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il presidente è più di un “garante”

Guerra di successione a Napolitano:
il presidente è più di un “garante”

Sta scritto che il presidente della Repubblica è un “garante”. Garantisce il rispetto della Carta costituzionale nonché l’unità nazionale. In più, riceve i rappresentanti diplomatici, ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio superiore della magistratura, conferisce le onorificenze della Repubblica e fa un paio di altre cose.
Chi siede al Quirinale, dunque, non ha poteri reali. Ma se così è, perché tutti complottano, ordiscono, tramano, organizzano per far eleggere ciascuno il “proprio” presidente?
Se si tratta di una figura più rappresentativa che altro, come mai s’è scatenata la guerra per la successione a Giorgio Napolitano? Prima mettono in giro la voce che l’ottantanovenne capo dello Stato stia sul punto di dimettersi (cfr. http://www.internettuale.net/1988/le-dimissioni-del-presidente-napolitano-segnano-il-fallimento-di-governo-e-partiti) e subito dopo fanno partire una sfilza di nomi di candidati che vorrebbero prendere il suo posto.

I POTERI DEL QUIRINALE
Evidentemente, il Quirinale ha dimostrato – da Oscar Luigi Scalfaro (che non volle le elezioni anticipate per non avvantaggiare Silvio Berlusconi) a Giorgio Napolitano (che, per lo stesso motivo, s’è inventato i governi del presidente, senza mandati elettorali) – di avere una forza di gran lunga superiore a quella conferita dalla Costituzione.
Avendo il presidente della Repubblica il potere di favorire Enrico Letta o Matteo Renzi oppure un altro Pinco Pallino qualsiasi, ogni partito, ogni movimento, ogni lobby, insomma tutti gli inquilini del Palazzo vogliono ciascuno un presidente amico, se non addirittura complice.
Non dico che non sia legittimo: il potere ha il diritto di perpetuare sé stesso, che si tratti del segretario di un partito o del presidente di una Pro Loco, e perciò le forze che si disputano l’uomo da mandare sul Sommo Colle cercano, ciascuna, di accrescere il proprio potere.

LA MARCIA DELLE DONNE
Quello che andrebbe detto (e che io sto dicendo) è che il presidente della Repubblica non è un semplice “garante” o dispensatore di onorificenze. È, piuttosto, un pezzo fondamentale sulla scacchiera di questa seconda repubblica che non vede l’ora di diventare terza.
E, a proposito dell’uomo che sostituirà Napolitano, preciso che penso sia ai maschietti che alle femminucce. Nel caso specifico, penso più all’altra metà del cielo, mentre pare che Re Giorgio stia lavorando per passare lo scettro a Mario Draghi.
Le prime avvisaglie di questa lotta scatenatasi sotterranea nell’ambito della guerra per la presidenza, leggermente meno nascosta, sono arrivate sul fronte di Roberta Pinotti, la ministra della Difesa in odore di candidabilità.

BOMBARDAMENTO SU PINOTTI
Qualcuno s’è preso la briga di andare a vedere se tra i “voli di Stato” ce ne sia stato qualcuno “privato”. Non c’è bisogno di dire che un bombardamento aereo di questo genere elimina la ministra dalla corsa presidenziale. Più difficile sarà bloccare la marcia di Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia. Chi potrebbe mai avere il coraggio di attaccarla?
In ogni caso, non la ritengo una candidata con probabilità di successo perché è antipatica pure alle pietre. In più è prepotente oltremisura, come ha dimostrato ottenendo la deroga (sennò avrebbe fatto una lista propria) a ricandidarsi nonostante fosse in Parlamento da 15 legislature. C’è anche Anna Finocchiaro, che ha dalla sua il fatto di essere un magistrato. Emma Bonino? La sua è una sempiterna candidatura, ma… sto cascando nella trappola del totoelezioni ed è meglio che la pianti qui.
Giuseppe Spezzaferro

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