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perché i big non sono venuti

Grillo: il Circo non s’è riempito
perché i big non sono venuti

Al Circo Massimo in Roma, Beppe Grillo ha chiamato a raccolta il popolo cinquestelle per dettare la linea da seguire adesso. Si preoccuperà lui di dare indicazioni su eventuali cambiamenti. Con la sincerità del politico di razza, il capocomico (nel senso nobile del termine) ha rilevato che è sbagliato lanciare alla gente troppi messaggi insieme. La gente – ha spiegato – non li capisce, fa confusione e non ti segue. Per questo il non-leader cinquestelle ha limitato a due i messaggi su cui insistere: l’uscita dall’euro (con annesso referendum etc.) e il reddito di cittadinanza (con i soldi tolti alle spese militari).
I parlamentari, i consiglieri, i sindaci… insomma tutto il personale cinquestellato da oggi sa che alla gente deve parlare innanzitutto dei due temi che Grillo ha iscritto nell’agenda politica del movimento.

LA TRE GIORNI
La concentrazione pentastellata è durata tre giorni e il comico prestato alla politica è intervenuto di continuo. Da navigato uomo di spettacolo s’è profuso nel tenere alto il calore della piazza anche perché la partecipazione non è stata eccezionale. Enrico Mentana, che ha dedicato alla giornata conclusiva (oggi, domenica 12 ottobre 2014) una diretta su “La7”, ha parlato di tre/quattromila persone. Qualcuno dal palco ha detto grazie ai “duecentomila” presenti. I parlamentari intervistati tra un rap e l’altro hanno oscillato dai centomila ai cinquecentomila.

POCA GENTE
Che il numero fosse più basso delle attese, Grillo l’ha confermato accusando i big di non essere intervenuti allo show: «Qualcuno non è venuto dicendo che era a Los Angeles per registrare. Figuratevi! La verità è che i grandi nomi non sono qui per paura».
Non perdo tempo sulla “paura” dei big e vado all’osso. Che è: se sul palco si fossero esibiti, faccio un esempio inverosimile, i Rolling Stones, il Circo Massimo sarebbe stato riempito alla grande e Grillo avrebbe potuto vantare la partecipazione di un milione di seguaci.
I circhi come gli stadi non si riempiono se non c’è uno show di alto livello. Questo il capocomico genovese lo sa e il lamento per il “tradimento” dei big gli è uscito spontaneo. Comunque, chi ha visto le immagini in tv ha visto una grande folla, perché gran parte del Circo Massimo era occupata da una miriade di bianchi gazebo.

LE PAURE DEL CAPOCOMICO
Di tutto quello che il capocomico ha detto, non ho difficoltà a dirmi d’accordo su parecchie cose. Grillo ha denunciato massoneria e mafia, ladri e inciuci, banche e banchieri, sfondando porte più che aperte.
La sua spiegazione, invece, sul benessere che l’Italia riconquisterebbe con l’uscita dall’euro non mi ha convinto nemmeno un po’ (ma riconosco che è assai difficile scalfire il mio europeismo) e la sua insistenza sul numero di firme da raccogliere per il referendum mostra che il vero obiettivo, più che imporre al Parlamento una legge, è di ringalluzzire le schiere deluse dalle recenti parlamentari europee.

La sincerità dell’accusa lanciata ai gruppi e ai cantanti che non si sono presentati, l’ho risentita tale e quale all’inizio dell’intervento di oggi. Grillo ha esordito dicendo che questi mostri (cioè i due leader in pool position che stanno guerreggiando a colpi di fioretto, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista) fra massimo due anni lo avranno mandato al Parlamento europeo a tener compagnia a Clemente Mastella. E perché fosse chiaro non trattarsi di una boutade, ha concluso: «Questa è la politica, che ci volete fare».

MI AUTOCITO
Per pura vanità personale, mi autocito qui di seguito sia per confermare che Grillo sulla Germania, per esempio, non ha fatto nessuna rivelazione-choc, che per ricordare la sostanziale invarianza della situazione dai tempi del governo Letta.

«L’economia sommersa (il nero in Germania vale 351 miliardi di euro) è più impermeabile al fisco di quanto la kanzlerin e i suoi tecnici credessero. Anche la tangentopoli germanica è abbastanza florida: gli esperti valutano il malloppo in circa 250 miliardi (dati del 2012)» (http://www.internettuale.net/1929/pil-la-germania-rallenta-ma-e-sbagliato-gioirne).

«L’irruzione dei cinquestelle ha salvato dal botto finale il ceto politico dominante. Il comico genovese prestato alla politica ha fatto da antidoto. Ha fermato il gigantesco tric trac nazionale. L’ha spento prima che esplodesse. La momentanea rinuncia del partito che fu di Pier Luigi Bersani all’antiberlusconismo talebano e il provvisorio disarmo dell’anticomunismo berlusconiano hanno partorito il governo presieduto dal postdemocristiano Enrico Letta. E’ stato un parto cesareo. Il bisturi in mano ce l’aveva e ce l’ha Giorgio Napolitano che da vecchio combattente comunista ha imparato a riconoscere l’odore della rivolta. Perciò ha recitato a tutti il mantra “Qui andiamo a picco tutti” finché i capponi hanno smesso di beccarsi a vicenda mentre sui loro colli andavano stringendosi le mani della gente incazzata» (http://www.internettuale.net/1322/tric-trac-grillo-camperino-e-i-pensierini-di-letta).

«Ricordate la Dc che faceva la diga anticomunista? E il Pci che s’opponeva alla reazione perennemente in agguato? Bene, ora c’è Grillo. Il suo mantra è: sono io la diga che protegge la democrazia. Il capocomico non dimentica i maestri e pesca a piene mani dai loro canovacci. Se domani Grillo pubblicherà i suoi comandamenti, i primi due saranno: 1 – Non avrai altra diga che me. 2 – A chi non mi segue il vaffa eterno» (http://www.internettuale.net/1331/grillo-non-avrai-altra-diga-che-mechi-non-mi-segue-merita-il-vaffa-eterno).
Giuseppe Spezzaferro

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