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e Massimo D’Alema finisce di campare

Giovanni Floris invita Marine Le Pen
e Massimo D’Alema finisce di campare

Giovanni Floris è un altro che la sempiterna caccia all’audience mette spesso nei guai. Aveva invitato Marine Le Pen per dare una spinta al programma (“diMartedì” su La7) e mostrare ai teleutenti quanto fosse scadente la proposta politica del Front National e s’è trovato tra le mani il cadavere di Massimo D’Alema, una ministra truccata da starlette e un paio di mummie.
Gli era sembrato, al mezzobusto roso dalla bile, che sul tema in discussione non ci sarebbe stata partita. Marine Le Pen sta conducendo una battaglia contro l’euro e contro l’Unione europea per cui perfino un vecchio arnese come l’ex segretario del Pci riformato avrebbe fatto gol.

La partecipazione alla trasmissione, invece, ha bloccato la marcia del vecchio comunista sul Quirinale. Il confronto è stato talmente penoso che perfino Floris, il quale segue sempre con attenzione i compagni pronto ad aiutare con imbeccate e altro, ad un certo punto ha suggerito al povero D’Alema: «Su questo tema il confronto continuerà con Roberta Pinotti ministro della Difesa del Pd». Proprio così ha detto: “ministro della Difesa del Pd”.
Il fatto è che D’Alema aveva toccato il fondo sul quale si ritrovano comunisti, postcomunisti e sinistri vari quando sono stretti all’angolo del ring: puntano il dito contro Benito Mussolini. L’accusa di fascismo non è soltanto la via di fuga più facile da praticare, ma è soprattutto il corno che richiama il branco all’adunanza. Tra i compagni e amici di merenda, chi avrebbe mai il coraggio di non rispondere all’appello antifascista?

MA LA CHIESA COMUNISTA È MORTA
Probabilmente una chiesa comunista sarebbe riuscita, come è stato possibile per altre chiese, a portare all’infinito la battaglia antifascista. Ma è andata diversamente. E gli antifascisti in carica hanno perso la… carica.
Marine Le Pen ha usato argomenti veri e indiscutibili. Ha ricordato che è aumentata la disoccupazione, che le multinazionali fanno i loro comodi senza ostacoli, che il flusso immigratorio s’è fatto insostenibile, che la Commissione Ue impone regole e limiti che frenano crescita e sviluppo e che l’euro ha rovinato la Francia.

IL MONITO DI JEAN THIRIART
Nel 1964 Jean Thiriart aveva ammonito (“L’Europa: un impero di 400 milioni di uomini”; Avatar Éditions, 2011) che la gente ama l’Europa quando assicura migliori condizioni economiche e che smette di essere europeista quando le tasche sono vuote. È ovvio che oggi un sacco di gente odia l’euro e l’Ue. Come consolare una madre che ha perso il figlio in guerra? Non la consolano né una medaglia, né altro. Lei rivuole il figlio, punto e basta. Andromaca, la coraggiosa moglie di Ettore, cerca (invano) di convincere il marito a non andare in guerra, a restare a casa per amore di lei e del figlio.

Dai tempi dei tempi, sono state sparute minoranze a fare la Storia mentre le maggioranze, più o meno silenziose, badavano agli affari propri. Ci stiamo preparando a colonizzare lo spazio grazie al lavoro e al coraggio di poche persone. Altri stanno già organizzando il ponte di Pasqua. La loro vita comincia e finisce tra le “preoccupazioni quotidiane” e le rate della macchina nuova.
Sono vite inutili? Senz’altro. Non hanno diritto a vivere? Sbagliato. Se togliamo alla gente inutile il diritto alla vita, sarei tra i primi a essere “terminato”. Vorrei soltanto che si tenesse presente che la cosiddetta “volontà della maggioranza” non ha quasi mai ragione. Non ho bisogno di tirare in ballo la vicenda di Cristo al quale la folla preferì Barabba.

IL CONSENSO ELETTORALE
Marine Le Pen, dunque, fa bene a combattere l’euro e l’Ue. Da un lato lei prende più voti e dall’altro spinge gli europeisti veri a correre ai ripari per disinnescare le bombe contro l’Europa.
Non è questione di mercati o di potenza industriale. Il dato vero è prima di tutto ciò: l’Europa è un destino. Chi non capisce questo è impermeabile: sarebbe come spiegare la musica a un sordo.

MA GLI USA?
Una cosa, però, Marine Le Pen ha omesso di dire. O perché avrebbe “assolto” l’euro, o per non rovinare l’amicizia statunitense oppure per entrambi i motivi. Non ha ricordato che la crisi con la quale stiamo facendo (male) i conti ci è stata mollata sul groppone dagli Stato Uniti. Un fatto che non deve scandalizzare ma che non va ignorato.
Non c’è alcuno scandalo se l’industriale licenzia il personale che gli costa 100 per dare lavoro a chi gli costa 20. Non c’è scandalo se il finanziere specula sullo spread per fare più quattrini. Ciascuno fa il proprio mestiere. Il vampiro succhia sangue: dov’è lo scandalo?
Gli Usa hanno fatto pagare alle colonie i loro debiti. Niente di personale: solo affari.

Gli americani non hanno colpa. È l’Europa che è ancora troppo debole per frenare l’appetito yankee. Tutto qua.

LA MARCIA DEL FRONT NATIONAL
Un’ultima annotazione. Capita sovente nel corso della umane vicende che un incendiario divenga un pompiere. Faccio un esempio recente. La Lega è nata per fare la secessione, poi per applicare il federalismo e oggi Matteo Salvini vuole prendere voti anche al Sud. Sono finiti i tempi nei quali i leghisti strillavano “Forza Etna” e “Forza Vesuvio”.
Sono certo che il Front National (che nel passaggio dal padre alla figlia ha già fatto parecchi cambiamenti) disponga della forza necessaria per diventare un movimento europeo e quindi per sostenere la costruzione di un’Europa affrancata dai bottegai.
Non resta che aspettare qualche anno e, come oggi nessuno rinfaccia a Salvini il “Forza Vesuvio”, domani nessuno accuserà il Front National di aver fondato la propria crescita elettorale strillando contro l’euro.
Giuseppe Spezzaferro

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