Vetrina / Società / Sesso, droga e rock’n’roll:
Alemanno e i fascisti fasulli

Sesso, droga e rock’n’roll:
Alemanno e i fascisti fasulli

Gianni Alemanno, sindaco di Roma dal 2008 al 2013, è andato da Bruno Vespa nel salotto buono della Rai a dire che lui non ha mai conosciuto Massimo Carminati, marchiato dai tribunali come ex Nar ed ex Banda della Magliana ed oggi detenuto a Regina Coeli con l’accusa di essere il boss della mafia a Roma. Secondo gli inquirenti, i contatti con Carminati erano “filtrati” da Luca Gramazio (all’epoca consigliere comunale) e da Fabrizio Franco Testa, nel 2009 presidente dell’Enav-Techno Sky, società che fornisce servizi tecnico-operativi e manutentivi a 41 sistemi radar, 95 centri di telecomunicazione, 76 sistemi meteo, 198 sistemi di ausilio alla navigazione e 71 sistemi software per il controllo del traffico aereo.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali danno un quadro tristissimo e non tanto perché ci sono di mezzo politicanti e portaborse di destra e di sinistra, quanto perché rivelano lo scadimento di un personale politico che ha respirato l’aria del Movimento Sociale Italiano e delle sue ramificazioni, An inclusa.
È la corruzione di persone cresciute là dove El Alamein fa piangere d’orgoglio, dove campeggia “Il nostro onore si chiama fedeltà”, dove sono scolpiti i “18 punti di Verona”, dove il re e Badoglio sono sputacchiere… insomma dove il Fascismo giganteggia come il Faro di Alessandria. È la fine di un sogno politico eppure metapolitico.

UNA RICCHEZZA DISPERSA
Giovani nutriti da letture non conformiste, quando non addirittura proibite, li sentiamo oggi invecchiati a telefono mentre parlano di affari e di affaracci.
C’è stato un momento magico nel quale, grazie allo sdoganamento compiuto da Silvio Berlusconi (sintetizzo, altrimenti dovrei partire dal crollo del Muro di Berlino), i reietti di destra sono arrivati nella famigerata “stanza dei bottoni” (dei quali, a dirla tutta, sono rimasti pochi e di scarso potere, perché i bottoni potenti sono stati portati in altre “stanze”).

Palazzo Chigi, Comune di Roma, Regione Lazio, questi tre luoghi sono sufficienti a chiarire che la “destra” era arrivata al potere. Finalmente aveva l’opportunità di dimostrare nei fatti che era possibile amministrare la cosa pubblica senza fare impicci e imbrogli.
I “fascisti” (uso le virgolette perché per me non lo sono) avrebbero fatto vedere ai postdemocristiani e ai postcomunisti la strada da seguire e, contemporaneamente, da tracciare per perseguire davvero il bene comune.

LA PROFEZIA DI ORESTE LIONELLO
Invece… mi viene in mente una battuta di Oreste Lionello, padre del cabaret italiano (guarda caso di destra) a proposito dell’ingresso del Partito Comunista Italiano nell’area di governo. «Abbiamo pazientato quarant’anni, adesso busta!»: scandiva mentre scrutava la reazione del pubblico con inimitabile occhio sornione.
Aveva ragione lui. I comunisti avevano accumulato tanta fame e avrebbero divorato tutto il divorabile. C’è voluto, è vero, parecchio tempo prima che fosse sfatato il mito della differenza antropologica del comunista. La strombazzata “questione morale” ha retto più di quanto non fosse logico per un partito che continuava a prendere soldi dal Pcus, il partito che governava un Paese nemico dell’Italia.

La “cupola mafiosa” che sta occupando le prime pagine di giornali e tiggì è l’ennesima riprova che a “mangiare” c’erano pure loro, i nipotini di Stalin.

LA DISINFORMATIA
C’è un fatto, però, che avrebbe dovuto fare la differenza. I comunisti hanno sempre adottato la doppia verità: quella che si dice per il bene del partito, quella che si nega per il bene del partito, quella che non si dice per il bene del partito, quella che si inventa per il bene del partito. La stampa made in Pci&Eredi lo dimostra ogni giorno. Un militante di CasaPound viene aggredito ma riesce a rifilare qualche schiaffone? I titoli sono del tipo: “Giovani democratici respingono una provocazione dei fascisti di CasaPoundet similia. Non c’è verso che raccontino mai un fatto come veramente è successo. Per loro è un impegno politico.

Quand’ero ragazzino a Salerno circolava la storiella di un sindacalista della Cisnal (sindacato fascista) che aveva salvato allo zoo un bambino azzannato da un leone. L’Unità aveva titolato: «Aggressore fascista strappa di bocca il cibo ad un immigrato africano».
Io ridevo, ma nel corso degli anni appresso avrei dolorosamente verificato che quella storiella era la fotografia della disinformatia comunista.

IL POTERE HA LE SUE REGOLE
Va anche sottolineato che il potere, in tutte le forme e salse, ha regole e prassi tutte sue.
Il Campidoglio, per esempio, è un centro d’affari dai tempi dei tempi. Chiunque ci metta piede deve imparare il più in fretta possibile come funzionano le cose, altrimenti viene espulso.
Quarant’anni fa, circa, ebbi modo di frequentare per qualche tempo l’ufficio (affianco all’ambasciata britannica) del consigliere comunale Ettore Ciancamerla, che a nome del Msi lottava contro lo sventramento di Via dei Fori Imperiali. Era un fascista dalla testa ai piedi ed era un duro avversario in Campidoglio perché, conoscendo a menadito leggi e regolamenti, riusciva a mettere i bastoni tra le ruote alle alleanze (ancora sotterranee tra la Dc e il Pci).
La sinistra a Roma persegue da decenni il progetto di annullare la strada costruita da Mussolini e ci riuscirà (se non capita qualche fatto nuovo, tipo l’ingresso di CasaPound nell’Aula di Giulio Cesare).

OLTRE LA CRONACA
Non ho perso il filo. Sto tentando di inquadrare il problema, al di là della cronaca spicciola su chi ha rubato e cosa.
Cliccando sul web, ci sono tutti i nomi e parecchie intercettazioni. Conosciamo le accuse e sappiamo chi nel carcere romano ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari.
Lascio la cronaca non per sminuire i fatti, bensì per dire che sono più gravi e vanno oltre la normale prassi di corruzione che si esercita in Campidoglio.

Ho titolato questa nota “Sesso, droga e rock’n’roll”, perché la canzone “Sex and drugs and rock’n’roll”, che assicurò nel 1977 il successo all’accoppiata Dury-Jankel, diventò un modo di dire. Chi non si omologava, chi faceva vita sregolata, chi smutandava i costumi vigenti cantava, come diceva la canzone, «Sex and drugs and rock’n’roll is all my brain and body need».
Quel… profeta di Adriano Celentano in una delle lucrosissime (per lui) sceneggiate in tv giocò con collaudata furbizia sulla differenza tra “rock” e “lento”.

CAMPIDOGLIO RULES
Per sfasciare il sistema di spartizioni e corruttele che domina in Campidoglio, Alemanno, che oggi si accorge di non essere bravo a selezionare il personale (se le accuse emerse dall’inchiesta si dimostreranno vere significherà che «i miei collaboratori hanno tradito la mia fiducia»), avrebbe dovuto fare tabula rasa. Un coraggioso segnale di discontinuità (nelle assunzioni clientelari, nelle assegnazioni di appalti e consulenze etc. etc.) avrebbe di nuovo imposto al mondo una Roma esempio di virtù.
Oggi i fedeli del sindaco Ignazio Marino, che non è certamente una verginella, gioiscono perché i peccati veniali dell’uomo emigrato dall’America sono niente a confronto dei peccati mortali di chi l’ha preceduto.
I fatti giudiziari seguiranno il loro solito corso (più lento o più veloce in rapporto alle esigenze di copione) ma le responsabilità penali, ripeto, sono poca cosa a fronte delle picconate date ad un’idea, a quella che i fascisti sono violenti e prepotenti ma non rubano come gli altri.
Frattanto, Campidoglio rules.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Italiani, povera gente con il telefonino

“Italiani, povera gente”. Il nuovo patetico mantra ha sostituito quello dilagato nei passati decenni dopo …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.