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Washington-Tel Aviv contro l’Europa
L’ISIS è una tigre di carta

Dalla Libia l’invasione dell’Italia
Washington-Tel Aviv contro l’Europa
L’ISIS è una tigre di carta

Pare che, in risposta ad un intervento armato italiano, l’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) stia già organizzando una spedizione di circa mezzo milione di disperati. Gli 007 di casa nostra raccontano di una requisizione in corso di battelli, pescherecci, zatteroni e quant’altro ci sia di galleggiante in Libia per fare questa “spedizione punitiva”.
Non ho motivi di ritenere che sia una bufala né che sia un fatto vero, però vorrei cercare di inquadrare meglio la situazione che si è fatta esplosiva a pochi chilometri dalla Sicilia ma che è il risultato di una serie di “mosse” che vengono da lontano e che, secondo me, sono finalizzate a tenere l’Europa sotto schiaffo.
Da qualche anno, infatti, decine di guerre e guerriglie si combattono alle frontiere europee. Ciascun fatto bellico, preso singolarmente, ha una propria “giustificazione” territoriale, ma se li guardiamo tutt’insieme non facciamo fatica a trovarne il filo conduttore.
Lo dico subito, così chi non è d’accordo può voltare pagina. La regia di tutto è statunitense, nella facciata, e sionista, dietro il sipario.

DALL’IRAN IN POI
L’area che per comodità chiamiamo “arabo-musulmana” non è mai stata un modello di democrazia così come è definita dai canoni occidentale. Lasciamo stare le cause primordiali, che vanno da secoli di colonialismo ad antiche commistioni della legge divina con quelle umane, e parliamo di quelle contemporanee.
Potrei cominciare da quando il governo francese, d’accordo con gli Usa, nel 1979 spedirono a prendere il potere in Iran l’Ayatollah Khomeyni, capo del Partito della Repubblica Islamica. Sciita fondamentalista, la futura Guida Suprema dell’Iran aveva organizzato nel 1963 una rivolta che fallì per cui fu accolto nelle amorevoli braccia dei servizi segreti francesi. Lo Scià Reza Pahlavi aveva combinato parecchi casini, tra i quali il più grave era stato di dare petrolio all’Eni italiano a prezzi concordati a dispetto delle cosiddette 7 Sorelle, cioè delle compagnie che dominavano il mercato dell’oro nero.
Giornali e televisioni di tutto il mondo fecero a gara nel raccontare di misfatti dello Scià e delle opere buone di quel sant’uomo di Khomeyni. Il quale, non era passato nemmeno un anno, si mise a fare la guerra all’Iraq. Per otto anni iraniani e iracheni si massacrarono, finché firmarono un cessate il fuoco. Se chiedete ad un esperto di geopolitica e di cose militari quali furono i risultati di quella guerra, non v’aspettare una risposta chiara.
Per dirla in breve, lo Stato di Khomeyni era teocratico, cioè il Corano regolava la vita civile e non c’erano altre leggi, mentre lo Stato di Saddam Hussein, di cultura socialista, era laico, cioè le leggi civili e penali le applicavano i tribunali e non i preti (Mullah, Imam, Ayatollah…).

IL TURNO DELL’IRAQ
Questi pochi accenni li ho ritenuti necessari per arrivare ai giorni nostri, quando in Iraq il laico socialista Saddam Hussein diventa il drago sputafuoco che il cavaliere a stelle e strisce deve assolutamente uccidere.
Come sia andata a finire, lo vediamo distintamente. L’Iraq non esiste più. Non ha esercito. Non ha il controllo del territorio. Dipende in tutto e per tutto dalla generosità occidentale. Lo stato delle cose ha favorito la nascita di “profeti” e “liberatori” che chiamano alle armi in nome di Allah. Inutile sfotterli. Trattarli con spocchiosa superiorità non serve. Abbiamo dimenticato i Garibaldi? i San Martin? gli El Cid? i Washington?

ATTENTI ALLA STORIA
L’intera storia occidentale è affollata di eroi ai quali abbiamo dedicato statue e chilometri di libri. Forse che le stragi ad opera delle camicie rosse e dei bersaglieri (a cominciare da quella di Bronte ordinata dall’eroe Nino Bixio) ci hanno impedito di elevare peana di gloria all’Eroe dei Due Mondi? Se guardiamo bene, gli episodi di “liberazione” si sono sempre accompagnati a terribili misfatti. La Rivoluzione Francese, che ha aperto la strada alla democrazia moderna, l’ha fatto tagliando teste e bruciando conventi. Quindi, per favore, non mi si venga a dire che quelli sono i buoni e quegli altri sono i cattivi. Io non vedo differenza tra un caccia-bombardiere F-35 con la stella di David che fa strage di bambini e un razzo di Hamas. Anzi. Una differenza c’è ed è che i razzi di Hamas fanno molto rumore (soprattutto in tv) e pochi danni.
Ma non perdiamo il filo. “Sistemati” Iran ed Iraq, Washington e Tel Aviv hanno spostato i riflettori.

TOCCA ALLA LIBIA
A capo della Libia c’era un altro drago da uccidere: Gheddafi. Anche qui c’entra lo zampino francese, ma come utile idiota della coppia americoisraeliana. Debbo ricordare che la Libia era stata un’invenzione italiana. In realtà erano due province ottomane (Cirenaica e Tripolitania) che il Regno d’Italia riunificò dopo un anno di guerra (1911-1912) combattuta contro il Sublime Stato Ottomano.
Il colonnello Gheddafi, Guida e Comandante della Rivoluzione della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, era diventato troppo amico dell’Italia. Aveva addirittura organizzato la sorveglianza delle coste per impedire le migrazioni verso Lampedusa. E, ancora più grave, vendeva la maggior parte di gas e petrolio all’italiana Eni. Lascio perdere quanto Israele temesse, soprattutto dopo la Caduta del Muro e la dissoluzione dell’Urss, il carisma di Gheddafi sempre benevolo con i Palestinesi (ma anche con indipendentisti Tuareg etc.).
Risuonò la vecchia parola d’ordine: mozzare la testa al drago. Di nuovo, giornali e televisioni gareggiarono a chi denunciava più misfatti e cattiverie del colonnello, colpevole anche di essere diventato un alleato personale di Silvio Berlusconi.

NUOVO ORDINE: LIBERARE LA SIRIA
In Siria c’è un altro leader socialista, Assad, che applica la “libera Chiesa in libero Stato”. Anche lui è pericoloso. Israele non può permettersi di avere al confine uno Stato forte. Damasco dovrà assomigliare a Teheran, Tripoli e Baghdad. Una Siria sconvolta dai disordini, non importa se in nome della Democrazia o dell’Islam, potrebbe in un domani non lontano cedere parte del territorio a Israele.

TERRORISTI ED EROI
Dovrei parlare anche delle cosiddette Primavere Arabe, un’altra invenzione massmediatica a tutto vantaggio del ticket Washington-Tel Aviv, ma dovrei parlare di una ventina di “sommosse” in altrettanti Stati, dall’Algeria al Sudan, ed occupare troppo spazio. Qui basti dire che quelle Primavere hanno causato l’indebolimento dei Paesi presi di mira e il rafforzamento dei cosiddetti gruppi terroristici. A proposito dei quali vorrei soltanto ricordare che l’eroe del Risorgimento Giuseppe Mazzini era stato condannato a morte con l’accusa di terrorismo dal Re Vittorio Emanuele II, altro eroe del Risorgimento. Il terrorista Mazzini diventò deputato. In tempi più recenti, il terrorista Begin diventa primo ministro di Israele e si guadagna anche un Nobel per la Pace. La morale? Quando vinci, passi da terrorista a eroe. Se perdi, rimani un assassino senza scrupoli.

NASCITA DELL’ISIS
Ma mi preme tornare all’ISIS. E mi faccio qualche domanda.
Il gruppo, che sta facendo perdere il sonno all’attuale occupante della Farnesina e che sta imbarazzando l’inquilino di Palazzo Chigi, è nato in Siria per combattere contro il drago-Assad. Chi l’ha finanziato? Chi l’ha armato? Abu Bakr al-Baghdadi, già Emiro dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL, altro nome dell’ISIS) e oggi Califfo dello Stato Islamico, in pratica il capo dell’ISIS pare che nel 2009 fosse uscito da un campo americano.
Riporto l’informazione data da Wikipedia (non ci metto la mano sul fuoco, Wikipedia non è sempre attendibile). Ecco cosa scrive: «Secondo le registrazioni del Dipartimento statunitense della Difesa, Abū Bakr al-Baghdādī è stato detenuto nel Camp Bucca come “internato civile” dalle forze iracheno-statunitensi dai primi del febbraio 2004 fino al 2009, quando fu rimesso in libertà grazie all’indicazione di una commissione, definita Combined Review and Release Board, che ne raccomandò il “rilascio incondizionato”».
Pare che il Camp Bucca fosse un luogo di detenzione e al tempo stesso di addestramento. Non lo so.

DIETRO LE QUINTE
Come hanno fatto questi guerriglieri a fondare uno Stato e ad occupare pezzi di Iraq, di Siria e di Libia? Quanto è potente questo Califfato?
Va di moda in questi giorni richiamare su giornali e televisioni la vicenda di Monaco nel 1938, quando Hitler ottenne da Francia e Gran Bretagna ciò che aveva richiesto. Gli storici della domenica dicono: «A Monaco non fu salvata la pace, ma dato il via alla guerra. Se Parigi e Londra avessero fermato Hitler non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale». Affermazioni risibili anche per un ragazzino delle medie (non queste di oggi ma quelle che ho frequentato io). Vere stupidaggini, ma la gente se le beve. Faccio soltanto notare che la Germania del 1938 aveva fabbriche e miniere, armate e aerei, carrarmati e ferrovie, incrociatori e sottomarini. A Monaco si prese atto di ciò. Londra dovette mordere il freno ed aspettare un’occasione più propizia. Anche l’Europa di adesso, nonostante sia impotente militarmente e inesistente sul piano politico, è malvista dalla City (e gli Usa sono d’accordo). Se lasciata in pace, questa Europa dei bottegai minaccia di diventare un Sacro Romano Impero riveduto e corretto, con l’aggravante di un’alleanza con la Russia (motivo per il quale il nuovo drago sputafiamme da uccidere è adesso Putin).

I RISCHI CHE CORRIAMO
Cos’hanno i combattenti dell’ISIS? Le armi che l’Occidente vende loro. Se si bloccano i rifornimenti, dovrebbero tornare a combattere a colpi di scimitarra. In realtà, l’ISIS è una “tigre di carta”, come disse Mao a proposito dei nemici della Cina.
Non è stupido ipotizzare l’azione di qualche fanatico che si carica di esplosivo e si fa esplodere in un mercato o in una banca. Sono rischi che purtroppo le nostre opulente società non possono cancellare del tutto. Ci sono cattivi ragazzi che lanciano pietre dai cavalcavia, giovani che sparano ai compagni di scuola, pazzoidi che fanno stragi nei supermercati, squilibrati che massacrano la famiglia… le cronache quotidiane statunitensi e europee raccontano di episodi terribili. Impedirli? È impossibile. Si possono limitare, questo sì. È successo con i morti sulle strade. Ricordate le stragi del sabato sera? i morti del ponte pasquale? i caduti della strada sulla via di Ostia? Maggiori controlli, un nuovo codice della strada e messaggi televisivi hanno fatto scendere il numero dei morti, ma i dati del 2013 dicono che i morti da incidenti stradali in Italia sono stati 3.385. Quanti morti ha fatto l’ISIS in Libia?

Quello che voglio dire è che ci sono delle realtà con le quali tocca fare i conti. Invece, un sacco di gente crede di esorcizzarle come facevano le fattucchiere. Le formule magiche contro il colera non funzionano: o hai gli antibiotici oppure muori. Al momento mi pare che esista soltanto l’antibiotico-Egitto. Altro che le parole avventate di un Paolo Gentiloni (che s’è subito affrettato a rimangiarsi).
Giuseppe Spezzaferro

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