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Lo dicono l’Enciclopedia e l’Istituto Luce

La cultura del riciclaggio è fascista
Lo dicono l’Enciclopedia e l’Istituto Luce

Chiamatela “lotta allo spreco”, “battaglia per il riciclaggio” o “guerra per il recupero dei materiali”, sta di fatto che il riutilizzo di cose già usate è una delle cifre che identificano la società nella quale viviamo. C’è chi parla a favore del riciclaggio per motivi economici, c’è chi lo fa per ecologia e chi nella convinzione di mantenere all’infinito le risorse terrestri (le quali, per definizione, sono “finite”). Comunque sia, la politica del riciclaggio in Italia è stata varata dal Fascismo. Si rassegnino gli antifascisti, la cultura del risparmio, del recupero, del riciclo è fascista.

Sull’Enciclopedia “Labor” del Ragazzo Italiano (ed. 1939) alle pagine 483 e 484 sotto la voce “COSTRUIRE” e intitolato “Nuove materie ottenute dai rifiuti”, c’è un articolo che racconta come si fabbricano la masonite e la tenax, due nuovi materiali ottenuti dalla spazzatura.
Un filmato dell’Istituto Luce (Milano, 1939) descrive la trasformazione degli stracci in carta.
Qui di seguito incollo il codice del filmato e l’articolo dell’Enciclopedia.

Scriveva nel 1939 la “Labor”:

«Non contento di avere ottenuto materie più dure del ferro e più resistenti dell’acciaio mediante apposite leghe, e non soddisfatto di essere riuscito a produrre altri metalli di una leggerezza straordinaria nei confronti della loro grandissima resistenza, ecco che l’uomo è riuscito, da qualche tempo, a comporre nuove sostanze persino coi rifiuti che un tempo venivano gettati nelle spazzature o, tutt’al più, bruciati per disfarsene. Si è infatti trovato che, sottoponendo questi rifiuti a compressioni fortissime per mezzo di presse colossali, si formano materie molto solide che possono venire utilizzate per gli oggetti più diversi.
A esempio, delle resine mescolate con polvere di carta o di legno o di carbone convenientemente compresse formano nuove materie plastiche che i Tedeschi chiamano Kunstoffe e che vengono adoperate soprattutto nella costruzione degli aeroplani.
Gli stessi Americani adoperano, oggi, una nuova materia da essi denominata «micarta», a base di resine e di segatura di legno compresso, con la quale ottengono delle eliche di velivoli di una grande resistenza al lavoro e alle intemperie.

II legno ricostituito
Orbene, sempre mediante l’uso di macchine pressatrici di grande potenza, anche noi in Italia costruiamo un ottimo materiale che sostituisce il legno in tutti i suoi usi. Questo materiale è la masonite, così denominata dal nome del suo inventore, l’ingegnere Mason. Vi dirò pure che per ottenere la masonite si utilizzano tutti i rifiuti del legno, quali i rami, le schegge e i trucioli, buoni soltanto a fare un po’ di fuoco. Questi rifiuti, convenientemente sminuzzati e sottoposti a fortissime pressioni in cilindri dalle pareti molto resistenti, si riducono a minuti filamenti che rassomigliano a quelli del tabacco da sigaretta. Orbene, tali soffici filamenti vengono sottoposti a nuove pressioni fortissime in gigantesche presse che hanno persino venti piani. In tal modo si ottiene una materia dall’aspetto molto simile al legno, che viene tagliata da apposite macchine in pannelli rettangolari dello spessore di pochi millimetri. Ed è meraviglioso constatare che questo sostituto del legno, che si fora facilmente, che si sega coi normali attrezzi usati pel legno, risulta imputrescibile, né dà ricetto a insetti, a vermi o a roditori né, tanto meno, consente la formazione di parassiti, quali i funghi e le muffe.

Un’intera casa fatta di trucioli e di rifiuti del legno
Di questo legno scientificamente ricostruito si producono quattro tipi diversi: il tipo isolante, che è il più leggero di tutti, che ha un alto potere coibente e che isola gli ambienti dai rumori; il tipo medio, più duro, che può servire per pavimenti e per la costruzione di pareti, nonché i tipi pressati e temperati. Questi ultimi sono di una straordinaria durezza. Ora pensate un po’, miei piccoli amici, che è possibile costruire, in tal guisa, con la masonite, un’intera casa dal tetto ai muri, dalle pareti interne ai pavimenti e ai mobili: casa questa che ha tutta l’intimità e il tepore di un’abitazione in legno, senza averne gli inconvenienti.
Come vedete, la scienza è riuscita a utilizzare persino le ramaglie e i trucioli per realizzare una sostanza migliore dello stesso legno. E non basta.

Che cos’è la «tenax»
Chi di voi non ha veduto una bambola? Ebbene, un tempo, e in parte ancora oggi, le bambole erano formate di cartapesta e di legno. Ma da qualche tempo, ecco una nuova sostanza, una pasta fluida ottenuta da alcune materie d’infimo valore, mescolata con resina e alcuni ingredienti chimici, la tenax, che serve a formare quelle gigantesche bambole, riproducenti giovani donne o atletici signori, che si chiamano manichini.
I manichini, che coi loro immobili sorrisi e le loro vesti elegantissime formano la ricchezza delle vetrine, in cui essi troneggiano quali altrettanti piccoli sovrani di un effimero regno di lusso e di eleganza, sono formati precisamente di questa pasta grigia, che veduta negli appositi mastelli appare come la sostanza più vile e infima che si possa immaginare. Eppure, questa pasta così brutta forma una sostanza plastica, leggera, che si presta a ogni genere di lavorazione. E la fabbricazione dei manichini è così lunga e complicata da meritare almeno un breve cenno, tanto per soddisfare la vostra curiosità.
Questa opaca e bigia tenax, dunque, che, a parte il suo acuto odore, ricorda pel colore il fango, viene messa in appositi stampi. Ciascuno di questi ha la forma di una parte del corpo umano: testa, tronco, braccia. Tali forme sono ricavate esattamente da statue modellate da abili scultori, i quali si ispirano a modelli viventi, ora copiandoli fedelmente, ora stilizzandoli secondo il gusto moderno.
Dagli stampi escono così forme umane uguali a quelle fatte dal nervoso e sapiente pollice dello scultore. Queste parti vengono riunite, ed ecco una graziosa ed elegante figura umana. Essa riceve una spruzzatura speciale, poi viene dipinta, indi passata al forno. Il manichino acquista in tal modo o il colore roseo della carne umana o quel qualsiasi altro colore che l’artista ha voluto attribuirgli, ed è già qualche cosa di più di una fredda statua.
Oggi i manichini dei negozi di lusso sono «novecentizzati», così nei volumi angolosi e netti, come nei colori spesso metallici. Poi intervengono i parrucchieri, indi i truccatori, infine i manicure e i pedicure.
Apposite lavoratrici hanno già formato una chioma bionda, bruna o rossa a questi bei modelli femminili o maschili, infilando i capelli filo per filo nella cute… di pasta tenax. Altri specialisti applicano loro lunghe ciglia o sopracciglia, altri dipingono gli occhi, le labbra e le guance.
Infine, ecco i sarti e i calzolai al lavoro. L’informe e vile pasta si è trasformata in una graziosa ed elegantissima donnina dagli occhi così espressivi e dai lineamenti così naturali da lasciarci sorpresi.
Vien fatto di chiederci perché il bel modello non possa anche muoversi e parlare.
Ahimè, non è concesso agli uomini di dar vita e parola a una creatura plasmata con un’informe e vile materia. Ma l’elegante manichino trionferà nella vetrina come in un bel salotto. E nessuno penserà che esso è formato dai rifiuti più infimi, chimicamente amalgamati in una nuova e duttile sostanza
».

Superfluo aggiungere altro.
Giuseppe Spezzaferro

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