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li comanda un ex carabiniere
Da Pietro Valpreda a Rutilio Sermonti

Puntuali arrivano i terroristi fascisti
li comanda un ex carabiniere
Da Pietro Valpreda a Rutilio Sermonti

È difficile capirci qualcosa nel rumore mediatico che ha accompagnato la scoperta di un gruppo di pericolosi terroristi fascisti. Al momento tra arrestati e indagati si conta una quarantina di persone. Sospetto che nella calza della Befana troveremo molte sorprese. Chissà perché m’è venuta subito in mente la vicenda del “Circolo anarchico 22 marzo” il cui esponente più noto fu Pietro Valpreda.
Fondato nell’ottobre del 1969, il Circolo fu smantellato due mesi dopo, per la strage di Piazza Fontana. Premetto che mi limito ai dati essenziali, per i vogliosi di maggiori informazioni basta cliccare sul web (o leggere, ahi! ahi!, una marea di libri).

ARRESTI INCROCIATI
Non ricordo chi mi raccontò che la scena dell’arresto fu da lacrimare per le risate. In breve: c’era stata una marea montante di proposte: uno si candidava a uccidere Tizio, un altro voleva massacrare Caio; c’era chi giurava di essere in grado di costruire una bomba e chi proponeva l’assalto ad una caserma di carabinieri. Il mio narratore fu preso da un convulso di risa quando arrivò al momento nel quale in quattro o cinque (il Circolo non superava le dieci persone) tirarono fuori tesserini e pistole per procedere all’arresto dei terroristi. Il fatto era che a fare le proposte terribili non erano stati quei tapini di anarchici sfigati, bensì gli infiltrati dei carabinieri, dei servizi, della polizia, della guardia di finanza eccetera ecceterone.
Gli infiltrati (dei quali solo l’agente Ps è poi diventato noto) si arrestarono a vicenda. Poi ci fu lo strascico del povero Valpreda, ma questa è un’altra storia.

LA STORIA SI RIPETE
Perché m’è tornata alla memoria quella storiaccia del 1969?
Fateci caso. Capo carismatico dell’organizzazione (che, udite udite, si chiama “Avanguardia Ordinovista”, classico esempio di fantasia sbirresca) sarebbe Rutilio Sermonti. Fascista dichiarato e mai pentito, è l’uomo che a 93 anni stava per lanciare una terribile e crudele stagione terroristica, con bombe, morti e feriti.

Nell’ordinanza del tribunale dell’Aquila sta scritto (a quanto riportano i giornali) che l’avvocato Sermonti «Fornisce sostegno ideologico alla struttura, avendo inoltre redatto un documento denominato ‘Statuto della Repubblica dell’Italia unita’ che rappresenta una nuova Costituzione della Repubblica nella quale viene tracciato il nuovo ordine costituzionale della nazione esplicitamente ispirato all’epoca fascista».

Cioè, fatemi capire, l’intellettuale Sermonti aveva pensato di rifondare il Fascismo facendo stragi? Gli era ignoto il fatto che le azioni omicide delle Brigate Rosse avevano stretto vieppiù i rapporti Dc-Pci? E una bomba di “chiara marca fascista”, come amano scrivere gli artificieri della domenica, avrebbe indebolito oppure rafforzato il governo Renzi?
A 93 anni, dunque, lo scrittore, il politico, il soldato Sermonti era arrivato alla conclusione che morti e feriti avrebbero partorito il “nuovo ordine costituzionale”?

I CARABINIERI INFILTRATI
Ma c’è un altro elemento che mi riporta al Circolo anarchico del 1969 ed è che il capo operativo di questa “Avanguardia Ordinovista” (un’etichetta che più la ripeto e maggiormente mi appare improbabile) è un ex carabiniere.
In più – sempre secondo le cronache di questi giorni – il procuratore dell’Aquila, Fausto Cardella, ha dichiarato che nella pericolosa organizzazione s’erano infiltrati due carabinieri.

UN OMICIDIO-TRAPPOLA
Tra le notizie che dovrebbero far riflettere ce n’è una relativa al progetto di uccidere un ex ordinovista accusato di appartenere ai servizi. Siccome è un latitante accusato di associazione sovversiva, è ovvio che ai carabinieri interessi arrestarlo. Oppure la latitanza è una copertura? In ogni caso, l’eliminazione di quell’ex ordinovista sarebbe stata ininfluente per la creazione del nuovo regime fascista.

“Avanguardia Ordinovista”, dunque, sarebbe legittima erede di “Avanguardia Nazionale” e di “Ordine Nuovo”; considerato che le due organizzazioni furono beatamente infiltrate dai servizi, all’eredità non manca niente.
Ci sono però le intercettazioni e le armi. E sono fatti ineludibili.

MIGLIAIA DI GUANTANAMO
Per quanto riguarda le cose che gli Italiani dicono al telefono contro chi li sta spellando vivi, ci vorrebbero migliaia di Guantánamo. Di persone che minacciano di fare le peggio cose se ne incontrano in metropolitana, in autobus, al supermercato. La gente è esasperata e si sfoga a telefono. Scommetto che esistono centinaia di migliaia di intercettazioni telefoniche che confermano i propositi omicidi degli Italiani nei confronti di politicanti e loro soci.

Le armi pare che siano residuati della seconda guerra mondiale. Non per questo non sono pericolose, non fosse altro che per il fatto che potrebbero scoppiare in mano al primo colpo esploso.
Di gente di destra e di sinistra che crede nella forza delle schioppettate ce n’è in abbondanza. Qualcuno è pericoloso sul serio, ma di certo non pensa di restaurare la Camera delle Corporazioni o di instaurare la Dittatura del Proletariato. È pericoloso quanto il tossico ubriaco al volante. Fanno delle vittime, inutilmente.

GLI ATTENTATI SUL WEB
Inviterei a soffermare l’attenzione anche su quello che scrivono (secondo i giornali) i carabinieri. Il brano seguente è illuminante:
«L’associazione eversiva utilizzava il web, ed in particolare il social network Facebook, come strumento di propaganda eversiva, incitamento all’odio razziale e proselitismo comunicazione: uno attraverso un profilo pubblico, dove lanciava messaggi volti ad alimentare tensioni sociali e a suscitare sentimenti di odio razziale, in particolare nei confronti delle persone di colore». Non so se lo scombinamento sintatticolessicale dipenda dal cronista oppure dal maresciallo, ma a lume di naso mi viene spontaneo non prendere sul serio un terrorista il quale minaccia al telefono e lancia proclami sul web.

INCENDIO A BOLOGNA, COMMISSARIAMENTI A ROMA
Non so se c’entri ma a Bologna sono stati incendiati alcuni impianti ferroviari; essendo, però, già stata smantellata “Avanguardia Ordinovista”, l’incendio è arrivato troppo tardi per cui sono state perquisite le case di attivisti di area anarchico-insurrezionalista.
I terroristi fascisti arrestati su ordine del tribunale dell’Aquila sono, comunque, giunti a proposito. Il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, vuole commissariare a Roma gli appalti dati dall’Ama al Consorzio nazionale servizi (sede a Bologna) e alla Cooperativa Edera (sede a Roma). La notizia è relativa al caso della mafia romana, organizzazione che include “fascisti” e “comunisti”. La sintesi migliore l’ha fatta (caso strano) la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che ha ottenuto la nomina dopo aver perso la poltrona di presidente del Partito Democratico. Ebbene la democristiana in salsa rosa ha dichiarato: «La mafia si è insediata e ha fatto il salto di qualità con Alemanno ma è innegabile che ha avuto rapporti politici anche con la giunta di Ignazio Marino».

Cosa c’entra? Quando si parla di servizi, terroristi, minacce sventate etc. etc. ci troviamo dinanzi ad un mosaico. Tocca mettere ogni tesserina al posto giusto, sennò chi ci capisce qualcosa?
Giuseppe Spezzaferro

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