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a causa della loro “diversità”

Ladri e gay, nessun discrimine
a causa della loro “diversità”

Perché il ladro è discriminato? Forse perché è un diverso? È punito con il carcere (almeno in teoria) perché ha violato le regole comunemente accettate? In pratica, chi ruba non rispetta le leggi che una comunità ha dato a sé stessa e perciò deve subire la discriminazione e messo in galera. Sarebbe un diverso, uno fuori della norma; di conseguenza coloro che sono normali, nel senso che si comportano normalmente, hanno tutto il diritto di escluderlo dal consorzio civile punendolo con pene più o meno lunghe, più o meno definitive.
È così? Nient’affatto.
Se stessero così le cose, significherebbe che lo Stato ha stabilito una morale comune. Sarebbe addirittura uno Stato etico. Che gl’Iddii ce ne liberino. Mai più! Parlare oggi di “etica” è peggio che parlar male dell’amatissimo gatto di casa. È un’offesa all’accresciuta consapevolezza del cittadino, il quale – come sappiamo – sceglie in piena libertà e senza che nessuno nemmeno ci provi ad influenzarlo.

DAL SOPRACCIGLIO AL PARLAMENTO
Al giovane che si rade e si trucca le sopracciglia non passa affatto per la mente di obbedire ad uno Stato “etico”. Anzi. Quel giovane non obbedisce ai genitori, né agli insegnanti, figuriamoci se si mette a rispettare lo Stato. Già il fatto che io lo stia scrivendo con la esse maiuscola dà fastidio alla maggioranza.

Perché la maiuscola?: protestano indignatissimi soprattutto coloro che amano definirsi “cittadini del mondo”. Ancora con questa storia dello stato che dirige?, che regola i comportamenti?, che ti dice quello che puoi o non puoi fare? Ma smettetela! È roba antica. Abbiamo conquistato la libertà di fare e dire quello che ci pare. Andate su facebook e sugli altri social network e vi accorgerete dell’estrema libertà della quale oggi godiamo.
Siamo talmente liberi che possiamo leggere e scrivere le cose più assurde, le sciocchezze più marchiane, delle vere e proprie stronzate (se la volete mettere sul volgare) senza vergogna e senza limiti.

Voi (e si rivolgono a me che ho fatto il “Sessantotto”) volevate l’immaginazione al potere. Sbagliatissimo! È l’ignoranza che oggi è al potere. La somaraggine domina. Dal Parlamento fino all’ultimo bar di periferia.

Se il deputato, un eletto dal popolo sovrano, si pasce di incultura e di disinformazione, perché io, giovane donna con attillati leggins (pantacollant, pantacalze, fuseau il nome non muta la sostanza) non posso evidenziare il mio bel sederone cellulitico?
Non si vergogna la ministra a comparire in Senato indossando un cafonesco leopardato e mi dovrei vergognare io, signora di mezza età (errore, si dice “donna nel fiore degli anni”, perbacco!) che sfoggio la mia tuta aderente illuminata di strass?

LA DIFESA DELLA ROBA
Ma torniamo al ladro. La verità è che viene punito non perché è un diverso ma perché ha tolto qualcosa a qualcuno. La società lo sanziona perché la proprietà è sacra e guai a chi la tocca. Difende la roba (ricordate Mastro Don Gesualdo?). Non c’entra niente la morale. Lasciamola ai preti. E neppure l’etica, roba del passato. Qui conta il fatto che tu hai preso una cosa mia, e non lo puoi fare.

Per secoli la schiavitù è stata regolamentata. Nemmeno Gesù s’azzardò ad attaccare quella istituzione. D’accordo, gli uomini sono tutti figli di Dio, ma a Cesare va dato ciò che è suo e quindi anche gli schiavi.
Ai negrieri britannici importava un fico secco della morale, ciò che contava era il numero di schiavi vivi che riuscivano a consegnare dopo la traversata atlantica.

È, dunque, una mera questione materiale. Per cui anche per i gay e la loro aspirazione al matrimonio si applicano le stesse regole.
Convolando a giuste nozze due persone dello stesso sesso cosa rubano alle coppie normali composte da un uomo e una donna? Niente. Non le privano di alcunché. E quindi perché impedire ai gay di sposarsi? A causa di una morale? O di una questione etica?
Ma abbiamo già acclarato che la morale cambia con il tempo (quand’ero ragazzino il bikini era roba da puttane e oggi le donne con il seno rifatto, tutte perbene, per carità, girano in tanga per farselo ammirare). Abbiamo anche certificato che ad imporre un’etica non c’è uno Stato.

Oggi abbiamo uno stato che ci spreme di tasse e che ci tratta come minorati. È uno stato prepotente e dispotico, ma, che fortuna!, non è etico.
Giuseppe Spezzaferro

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