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troppa gente e pochi cittadini

Crisi, l’Italia a pezzi perché ha
troppa gente e pochi cittadini

Anni fa un film raccontava la storia di un pretore d’assalto (Ugo Tognazzi) che dava invano la caccia ad un industrialotto inquinatore (Vittorio Gassman). L’onesto magistrato riusciva, comunque, a far condannare il disonesto capitalista, ma per un reato che non aveva commesso. Non solo. L’ecologico togato eliminava addirittura le prove dell’innocenza, sicché migliaia di anni di giurisprudenza finivano miseramente bruciati insieme con le prove dell’innocenza del condannato a priori (“In nome del popolo italiano”, regia di Dino Risi, 1971).

La gente in sala applaudiva il finale. Perché? Perché la gente non sa cosa sia il diritto. E disprezza le leggi. Importante era (ed è) incastrare il pescecane e, quindi, onore al merito del persecutore. La gente vuole la punizione del reo soprattutto quando si tratti di qualcuno che abbia realizzato il sogno ricorrente e comune a tutti: denaro, potere, successo. E la invoca, quella punizione, senza andare troppo per il sottile.
La gente gode per la forca in piazza come le tricoteuses davanti alla ghigliottina.

LA GENTE SI AUTOASSOLVE
Abbiamo detto e ripetuto “gente”, anche se non è politically correct, proprio per marcare che non c’è opinione pubblica, né cittadino, né società civile, quando il diritto è sostituito dal linciaggio.
Va da sé che il cappio è sempre destinato agli altri. La gente si autoassolve; sempre. Essa conosce esclusivamente i propri diritti.
Ha il diritto di parcheggiare sul marciapiede e, poi, di chiedere l’intervento dell’amico per farsi togliere la multa.
Ha il diritto di non perdere tempo appresso al figlio e poi di andare a chiedere al professore di promuoverlo anche se è un ciuccio.
Ha il diritto di andarsene in vacanza e di abbandonare perciò il nonno all’ospedale.
Ha il diritto di avere le strade pulite e di lanciare l’immondizia dalla finestra… la lista sarebbe fin troppo lunga; chiunque può, senza sforzo, aggiungere i propri diritti.

La gente, insomma, ha tutti i diritti, a partire dal primo: il diritto di non avere doveri.
Questa gente, però, c’è sempre stata. Non è vero che sia vittima del consumismo, dell’edonismo o della globalizzazione. Dal codice di Hammurabi (se non da prima ancora) la Storia racconta degli sforzi fatti per dare alla gente codici e leggi.
E racconta anche delle violazioni a codici e leggi commesse dagli stessi governanti. Troviamo le tangentopoli in qualunque epoca e a qualunque latitudine. Non registriamo, dunque, alcuna novità quando la gente s’arroga il diritto di scansare le regole.

La novità devastante è che la gente sta aumentando di numero mentre i cittadini diminuiscono, l’opinione pubblica s’impoverisce e la società civile perde consistenza.
E quando una comunità è composta in prevalenza da gente non va da nessuna parte: s’avvita su sé stessa come una nave di ferro guidata da una bussola magnetica.
Giuseppe Spezzaferro

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