servono soltanto a giustificare l’impegno italiano nella guerriglia curda.
«L’Europa – ha proclamato il presidente del Consiglio in missione straordinaria a Baghdad – deve essere nei posti come in Iraq dove la democrazia è messa in pericolo».

Al momento, secondo quanto ha dichiarato la ministra Pinotti, porteremo armamenti leggeri e munizioni ai curdi che combattono contro gli jiahdisti sunniti dello Stato Islamico in Iraq.
È un teatro d’azione molto complesso e non me la potrei cavare in poche righe, per cui lascio perdere e rimando ad altra occasione.
Dopotutto, domani è un altro giorno, per dirla con Rossella O’Hara. Quando si tratta di guerre, gli sviluppi sono sempre imprevedibili. E il più delle volte disastrosi.
Giuseppe Spezzaferro

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