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Più di tremila anni fa il primo tracciato

Il Canale di Suez va al raddoppio
Più di tremila anni fa il primo tracciato

In Egitto si lavora all’ampliamento del Canale di Suez. Tra circa un anno, la navigazione sarà possibile in entrambi i sensi per cui si prevede il raddoppio del traffico da 50 a 100 navi al giorno. Si calcola anche che, dai 4 miliardi di euro annui incassati mediamente dall’Egitto, si passerà a quasi 10 miliardi e mezzo di euro.
Il Mediterraneo è tornato ad essere centrale per i traffici del mondo. Faccio notare che, pur essendo un dato arcinoto, i governanti d’Italia non hanno fatto granché né per ampliare i porti esistenti, né per costruirne di nuovi. Ad approfittare della “rinascita mediterranea” (fatto molto più serio della cosiddetta “primavera araba”) sono stati, perciò, tutti gli altri Paesi che si affacciano su quello che un tempo era Mare Nostrum (e che oggi è l’intestazione di un fallimento umanitario).

Com’è noto, il Canale di Suez consente alle navi di passare dal Mediterraneo all’Oceano Indiano senza dover circumnavigare l’Africa. È anche noto che nel 1871 fu data al Cairo la prima rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi scritta per celebrare la costruzione del Canale. È meno noto che il progetto fu di un ingegnere trentino (Luigi Negrelli) e che la realizzazione fu opera di un diplomatico francese (Ferdinand de Lesseps).

A KARNAK IL FARAONE ATTRAVERSA IL CANALE
Ciò che pochi sanno è che sulle pareti di un tempio a Karnak è raffigurato il faraone Sethi I che ritorna da una guerra in Siria attraversando un ponte sul canale. Lo storico britannico J.F.C.Fuller scrive che il conquistatore persiano dell’Egitto, Dario il Grande, «riaprì anche il canale di Suez, che esisteva dai tempi di Sethi I ed esplorò l’Oceano Indiano» (“Le battaglie decisive del mondo occidentale e loro influenza sulla storia”, Roma 1988).
Sethi regnò dal 1294 avanti Cristo al 1279 e Dario fu re di Persia dal 522 avanti Cristo al 486. Parliamo di parecchi secoli prima che il Khedivè d’Egitto desse il permesso di costruire il canale.
Per i più curiosi, aggiungo qualche altra notizia.

Prima di Dario, ci fu l’intervento del faraone Nècao II (Nèco, Νεχαώ, Necho) regnante dal 609 al 594 a. C. Leggo su Treccani.it: «Si deve a lui l’inizio di un’opera di canalizzazione, intesa a congiungere il Mar Rosso e il Nilo; e fu sotto il suo patrocinio che un gruppo di marinai fenici compì il primo periplo dell’Africa». In proposito, duemilacinquecento anni fa, lo storico greco Erodoto raccontò: «…ben 120.000 Egiziani perirono, sotto il re Neco, mentre lo scavavano. Neco, però, lo lasciò interrotto a metà…» (“Le storie”; Mondadori, 1963).

LA MANCATA FUGA DI CLEOPATRA
In margine alla storia del Canale, un’antica tradizione racconta che Cleopatra, dopo la sconfitta di Azio, avrebbe potuto fuggire via mare.
Da un vecchio opuscolo (“Cleopatra nella tradizione romana”; Cairo 1891), riporto un brano di una conferenza tenuta dall’egittologo Giuseppe Botti, direttore del museo greco-romano di Alessandria d’Egitto: «Comunque, Cleopatra poté fuggire anch’ella; non volle. Cleopatra non volle sulla sua flotta ripararsi in lidi securi. Questi lidi riposti securi non sono in riva al Mediterraneo, perché tutto il bacino del Mediterraneo, meno Alessandria, era allora in podestà di Ottaviano; dovrà dunque intendersi il littorale del Mar Rosso. Ammetto. Ma è un assurdo che la flotta alessandrina potesse passare dal Mare Mediterraneo nel Golfo arabico. Nego. Plinio stesso ci indica a due miglia da Alessandria il posto d’imbarco sul canale navigabile che metteva al ramo canopico del Nilo e di là a Coptos: da questa città per una nota strada tolemaica si raggiungeva il Mar Rosso a Berenice, città soggetta a Cleopatra. Inoltre si poteva anche al di sotto di Menfi, pel canale traversale dei due principali rami del Nilo, entrare nel canale di Babylon e di là raggiungere in breve Klysma sul Mar Rosso».

Della regina Cleopatra in fuga parla anche lo scrittore greco e cittadino romano Plutarco quando racconta la vita di Marco Antonio, ma non mi ritrovo il testo sottomano. Una spiegazione è il disordine che impera nella mia biblioteca. Un’altra (più probabile, purtroppo) è che durante un trasloco mi furono sottratti parecchi libri.
Giuseppe Spezzaferro

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