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ma erotismo e animalismo

Né onore, né gloria
ma erotismo e animalismo

Vogliamo dire qual è la madre di tutti i problemi? È morta la capacità di distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male. Abbiamo imparato a fare la raccolta differenziata tra una cosa che ci è utile, che ci dà soddisfazione, che ci conferma al centro dell’universo mondo e un’altra che non ci attira nemmeno un po’.
Viviamo nella costante ricerca della nostra felicità. Riuscendoci di rado, ovviamente.
A prima vista, sembrerebbe un ricalco made in Usa. Nella “Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America” (Filadelfia, 4 luglio 1776), infatti, sta scritto che la “ricerca della Felicità” è uno dei Diritti inalienabili. Soprattutto per coloro che si dichiarano “cittadini del mondo”, liberi da ogni vincolo di famiglia (lingua, storia, religione etc.), il diritto alla ricerca della propria felicità è un faro che illumina e protegge.

C’è, però, dell’altro in quella Dichiarazione, ed è il via libera alla ribellione quando un governo violi i diritti garantiti dal Creatore ad ogni essere umano. Sono poche righe e le copio e incollo qui:
«Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali princìpi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità».

LE VIOLAZIONI DEL DIRITTO ALLA VITA
C’è anche il Diritto alla Vita. E uno pensa subito alla “bella vita” (vacanze esotiche, viaggi avventurosi, fantastici rapporti sessuali, auto di lusso e via sognando) ma è ben altro. Significa che ciascuno ha diritto di affermarsi come un essere vivente. Per cui, non è propriamente rispettoso del Diritto alla Vita definire, come fanno gli abortisti, “ovulo fecondato” un essere che ha cominciato il proprio percorso fra gli umani. E non rispettano quel Diritto neppure gli eutanasisti, i quali tracciano i confini tra la vita (dolorosa) e la morte (dolce). Men che mai l’osservano gli Stati che infliggono la pena di morte a punizione finale di determinati delitti.
E la morte in guerra? Beh, questa è tutta un’altra faccenda e prenderebbe troppo spazio. In ogni caso, è una questione che non riguarda direttamente la nostra quotidiana vita associativa.
La violazione del Diritto alla Vita non è l’unica. La Dichiarazione siglata a Filadelfia due secoli e mezzo fa contempla anche il Diritto del Popolo a modificare o addirittura distruggere il governo che non sia più sorretto dal consenso dei governati.
Che l’attuale governo Renzi (al pari di quelli di Mario Monti e di Enrico Letta) abbia il consenso elettorale, non lo può dire nessuno. È stato nominato, come i due che l’hanno preceduto, dal presidente della Repubblica e non eletto in forza di una regolare consultazione elettorale. Il fatto che più della metà degli elettori si rifiuti di andare a votare fa pensare che qualcosa non funzioni ma, tranne qualche sporadico episodio di “estremismo”, non c’è alcuna ribellione in atto.

LA RELIGIONE AL SUPERMERCATO
La maggioranza della gente fa con la Dichiarazione di Indipendenza americana ciò che fa con la religione cattolica. Che è in pratica ciò che fa al supermercato. Si sceglie e si mette nel carrello ciò che più piace e ciò che serve. Dagli americani prendiamo il diritto alla felicità e ignoriamo il resto. Per quanto riguarda la religione, la cosa è più complicata. Si dichiarano cattolici: i ladri matricolati, i consumatori di sesso extraconiugale, quelli che non vanno a messa (si definiscono non praticanti), quelli che hanno dimenticato perfino l’Ave Maria e via scristianizzando.
Cristo è sparito anche dalle scuole. E si vede soprattutto a Natale.
Come mai i tre quarti del genere umano festeggiano il 25 dicembre da 2014 anni? Perché è il giorno che è stato fissato per la nascita di Gesù. E tutti i calendari sono “tarati” su quell’evento.
Che davvero il Nazareno sia nato il 25 è questione che qui non c’interessa. Il fatto è che il mondo si riempie di alberi natalizi, si fa festa e ci si scambia regali.

BAMBINI SENZA IDENTITÀ
Ai bambini le maestre non fanno più imparare poesie che parlano della nascita di Gesù in una mangiatoia, della Madonna e di San Giuseppe, e della stella cometa e dei pastori e dei re magi. Niente di tutto questo. I mei nipoti vengono immersi nel luogocomunismo vigente imparando filastrocche sulla pace tra i popoli et similia. Imparano fin da piccoli a perdere la loro identità in modo che, da adulti, potranno sentirsi “cittadini del mondo” ed essere consumatori assidui e disciplinati.
L’assenza di qualsivoglia riferimento alla nascita di Cristo (nessun presepio, soltanto alberi addobbati) è dovuta in gran parte alla paura delle maestre di offendere musulmani, buddisti, confuciani e compagnia bella.
In buona sostanza, viviamo una vita abbastanza ignobile, nel senso che è senza nobiltà.

DALLO SHOPPING AL FLIRTING
La brava signora, elegantina e profumatina, porta a spasso i cagnolini chiamandoli “tesorucci di mamma”, sulla panchina il pensionato accarezza il cane aspettando l’ora di pranzo per tornare a casa, le ragazzine sfilano in attillati pantacollant e i loro coetanei portano pantaloni che lasciano scoperto mezzo culo.
In estrema sintesi: il pendolo del quotidiano oscilla tra l’erotismo e l’animalismo.
Maschi e femmine sudano in palestra per mantenersi in forma. Usano tutti i ritrovati offerti dal mercato per la bellezza e la salute del corpo. A cosa mirano? Ad essere felici e a nient’altro. Nella vita non hanno scopi nobili. Il loro è un safari tra lo shopping, il dancing, lo sporting, il flirting… e sognano di andare in tv.

Mica tutti, però. E sapete perché? Perché non tutti hanno i quattrini per comprare la borsa che va tanto di moda adesso o il chirurgo che metta a posto il naso o le zinne. Chi non consuma non lo fa per scelta, ma perché non può. È come il vecchio che non pecca perché non ha più la forza per farlo (nemmeno con il viagra).
Davvero la vita si risolve in una caccia al tesoro? In una ricerca egoistica della felicità? E, allora, mi spiegate perché io non riesco mai ad incontrare una persona felice?

ORAZIO E L’ESSERE E L’AVERE
Vedo in giro soltanto gente insoddisfatta. C’è quello che non sta bene perché ha pochi soldi e molti debiti e quell’altro che ha troppi soldi e nessun amico.
L’uomo (intendo maschi, femmine e transgender) non è mai stato soddisfatto. La letteratura racconta ciò in tutte le lingue. Per tutte le testimonianze, prendo Orazio, poeta latino vissuto cent’anni prima che nascesse Cristo, i quale scrisse: «”Fortunati i mercanti”, esclama il soldato oppresso dagli anni e con le membra rotte da tanta fatica; “Meglio la vita militare” ribatte il mercante sulla nave in balia dei venti…». Nemmeno nel primo secolo avanti Cristo, c’era gente soddisfatta e Orazio lo spiegava così: «Eppure buona parte della gente, accecata da false brame: “Niente è di troppo”, dice, “perché quanto hai, tanto vali”».
Come si vede, la questione dell’essere e dell’avere non è scoperta contemporanea. Non c’è, dunque, differenza tra noi e gli antichi Romani?

Mi dispiace per i “cittadini del mondo”, ma ci sono grosse differenze. L’uomo aspirava alle ricchezze, ma anche alla gloria. Conoscete qualche riccone che abbia costruito a proprie spese un acquedotto e che lo abbia regalato alla comunità? Una strada?, uno stadio?, un bagno pubblico? No, i ricconi d’oggi se ne strafregano della comunità e della imperitura gloria derivata dalla munificenza dimostrata ai propri concittadini. E il povero? Se diventasse ricco, farebbe lo stesso.
Qualunque sia la condizione sociale (e il conto in banca) ciascuno pensa a sé e soltanto a sé.

IL SORDO NON ASCOLTA MOZART
La maggioranza del popolo del quale parla la Dichiarazione del 1776 conduce una vita squallida anche quando corre in Ferrari e va a letto con Scarlett Johansson. Inutile parlargli d’altro: è come raccontare la musica di Mozart ad un sordo o la pittura di Caravaggio ad un cieco. La maggioranza non ha gli strumenti per capire ed è dimostrato dall’incapacità di distinguere il bene dal male.
Il solito filosofo della domenica, affezionato utente della tv di intrattenimento, a questo punto irrompe e chiede: «E chi la stabilisce la differenza tra il bene e il male? Tu? Il Papa? Chi?». Ho paura di questa gente perché è quella che cerca la felicità e uccide il nonno, la figlia, la moglie o il benzinaio per rapinarlo.
Giuseppe Spezzaferro

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