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non si sono messi d’accordo

Genova affoga perché i cacicchi
non si sono messi d’accordo

Piove e Genova viene travolta e sommersa dall’acqua. Dicono che è stata una specie di diluvio universale. Dicono anche che il fiume ha raggiunto livelli mai visti. C’è anche chi ammonisce non senza compiacimento: «Se offendete Madre Natura, lei poi si vendica e vi punisce». Con fedeli di questo tipo torniamo ai tempi dei sacrifici umani fatti per placare il dio che dalla montagna eruttava fuoco e fiumi arroventati. Con i fedeli, invece, delle “bombe d’acqua” e di altre spiegazioni pseudo-scientifiche, ci fermiamo all’ora della rassegnazione. Cosa fare – suggeriscono costoro – contro 500 millimetri d’acqua? E lasciano intendere che tocca aspettare che la tempesta passi e che altro non si possa fare.

LE GRANDI PIOGGE A CINEMA
Mi sono informato e ora so che un millimetro d’acqua equivale a un litro d’acqua versato su una superficie di un metro quadrato.
Per avere un’idea delle dimensioni, pensate che in India le piogge monsoniche vanno dagli 800 ai 3.000 millimetri!
In proposito, ricordo due film che ho visto da ragazzino: “La grande pioggia” e “Le piogge di Ranchipur”, che poi sono un solo perché il secondo è la copia (chi se ne intende dice “remake”) del primo.
Comunque sia, l’acqua sommerge città e paesi dove fognature, argini e canali di scolo erano (e forse ancora lo sono, ma dovrei andare in India per verificare) opere primitive oltre che insufficienti.

LA SUPERBA UMILIATA
Ma Genova? Volete paragonare la Superba, che insieme con altre tre repubbliche marinare ha dominato per secoli il Mediterraneo, ad uno dei tanti agglomerati indiani formati da baracche e catapecchie dominate da templi e alberghi per turisti?
La città che insieme con Torino e Milano forma il triangolo industriale italiano è stata, dunque, abbandonata al destino di un qualsiasi slum indiano, di una favela brasiliana, di una bidonville africana?

Nemmeno per idea, perbacco! Lo Stato non ignora l’importanza di Genova e perciò ha stanziato milioni e milioni di euro perché non affogasse per un acquazzone. Anzi, lo Stato s’è preoccupato di stanziare miliardi di euro per riparare al dissesto idrogeologico nazionale. E dunque?

LA STORIA SI RIPETE
La storia è sempre la stessa. I soldi non sono stati spesi perché non si sono messi d’accordo. Chi? Ma i cacicchi, ovvio! Se quelli che si spartiscono il potere non trovano un’intesa, scattano i veti incrociati e tutto si blocca. Ed è anche inutile che un appalto venga assegnato se non è prima intervenuto un… concordato.

I cacicchi erano i capi tribù che dominavano le aree dal Messico al Perù. Rivali gli uni degli altri, gelosi dei successi altrui, erano disposti a far qualsiasi cosa pur di vedere l’antagonista in ginocchio. Fu grazie alle loro contese che i conquistadores fecero piazza pulita.

VETI INCROCIATI
A Genova è successo un fatto analogo: una società ha vinto l’appalto ma è stata bloccata e i lavori non sono mai cominciati.
Nel 2010, infatti, il governo Berlusconi aveva stanziato 35,7 milioni di euro per intervenire sul fiume Bisagno ed impedire nuove alluvioni.
Nel 2012, dopo due anni delle solite procedure al rallentatore, l’appalto era stato assegnato.
Dopodiché scoppiò la guerra di ricorsi al Tribunale amministrativo regionale della Liguria, di sentenze del Consiglio di Stato, di decisioni del Tar del Lazio: un groviglio di impedimenti che nessuno dei cacicchi ha avuto la forza di neutralizzare.
È stato, evidentemente, un braccio di ferro fra cacicchi: «Credi di aver vinto? Mò vedi che ti combino!… Con noi, voi non la spuntate. Vi daremo una lezione che non dimenticherete».

VINCONO LE REGOLETTE
Ancora una volta è dimostrato che senza un accordo preventivo (spartizione concordata, frazionamento funzionale, lottizzazione clientelare) c’è la paralisi.
Le regole principali della politica politicante hanno niente che fare con la filosofia, la religione, l’ideologia, l’economia… sono formulette semplicissime. Le prime due sono:
1- “Tu dai una cosa a me, io do una cosa a te”.
2- “Levati tu, che mi ci metto io”.

Tutto il resto è letteratura per l’infanzia. Se il politico dice che “è una questione di principio”, nei suoi occhi fa capolino il simbolo del dollaro come in quelli di zio Paperone. Se dichiara che resterà “fedele a quella scelta”, vuol dire che sono a buon punto gli accordi per passare dall’altra parte.

Stando così le cose, resta una domanda: saranno avviati finalmente i lavori per mettere in sicurezza Genova?
C’è anche una domandina al margine: a lavorare sarà la stessa società che ha vinto l’appalto bloccato oppure un nuovo “consorzio”?
Staremo a vedere.
Giuseppe Spezzaferro

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