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ma è sbagliato gioirne

Pil, la Germania rallenta
ma è sbagliato gioirne

È salutare gioire perché anche in Germania le cose vanno male? Aver scelto Berlino, nella persona della kanzlerin Angela Merkel, come “nemico” da combattere per il bene dell’Italia è roba buona e giusta? Non credo proprio. I Tedeschi hanno una paura fottuta dell’inflazione e per questo mantengono una rigida politica monetaria. Ricordano con dolore i tempi nei quali andavano con la carriola carica di marchi per comprare un pezzo di pane e non vogliono correre il benché minimo rischio.
Per il resto, i Tedeschi seguono una linea difficile da bocciare. Mirano a ridurre al minimo fisiologico gli sprechi del pubblico denaro e vogliono che anche gli altri Paesi Ue rispettino i parametri inventati per mantenere l’euro in salute. Possiamo dare loro torto?

IL RIGORE E GLI SPRECHI
La politica del rigore, però, impedisce la ripresa. Vero?
Il rigore mette i tappi alle mani bucate dei pubblici amministratori avvezzi a largheggiare con i soldi nostri. Questa è la verità. Se a Berlino (ma anche nel resto d’Europa) si convincessero dell’onestà d’intenti del ceto politico-industriale italiano, consentirebbero maggiore “elasticità” all’Italia. Ma non ci credono. Sono convinti che l’Italia chiede di poter bucare i tetti per poter tornare a fare la bella vita.
Il pressing del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla Germania s’è intensificato nelle ultime ore grazie alle pessime notizie relative all’economia teutonica.
Se qualcuno me lo chiedesse, direi che sono del parere che l’Europa dovrebbe consentire di fare la differenza tra spese improduttive e investimenti. Le voci di passivo in un bilancio non hanno tutte lo stesso valore, questo è certo. Per cui, potremmo spendere un po’ di quattrini per varare quei lavori pubblici capaci di innescare un circolo virtuoso e far riprendere produzione e occupazione.

I GUAI DELL’ITALIA
Le esigenze dell’Italia non trovano grande ascolto. Perché? Intanto, è arcinoto che non siamo capaci nemmeno di spendere i soldi dei vari fondi Ue. Le lotte tra clan e capiclan, tra le migliaia di cacicchi che si spartiscono potere e quattrini, sono note anche all’estero. La dimostrata antica impotenza dinanzi al potente esercito degli evasori fiscali è un altro elemento che non depone a favore dell’Italia. L’enorme macigno, fatto di tasse, balzelli, accise e prelievi vari, che schiaccia l’economia è un ulteriore dato deleterio per l’immagine dell’Italia. Scandali (più o meno inventati) e casi di corruzione (a volte inesistenti) danno la mazzata finale.
Con quale faccia andiamo a chiedere fiducia? Bah!
Dicevo prima delle difficoltà che sta attraversando la Germania.

LE NOTIZIE DELLA REUTERS
L’agenzia britannica “Reuters” (www.reuters.it) ha riportato oggi gli sconsolanti dati dell’Ifo (Institut für Wirtschaftsforschung). L’indice sulla fiducia delle imprese, infatti, è calato dal 108 di luglio al 106,3 di agosto. Gli analisti avevano previsto un calo minore: 107. Altro dato preoccupante (anticipato da un analista dell’Ifo, tale Klaus Wohlrabe) è che, nel terzo trimestre dell’anno, il Prodotto interno lordo tedesco potrebbe essere pari a zero. Che sarebbe una buona notizia rispetto al -0,2% indicato dall’istituto di statistica nazionale per il secondo trimestre.

I NUMERI TEDESCHI
A completare il quadro ci sono i numeri delle entrate fiscali, che sono in aumento (nei primi sette mesi, sono state di circa 330 miliardi di euro segnando un +2,6%) ma il governo Merkel aveva stimato che la crescita sarebbe stata del 3,4% sul 2013.
L’economia sommersa (il nero in Germania vale 351 miliardi di euro) è più impermeabile al fisco di quanto la kanzlerin e i suoi tecnici credessero.
Anche la tangentopoli germanica è abbastanza florida: gli esperti valutano il malloppo in circa 250 miliardi (dati del 2012).
Anche la locomotiva d’Europa deve fare i conti con l’economia nera e con la corruzione, ma non ne fa una bandiera da sventolare per autoassolversi.
La domanda da porsi è: a cosa si deve questa brusca frenata tedesca?

LA GUERRA COMMERCIALE BERLINO-MOSCA
Guardiamo ai pessimi rapporti Germania-Russia da quando è cominciata la guerra commerciale dell’Europa contro Mosca colpevole di interventismo armato in Ucraina.
Valutare i contraccolpi economici è roba da specialisti, ma le cifre sul calo delle esportazioni tedesche in Russia sono abbastanza indicative.

Nel 2013, l’export della Germania sui mercati russi è calato di quasi 2 mila miliardi di euro e da gennaio a maggio di quest’anno il calo è già stato del 14,7%. Per la precisione, il calo dell’export a marzo è stato del 7,2% rispetto al 2013, in aprile del 16,9 e a maggio del 17,5.

C’è anche da ricordare che in Russia lavorano quasi seimila imprese tedesche. Quanto peserà su di loro l’Ucraina si vedrà a fine anno nei loro bilanci.
Invece di sperare che la Germania si indebolisca così da essere più malleabile, si pensi piuttosto ai contraccolpi sulle nostre aziende presenti sui mercati tedeschi. Un calo dell’export italiano avrebbe effetti disastrosi. Altroché!
Giuseppe Spezzaferro

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