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A Palermo non ci sarebbero dubbi

A Roma è mafia o non è mafia?
A Palermo non ci sarebbero dubbi

L’organizzazione criminale che a Roma teneva da anni i politici locali a stipendio e che, per fare quattrini, sfruttava le emergenze (case, immigrati, zingari) è o non è mafia? Hanno ragione coloro che chiedono lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose oppure ha ragione il sindaco Ignazio Marino, il quale non si dimette sostenendo che la mafia in Campidoglio non c’è?
Per sciogliere il nodo, sarebbe sufficiente verificare se esistano o meno le condizioni previste dall’articolo 416-bis del Codice penale vigente.
Leggiamo il punto centrale: «L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri».

Mi sembra chiaro. Dalle intercettazioni risulta che qualcuno abbia minacciato qualcun altro per ottenere vantaggi? Le prove dicono che il vincolo associativo (assolutamente trasversale da destra a sinistra) consentiva ad alcuni soggetti di avere illeciti guadagni? Le risposte dicono che esistono le condizioni oreviste dal 416-bis.

L’EUROPA NON HA BISOGNO DEL 416-BIS
Che il 416-bis sia una forzatura dovuta all’emergenza, non c’è dubbio. Che la mafia sia uscita dai confini della Sicilia per mettere radici dappertutto, è un fatto acclarato. Che, però, in Germania un’associazione criminale sia condannata senza bisogno di definirla “mafiosa”, è cosa che fa pensare. Dico Germania per dire qualunque altro Paese europeo.
In Europa non esiste il 416-bis, eppure in Europa i mafiosi “lavorano” alla grande. Ma, quando vengono scoperti a delinquere, sono condannati, senza alcuna necessità di ricorrere a “legislazioni speciali”.

MONTECITORIO IN RITARDO
In proposito faccio una digressione che calza a pennello. Sapete oggi la Camera dei deputati cosa ha approvato? La “Relazione sul semestre di presidenza italiana dell’Unione europea e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”.

Oggi, 11 dicembre 2014, gli onorevoli deputati hanno licenziato un documento da utilizzare dall’Italia in ambito europeo in quanto presidente di turno dell’Ue.
Ma che bravi! Sarebbero stati davvero bravi, se non ci fosse una bazzecola per lo mezzo. Una pinzillacchera, come direbbe Totò.
Il semestre di presidenza, che, come dice la parola, dura sei mesi, scade tra venti giorni. Gli “eletti dal popolo” hanno dato istruzioni al governo Renzi, venti giorni prima che la Lettonia succederà alla presidenza Ue il 1° gennaio prossimo.

IL TALK-SHOW ALLA CAMERA
Per disgraziata deformazione professionale, ho seguito il dibattito a Montecitorio. Un confronto fatto di luoghi comuni e ovvietà (oramai in Parlamento si ricalcano i meccanismi e i toni usati nei talk-show televisivi) con parecchie punte di stupidità. Una delle quali è stata, per esempio, la proposta di convincere l’Europa ad adottare il 416-bis. Soltanto in Italia, e un deputato dovrebbe saperlo, il diritto dipende dalle “emergenze”, nel resto d’Europa obbedisce a princìpi quali l’inviolabilità della persona o il rispetto della privacy.
È vero che la Costituzione garantisce i diritti del cittadino, ma all’atto pratico gli Italiani sono trattati da sudditi. La corruzione è, sovente, la reazione di un cittadino che per ottenere un proprio diritto corrompe l’impiegato. Quanta gente ha sborsato soldi per vedersi riconosciuta una legittima pensione? Dalla mancia che si dà all’infermiere perché abbia “un occhio di riguardo” per il congiunto ricoverato in ospedale, alla bustarella che intasca l’assessore per “favorire l’amico degli amici”, è tutto un sistema che funziona con la corruttela.

LA BANCA AMICA DEGLI AMICI
L’esempio più eclatante sono le sofferenze bancarie. Chi chiede un mutuo o comunque dei soldi in banca, viene passato ai raggi X. Inoltre, deve dare garanzie per un valore doppio, se non triplo, della cifra richiesta. Perché le banche sono così dure? Per tutelarsi, dicono, sulla effettiva restituzione dei denari. In effetti, una banca non è un’opera missionaria e perciò fa di tutto per guadagnare il più possibile. Se così è, come mai denunciano tante sofferenze? Chi sono questi clienti che non restituiscono i soldi presi? E perché la banca non incamera i beni dati a garanzia?

La risposta è semplice: quei “particolari” clienti hanno avuto i soldi perché “raccomandati”. Ricordo quando Giuseppe Ciarrapico, imprenditore ciociaro arcinoto, comprò le Terme di Fiuggi prendendo i soldi a prestito da una banca. Cosa diede in garanzia? Le Terme stesse! Provate a chiedere quattrini in banca dando in garanzia l’immobile che volete comprare e vi rideranno in faccia.

CORRUZIONE FUNZIONALE
La corruzione serve a districarsi nella giungla di leggi e regolamenti. Il criminale, quindi, ha buon gioco. Se non fosse così, non dovremmo fare la differenza tra chi costruisce per la propria famiglia una casa abusiva e il palazzinaro che fa sorgere un intero quartiere abusivo.
La Costituzione garantisce, dicevo, i diritti del cittadino ma le emergenze fanno fare le “eccezioni”. Siccome in Italia l’emergenza è la norma, va da sé che i diritti ne siano appannati, e non dico altro.
Tornando alla cosiddetta cupola mafiosa romana, il 416-bis è chiaro.
Se l’organizzazione criminale fosse stata scoperta a Palermo, avrebbero tutti parlato di mafia. Roma non è Palermo, ovvio. Ma nemmeno i mafiosi sono quelli che vediamo a cinema. Il dialetto siciliano, la scoppola e la lupara appartengono alla letteratura.
Giuseppe Spezzaferro

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