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a tutto vantaggio dei “cravattari”

Usura, le banche prestano meno soldi
a tutto vantaggio dei “cravattari”

I “cravattari” si fregano le mani. Stringono le proprie “cravatte” grazie alle banche che speculano sulla differenza a loro favorevole tra gli interessi pagati sui soldi prestati dalla Banca centrale europea e quelli assicurati dai titoli di Stato. L’ironia di Belli e Trilussa, grandi poeti in dialetto romanesco, la troviamo tutta nella parola “cravattaro” inventata per definire l’usuraio. La “cravatta” è una mossa di lotta che consente a chi la mette in atto di strozzare l’avversario fino a costringerlo ad arrendersi. Aumentano, purtroppo, gli italiani che si arrendono all’usura. Sono soprattutto i piccoli imprenditori a finire nelle mani degli strozzini. Le banche sbattono le porte in faccia a chi chiede un prestito e, sovente, sono gli stessi funzionari che “consigliano” di avvalersi di una “finanziaria”.

I DATI DELLA CGIA MESTRE
La situazione è stata fotografata dalla Cgia Mestre, Associazione artigiani piccole imprese, che ha diffuso i dati relativi al periodo che va tra la fine del 2011 e la fine del 2013.
Le banche hanno stretto i cordoni della borsa riducendo di 87,6 miliardi di euro i prestiti alle imprese. In termini percentuali in due anni il calo è stato dell’8,8%.
Sono diminuiti anche i prestiti alle famiglie, già scarsi: -9,6 miliardi, cioè l’1,9% in meno.

Nel complesso le banche hanno erogato circa 100 miliardi di euro in meno. È probabile che nello stesso periodo le banche abbiano comprato 100 miliardi di titoli di Stato in più.

LA SPECULAZIONE BANCARIA

Com’è noto la Bce presta i soldi allo 0,15% di interesse e lo Stato sui propri titoli paga in media più del 2%. Risulta evidente che ad una banca conviene farsi prestare quattrini dalla Banca centrale europea e investirli in titoli di Stato, lucrando sulla differenza dei tassi.

Nessuno pretende che le banche si mettano a fare la Dame di San Vincenzo. È ovvio che chi maneggia denaro vuole guadagnarci il massimo. Ecco perché la Bce ha deciso di prestare soldi soltanto se questi vengono immessi nell’economia reale. Conoscendo l’abilità dei tecnici bancari, scommetto che nasceranno mille modalità mediante le quali le banche potranno aggirare i vincoli della Bce. Lo vedremo presto.

USURAI PIÙ FORTI AL SUD
Intanto, la Cgia getta l’allarme soprattutto per il Sud. Nel 2013, infatti, la Campania, la Calabria, l’Abruzzo, la Puglia e la Sicilia sono le realtà dove la “penetrazione” dei cravattari ha raggiunto i livelli maggiori. Sono regioni nelle quali la criminalità organizzata è “tradizionalmente” più forte e di usurai “indipendenti”, come quelli raffigurati nella letteratura e nel cinema, non so quanti ne siano rimasti, ma è certo che l’usura è strettamente legata alle varie mafie che okkupano il Sud.

L’indice del rischio usura è stato calcolato mettendo a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2013: disoccupazione, fallimenti, protesti, tassi di interesse applicati, denunce di estorsione e di usura, numero di sportelli bancari e rapporto tra sofferenze ed impieghi dichiarati dagli istituti di credito.
Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi ha posto l’accento sul fatto che «oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali a spingere molti piccoli imprenditori nella morsa degli usurai».

«Per i disoccupati o per i lavoratori dipendenti – ha spiegato Bortolussi – sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie, brutti infortuni o a seguito di appuntamenti familiari importanti, come un matrimonio o un battesimo».
Il rischio usura, rispetto ad un indicatore nazionale medio pari a 100, è più forte in Campania (164,3) poi vengono la Calabria con 146,6, l’Abruzzo con 144,6, la Puglia con 139,4 e la Sicilia con 136,2. L’indice più basso è registrato dal Trentino Alto Adige: 51,8, cioè 48,2 punti in meno della media nazionale.

LE FAMIGLIE RISPARMIANO
Comunque le famiglie sono indebitate in media per circa 19 mila euro (dato del 2013). Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, fa notare l’Ufficio studi della Cgia, si intende quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto della casa, dai prestiti per comprare auto/ e moto e, in generale, beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc.

Dall’inizio della crisi, nel 2007, l’incremento del debito medio nazionale delle famiglie consumatrici è stato del 35,1%. Dal 2011 le famiglie, ha precisato il segretario Bortolussi, «hanno preferito indebitarsi sempre di meno, privilegiando il risparmio. Infatti, tra la fine del 2011 e lo stesso periodo del 2013, i depositi delle famiglie consumatrici sono aumentati a livello nazionale del 12%».

Insomma, gli Italiani si stanno difendendo dalla crisi facendo meno acquisti, meno investimenti e più risparmi. Si tratta, ovviamente, di medie. Ci sono famiglie che non hanno la possibilità di risparmiare e per le quali consumare di meno non è una scelta ma una necessità imposta dalla scarsità di denaro da spendere.
Giuseppe Spezzaferro

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