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La Grande Rapina al Treno: Briggs verso la libertà

Il quotidiano britannico “The Guardian” si è occupato ancora una volta della Grande Rapina al Treno: la rapina al postale Glasgow-Londra, nella notte dell’8 agosto 1963, che fruttò un bottino di 2 milioni e mezzo di sterline (oggi sarebbero 70 milioni di euro). Per Ronnie Biggs, uno dei rapinatori, l’avvocato prevede la messa libertà per il San Valentino 2009 e gli amici già gli cercano casa.

Ma perché tanto scalpore? E tanto interesse dei media? Biggs era un giovane aggregato, non era il cervello della banda. Anzi. Per la rapina, fallì il compito che aveva (pagare un macchinista in pensione per guidare il treno) tant’è che la banda dovette “convincere” a bastonate il macchinista in servizio quella notte sul treno. Comunque andò tutto storto e furono tutti catturati dalla polizia. The Great Train Robbery in fin dei conti non è una grande storia, ma fu proprio il giovane scalcinato Biggs a farla diventare uno di quei temi che tanto appassionano la gente.

Pochi mesi dopo l’incarcerazione, Ronnie Biggs evase servendosi di una scala di corda fatta in cella (il muro della prigione di Wandsworth era alto sette metri): fu proprio una fuga da film. Con relativa caccia all’uomo. Sulle sue tracce Scotland Yard sguinzagliò un nugolo di investigatori. Briggs a Parigi si fece cambiare i connotati da un chirurgo plastico, e poi emigrò in Australia, dove si fece raggiungere dalla moglie e dai figli. Fu rintracciato a Sidney ma Scotland Yard non riuscì a mettergli le manette: era scappato in Brasile. La caccia continuò e a Rio de Janeiro la famosa polizia britannica raggiunse l’obiettivo. Ma nel frattempo Briggs aveva messo incinta una spogliarellista e per la legge brasiliana non poté essere estradato. L’evaso più famoso del tempo si dette alla bella vita e quando finirono i soldi si trovò un… lavoro. Diventò un’attrazione turistica: la gente sborsava bei quattrini per l’invito ai party che organizzava nel giardino di casa. Fece l’attore in The great rock’n’ roll swindle con i Sex Pistols e il testimonial (in uno spot per una marca di caffè recitava: “Quando sei in fuga, ti fa piacere una buona tazza di caffè”). Per i 70 anni diede un party che durò cinque giorni. Insomma, non è stato un latitante “riservato”. E ogni notizia che in qualche modo lo riguardasse faceva subito il giro del mondo.

Poi, nel 2001, decise di rimpatriare e scontare la pena. Colpito per ben tre volte da ictus, Briggs aveva perso la parola e tornare a casa era stata una scelta che si potrebbe definire obbligata.

Insomma, il caso è sul tavolo della Commissione per la libertà condizionata. E “The Guardian” se n’è occupato. Briggs fa ancora notizia.

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