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e il Pd rinasce nell’antiberlusconismo

Coitus interruptus. Renzi fa le capriole
e il Pd rinasce nell’antiberlusconismo

Coitus interruptus. Matteo smette di fare sesso con Silvio e strizza l’occhio ai compagni. Le capriole del presidente del Consiglio nonché segretario del Pd sono imprevedibili. Ciò che sembra certo in un momento diventa improbabile l’attimo dopo. Come fidarsi di una persona che una ne pensa e cento ne fa?
Renzi ha scelto di ricompattare il partito e qual è il collante per eccellenza se non l’antiberlusconismo? Perciò ha deciso di candidare per il Quirinale Sergio Mattarella, un democristiano ben visto dai diccì e dai postpiccì, ma anche dai comunisti vendoliani e da qualche forzista nostalgico del biancofiore.
Berlusconi ha dovuto dire di no, senza poter spiattellare gli accordi presi a quattr’occhi con il prestigiatore che siede a Palazzo Chigi.

I VOTI CHE CONTANO
Per vincere, alla quarta votazione serviranno 505 voti. Con il partito ricomposto nell’odio a Berlusconi, Renzi parte dai 445 voti del Pd (ma qualche franco tiratore c’è sempre). Gli altri, Mattarella li avrà dai compagni più rossi, dagli amici sparsi tra sigle e siglette e perfino dai grillini che si sono stufati di eseguire i non-ordini del comico genovese. A conti fatti, Mattarella potrebbe arrivare a prendere circa 580 voti e quindi entrare al Quirinale.

Con questa capriola, Renzi riprende il controllo del Pd (e dei gruppi parlamentari) ma dopo? C’è di mezzo qualche sciocchezzuola, tipo la legge elettorale, e come farà il prestigiatore a vincere senza i voti di Berlusconi?
È ovvio che non spera di raccogliere la stessa maggioranza “quirinalizia” senza concedere, soprattutto alle opposizioni interne al partito, quei cambiamenti che erano stati bloccati dal cosiddetto Patto del Nazzareno.
Candidando Mattarella, Renzi ha anche ottenuto la saldatura dei pezzi nei quali s’era diviso il fronte berlusconiano. Un Angelino Alfano, per esempio, la prossima settimana uscirà dal governo o continuerà come se niente fosse?

VINCONO LE NOMENKLATURE
Matteo Renzi mi pareva pronto a rompere tutti gli schemi per scardinare il potere dei cacicchi, i quali rallentano, quando non impediscono, qualsivoglia cambiamento. La tattica che sta seguendo per il Quirinale lo riporta negli spazi angusti di vecchie nomenklature.
Resto convinto (e l’ho più volte scritto) che l’obiettivo prioritario di Renzi siano le elezioni all’indomani dell’approvazione della legge elettorale. Non riesco ad immaginare come possa sperare di varare la nuova legge senza ripartire con la navetta Camera-Senato, cioè con quell’andirivieni funzionale a seppellire testi d’ogni sorta.
Confesso la mia inadeguatezza a comprendere perché Matteo abbia smesso di fare sesso con Silvio.

MATTARELLA NON SCIOGLIEREBBE LE CAMERE
Tra l’altro, Mattarella non mi sembra uomo capace di sciogliere le Camere senza aver prima espletato tutti i tentativi possibili (i democristiani s’inventarono perfino i governi balneari!) per salvare la legislatura.
Boh. A meno di un fatto nuovo, Renzi ha chiuso con le rottamazioni e da oggi in poi dovrà pensare soltanto a sopravvivere nell’attesa che qualcuno gli sfili la sedia da sotto il culo come lui fece con Enrico Letta.
Giuseppe Spezzaferro

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