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ma gli immigrati fanno la guardia

Il rischio attentati c’è
ma gli immigrati fanno la guardia

L’Italia può essere colpita da attentati terroristici? Certo che sì. Basti ricordare papa Giovanni Paolo II colpito da Mehmet Ali Ağca in Piazza San Pietro. Sarebbe stato possibile impedire quell’attentato? Certo che no.
Dice Michael Corleone: «Nella vita una sola cosa è certa, se la storia ci ha insegnato qualcosa. È che si può uccidere chiunque» (Il padrino – Parte II, 1974). L’attentato di Ağca fallì, ma chi ci fosse dietro non s’è mai saputo. Anzi, il Vaticano lo sa, ma non lo dice.
È quindi chiaro che se i sevizi segreti di un Paese decidono di far fuori un presidente o un papa ci riescono. Nel caso di Woytjla andò buca perché il papa polacco godeva di alte protezioni, diciamo così.

A MONTECITORIO
Se un fanatico musulmano volesse saltare in aria all’interno di Montecitorio, è chiaro che nessuno potrebbe impedirglielo. Il pazzo, proprio perché è pazzo, è imprevedibile. I servizi di sicurezza debbono contare sulla fortuna e soltanto su quella. Non tutti sono il papa che gode di divina protezione. Può capitare in ogni momento che un vandalo prenda a martellate il Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli (non c’è un minimo di protezione) o che un deficiente rovini la fontana di Bernini padre in piazza di Spagna. Viviamo in una società senza regole, per cui tutto è possibile.
Si potrebbe, però, usare qualche precauzione in più a tutela del nostro patrimonio artistico unico al mondo. Vetri antiproiettili, cancellate… io userei anche la corrente elettrica ad alto voltaggio e fossati con coccodrilli. Non sto esagerando. Anche da ragazzino ribelle non ho mai imbrattato un monumento. Le scritte contro l’imperialismo russo-americano le facevo dappertutto tranne che sulle nostre memorie, di pietra, di bronzo o di qualunque altra materia siano.
Arrivo a giustificare la follia di uno sparatore sulla folla, ma non riconosco giustificazione alcuna ai distruttori dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Muore tanta gente per lo sfizio di andare a sciare o di correre in automobile, che un morto in più o in meno causato da follia omicida è un dolore per parenti e amici, ma non danneggia la comunità. L’incendio distruttore di una pinacoteca, invece, lascerebbe una ferita in eterno. So che il mio non è un sentimento diffuso e che, per esempio, molta gente, dovendo scegliere se salvare il gatto di casa o un graffito pompeiano, non avrebbe dubbi. Se uno è animalista, c’è poco da scegliere.

IL GIOCOLIERE RENZI A VIRUS
Ho appena visto l’intervista del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Virus, il salotto tv allestito sapientemente da Nicola Porro, l’ex allievo di Giuliano Ferrara.
Renzi è il giocoliere. In assoluto. Non lo batte nessuno. È riuscito a sciorinare una serie di pinzillacchere mettendo a tacere perfino il poverocristo di Alessandro Sallusti, giornalista del quale la politicante Daniela Santaché ha detto: «Sono gelosissima. Per Alessandro sono capace di fare qualunque cosa».
Com’è costume televisivo, hanno chiacchierato di tutto un po’. A proposito del rischio-terrorismo, Renzi ha ripetuto il mantra che gli assassini di Parigi non erano immigrati algerini, ma francesi così come lo sparatore di Copenhagen si chiamava Omar el-Hussein, ma era di nazionalità danese. Questo mantra serve a confermare che soltanto i leghisti accusano gli immigrati e che il pericolo ce l’abbiamo dentro casa. Detto ciò, Renzi ha dichiarato che siamo vigili e attenti (non come le guardie che stavano a Piazza di Spagna senza impedire l’aggressione alla fontana).

L’UMANITÀ E LE TIGRI TAMIL
Nonostante le campagne mediatico-giudiziarie contro i cosiddetti “servizi deviati”, il complesso degli 007 italiani funziona abbastanza. Non è più quello di una volta (lo dimostrano i due marò sotto processo in India), ma ancora qualche cartuccia ce l’ha.
Ho un esempio di come funzionassero una quarantina d’anni fa. Negli anni ’80 scrivevo articoli per l’Umanità, l’allora quotidiano del Partito Socialdemocratico Italiano. Per una serie di coincidenze, mi ritrovai a portare i miei articoli in orari nei quali c’era lo stesso poliziotto di guardia all’ingresso di Santa Maria un Via. Lui imparò la mia faccia e io la sua. Prendemmo a salutarci con familiarità. Dopo un contrasto con il direttore del giornale (Giampiero Orsello, uomo senza spirito), la mia collaborazione fu cancellata e amen.
Qualche anno dopo mi fu proposta una cena in una trattoria di autentica cucina singalese. In quegli anni lo Sri Lanka (un tempo Ceylon) era ssconvolto dalla guerriglia. I più agguerriti si chiamavano “Tigri Tamil” e c’era la seria minaccia che combinassero qualcosa anche in Italia. Con due milioni di profughi spari per il mondo, l’allarme era più che motivato. Manco a farlo apposta, oggi a Napoli si processano trenta “Tigri Tamil” arrestati cinque anni fa.
Entrato nel locale, riconobbi il poliziotto che faceva la guardia in Via di S. Maria in Via. Mi venne incontro e mi sussurrò: «Sto qua per servizio, non farmi saltare la copertura». Faceva il direttore della trattoria, organizzata per tendere trappole alle “tigri”.

GLI IMMIGRATI CI DIFENDONO
A parte i servizi segreti italiani, che non so quanto funzionino, a farci la guardia sono proprio i vucumprà, cioè le migliaia di immigrati che vendono cianfrusaglie sulle spiagge, che gestiscono fast food e negozi di frutta, che espongono su un lenzuolo steso per terra borse taroccate e occhiali da sole made in Duchesca. Gli immigrati non se la cavano tutti bene. Ci sono quelli schiavizzati nei campi di pomodoro e nei cantieri abusivi. E quelli che rubano, spacciano e si drogano. Se arrivasse un nucleo di guerriglieri, troverebbero assistenza? Credo che i loro connazionali, correligionari, compaesani denuncerebbero la loro presenza.
Il fatto è che in tutta Europa l’immigrato è un corpo estraneo, sottoposto a mille controlli. In Italia, siamo più elastici. Io abito a Roma, in Piazza Vittorio. Ci sono bancarelle di immigrati ogni dieci metri. E i carabinieri che fanno? Li lasciano campare. Perchè?
Per la delazione: «Io ti lascio vendere la tua roba, ma tu mi dici quando c’è una cosa eccezionale».
Perché gli immigrati dovrebbero rinunciare al loro status a vantaggio di un “aspirante martire” o di un “addestrato sparatore”?
Per loro sarebbe un inferno. Le casalinghe a spasso non si accosterebbero più alle bancarelle, i turisti scanserebbero i vucumprà a Castel Sant’Angelo, i vigili urbani farebbero controlli a tappeto. A non parlare di qualche mattacchione di casa nostra che si farebbe un dovere di prenderli a calci, chi capita capita.

ITALIANI, BRAVA GENTE
In Italia non ci sono ghetti come in Francia o in Inghilterra oppure negli States. Non esponiamo cartelli con divieti di accesso a negri e cani, come in Svizzera per italiani e cani. Appena possibile, un immigrato lo mandiamo in televisione, lo assumiamo al giornale, lo eleggiamo al Parlamento… siamo stati capaci perfino di nominare Miss Italia una ragazza di colore. Qui, l’immigrato non si sente odiato e perciò non ci odia.
Lo so che c’è un sacco di “brava gente” che aspetta con ansia un attentato terroristico e poter così acquisire consensi sull’onda della rabbia e della paura.
E so anche che tanta altra “brava gente” sta incassando quattrini con il pretesto dell’allarme terroristico e ne incasserebbe molti di più se ci fosse un attentato.
Sono, dunque, molte le circostanze “favorevoli” ad un episodio come quelli di Parigi e Copenhagen. Cari immigrati, mi raccomando a voi: fate buona guardia.
Giuseppe Spezzaferro

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