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Salvini, perché non è antifascista

Bersani, Speranza & co. attaccano
Salvini, perché non è antifascista

A Bologna si sono riuniti un po’ di compagni che rifiutano il Pd made in Renzi. Roberto Speranza, capogruppo piddino alla Camera, ha parlato dell’unità del partito e delle urlate fughe a sinistra marcate Landini negando allo stesso tempo la possibilità di una scissione. Considerato che il grande nemico, il condannato, l’autocrate Berlusconi è stato messo fuori gioco dal tribunale di Milano, il grande collante del Pci-Pds-Ds-Pd torna ad essere l’antifascismo.
Quale compagno avrebbe il coraggio di contestare uno che sventoli la bandiera antifascista?

Speranza, dunque, liquidato Berlusconi e snobbato il voto di protesta grillina, ha preso di petto chi si è messo di traverso sulla strada della crescita del Pd verso il centro.
«Salvini – ha scandito Speranza – ha detto che l’antifascismo è roba da libri di storia…». Gli applausi hanno accompagnato la forte dichiarazione di fede antifascista del capogruppo che non so per quanto tempo ancora Matteo Renzi lascerà al suo posto.

LO SPAURACCHIO-LEGA
Ecco fatto. Ristabilita l’unità del partito spaventando con lo spauracchio della Lega non antifascista e, di conseguenza (la logica è ignobile, ma è quella vincente), fascista, l’assemblea è stata più che pronta per l’intervento del capo spodestato Pier Luigi Bersani. «Un’area di sinistra larga – ha detto il mancato presidente del Consiglio – con la radice ulivista non va dispersa, perché nel campo largo tendono a prevalere posizioni riformiste».
Beh, a Bologna è d’obbligo una strizzatina d’occhio al vecchio marpione Romano Prodi e a tutti gli ex diccì che gli stanno dietro.

SQUALLIDO ORIZZONTE
I destini del Pd non è che m’interessino più di tanto. Sono convinto che l’orizzonte politico nazionale sia tuttora affollato di personaggi stantii oltre che dannosi. Ce n’è per tutti i gusti: c’è l’antieuropeista perché nazionalista e l’altro perché è internazionalista; c’è l’anticapitalista di destra e c’è la “sinistra anticapitalista” (l’ho letto su un manifesto vicino casa…); c’è il pauperista medievalista per errore e c’è l’ufologo patito per l’oroscopo; c’è il vecchio diccì che ancora sogna la rivincita e il giovane renzista dalle lunghe mani; c’è la donna afflitta da antica bruttezza e perciò vendicativa e c’è la disinvolta femmina dai tacchi alti… è un campionario da far invidia al Circo Barnum.
Al fondo di tutto, c’è ancora chi dà all’antifascismo la funzione di linea di confine.

FATTI NUOVI E FATTI ANTICHI
Il fatto nuovo è che c’è un sacco di gente che non è fascista ma non per questo si dichiara antifascista. Semplicemente non gliene frega unca, come nel caso di Salvini.
Il fatto antico è che il Fascismo resiste; non lo si esorcizza con i riti e le liturgie dei compagni e loro alleati. Dovrebbero riflettere sulla circostanza che, dopo sessant’anni di film, documentari, libri, convegni eccetera ecceterone contro il Fascismo, i fascisti continuino a nascere.

LA PAGLIUZZA E LA TRAVE
Loro fanno le leggi per impedire che si mettano in discussione fatti e persone. Ne fanno altre per punire chi ignori quelle leggi. E ne fanno ancora altre per mandare in galera i ragazzino che disegna un fascio sulla tovaglia di carta della trattoria o che alzi il braccio nel saluto romano.
Siamo nel Terzo Millennio e in Italia si va in galera per un gesto. Ce l’hanno con i musulmani perché condannano l’uso delle immagini (ma quanto sono barbari!, dicono; come sono primitivi!, commentano; selvaggi distruttori di statue!, imprecano…) e in Italia schiaffano in galera chi saluta a mano aperta. Si ripete la storia della pagliuzza e della trave. Amen.
Giuseppe Spezzaferro

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