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l’uno coopta mentre l’altro espelle

Renzi e Grillo si preparano al voto:
l’uno coopta mentre l’altro espelle

I due vincenti del momento stanno lavorando per “confermarsi” alle prossime elezioni. L’attuale presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e il fondatore-dominus del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, infatti, hanno dato il via alle grandi manovre per ottenere in esclusiva il timone della nave-Italia.
A fare la differenza tra i due è l’educazione. Renzi è un postdemocristiano opportunista, Grillo è opportunista tout court.
Sono entrambi, però, ottimi capocomici. Ciascuno è un dominus gregis di grande forza. A teatro, nell’antica Roma, la compagnia faceva capo a un direttore artistico che era anche impresario, che s’occupava di reclutare e pagare gli attori, che sceglieva che cosa e dove rappresentare e che curava la messa in scena. Era il dominus, il padrone, non di un gregge di pecore bensì di un’allegra brigata di teatranti. Quando il latino è diventato lingua morta, il capocomico ha preso il posto del dominus gregis.

DUE CAPOCOMICI
Definire capocomici sia il comico genovese che l’enfant prodige fiorentino non mira ad offendere, bensì a chiarire.
Nel teatro d’oggi, il regista è figura diversa dall’impresario, come dallo scenografo e dal costumista, come dal sarto e dal truccatore, e via elencando. La specializzazione s’accompagna alla crescita. È sparito il factotum, il tuttofare, l’uomo dai mille compiti. Saltando di palo in frasca, quando i giornali la pianteranno di essere generalisti e avvieranno un serio processo di specializzazione, il mondo dell’informazione riguadagnerà la stima (oggi fortemente indebolita) della gente e forse anche qualche lettore in più.

DOMINUS GREGIS
Chiarito che l’operaio specializzato nasce quando la fabbrica fa prodotti complessi, risulta lampante che in questo momento i partiti sono fabbrichette che producono roba da quattro soldi e che, per questo motivo, danno ampio spazio al capocomico, alla persona cioè in grado di fare di tutto un po’. Il segretario di un partito è un dominus gregis in senso pieno, essendo il “gregge” composto sia di comprimari e funzionari che di simpatizzanti ed elettori.
Il partito è stato ridotto ai minimi termini e perciò ha assoluto bisogno di un dominus, in assenza del quale sparirebbe dalla circolazione in men che non si dica.
Quando Silvio Berlusconi se ne uscì con Forza Italia, gli esperti di politica e gli intellettuali embedded furono concordi nel giudicare l’operazione un fallimento.
«Un partito – irridevano – non nasce dalla sera alla mattina». Si sbagliarono perché il dominus gregis era potente e ricco: per lui trovare il gregge fu un gioco meno impegnativo che mettere insieme una squadra di calcio vincente.
Renzi e Grillo, dunque, sono capocomici di tutto rispetto. Che vengano da “scuole” diverse, si arguisce da ciò che stanno facendo.

RIEDIZIONE DELLA DC
In breve, Renzi sta rifondando la Democrazia Cristiana, partito di centro che guarda verso sinistra (come diceva Alcide De Gasperi). Le nuove generazioni non sanno nemmeno che è esistito un partito con quel nome, ma la DC ha dominato l’Italia per circa sessant’anni perché era un insieme di “Carri di Tespi”, di teatranti girovaghi, di compagnie con tanti capocomici ciascuno diverso dall’altro.

La DC prendeva voti in tutti gli ambienti, tra i contadini e gli operai, gli impiegati e le massaie. «È il partito dei preti, è il braccio secolare del Vaticano…»: accusavano i nemici (tra i quali, tanto per essere precisi, i più forti erano i comunisti, braccio secolare del Cremlino, la chiesa di Mosca). Era vero che la Democrazia Cristiana rivelasse già dal nome una precisa collocazione, ma è anche vero che in diverse occasioni disse dei “No!” forti e chiari al Papa e ai Vescovi.
Comunque sia, la DC era trasversale. Come dicono i politologi, era interclassista. Un dato che faceva infuriare gli altri, perché ciascuno di loro aveva un target limitato: dal MSI, che si rivolgeva ai fascisti vecchi e nuovi, al PCI, che puntava alla lotta di classe del proletariato, al PLI, che evocava la tradizione massonico-risorgimentale…. ciascun partito aveva un elettorato ben indentificato.
La DC, invece, aveva tanti elettorati per quanti erano i capocomici; e così prendeva una marea di voti.

Renzi ha spalancato le porte del Partito Democratico a tutti, a gente che viene dall’estremismo di sinistra come a chi proviene da esperienze centriste. Prende tutti perché alle prossime (nel senso di vicine) elezioni proporrà al pubblico dei teleutenti un menù variegato e per tutti i gusti. L’elettore troverà facilmente la pietanza più gradita. Nell’offerta PD ci sono tutti i temi (esclusi il no-euro e il no-immigrati).

GRILLO STRINGE IL MORSO
Sull’altra barca, Grillo segue una rotta diversa. Non ha la forza per allargare le maglie. Tutt’altro. Deve stringere il morso ai suoi cavalli (che, se sono di razza, si vedrà con il tempo) e mantenere le schiere compatte, per cui espelle chiunque non dia sufficienti garanzie di essere inquadrato e coperto.
L’espulsione dei quattro ragazzi colpevoli di aver inscenato al Circo Massimo a Roma una minicontestazione ha fatto strillare parecchie galline del pollaio mediatico. La domanda che dobbiamo porci è: Grillo ha la forza necessaria per non avere problemi dalla dissidenza interna? No, non ce l’ha. Punto.
La DC non ha mai espulso chi contestava, perché disponeva di un potere che c’è voluto il golpe mediatico-giudiziario sollecitato da Washington per cancellarla dal panorama politico italiano.

GHIGLIOTTINA PERICOLOSA
Il comico genovese sa che non può consentire la minima crepa nel Movimento. Usa la mano pesante per impedire che i piccoli contestatori crescano. Le espulsioni scoraggiano le fronde interne come la ghigliottina di Robespierre “scoraggiava” gli avversari dei giacobini. La Storia insegna che chi taglia le teste finisce con il capo mozzato, ma Grillo deve correre il rischio. Se si ferma è perduto.

In contemporanea deve lanciare parole d’ordine che il PD non può usare, tipo no-euro e no-immigrati. La concorrenza della Lega o di CasaPound non lo spaventa. Sa che almeno metà degli italiani è contro l’Europa e contro l’invasione degli immigrati e perciò va a pescarsi i voti in questo mare.
Sarebbe sciocco gettare le reti nel mare occupato dal PD: non prenderebbe nemmeno un pesce e ci perderebbe pure i tramagli.
Giuseppe Spezzaferro

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