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Il governo non se ne occupa:
Renzi va da Mattarella per il dopo-Lupi

Chi ha ucciso gli italiani a Tunisi?
Il governo non se ne occupa:
Renzi va da Mattarella per il dopo-Lupi

I comunicati ufficiali di oggi, 23 marzo 2015, diffusi dal Quirinale sono secchi. Li riproduco pari pari, lasciando anche le maiuscole.
Il primo: «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Presidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella».
Il secondo: «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi».
Tre giorni fa, il 20 marzo, un altrettanto secco comunicato quirinalizio scriveva: «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Ministro Maurizio Lupi». La vicenda è nota: il ministro delle Infrastrutture Lupi si è dimesso perché coinvolto nelle vicende penali di suoi collaboratori.
La bufera scatenata dalle dimissioni è appena cominciata. Ora il presidente Mattarella passerà le deleghe a Renzi in attesa che le forze che attualmente okkupano Palazzo Chigi si mettano d’accordo sulla successione a Lupi. Non va dimenticato che il presidente del Consiglio nonché segretario del Pd ha ancora le deleghe relative al ministero degli Affari regionali da quando il 30 gennaio s’era dimessa la ministra Maria Carmela Lanzetta.
Va, dunque, fatto un rimpasto e Renzi deve stare attento: qualche scossone in più e addio governo.

SI SPENGONO I RIFLETTORI SU TUNISI
Mentre si scatena il solito totoministri e dopo i funerali e le giaculatorie di circostanza (con la faccia correttamente contrita, Renzi ha abbracciato sotto le telecamere alcuni parenti delle vittime) si sono spenti i riflettori sulla sanguinosa vicenda di Tunisi (http://www.internettuale.net/2082/tunisi-le-forze-speciali-fanno-una-strage-e-muoiono-anche-turisti-italiani).
Altri fatti di sangue occupano tv e giornali e forse non sapremo mai cosa è successo nel museo tunisino.
Il 18 “La Stampa” titolava: «Terrore nel Bardo, in azione un commando di 5 persone. Uccisi due terroristi, uno è stato arrestato, gli altri sarebbero in fuga».
Ora dopo ora, si sono succedute le ricostruzioni. Anch’io mi sono fidato e ho scritto che, dopo aver tentato di assaltare il Parlamento, il gruppo armato s’era rifugiato nel museo lì vicino prendendo in ostaggio i turisti tra i quali molti italiani.

VERSIONI CONTRASTANTI
Il governo di Tunisi aveva detto che gli uomini armati s’erano travestiti da guardie per entrar inosservati nel Parlamento e che erano stati scoperti perché ci si era accorti che erano armati con due Kalashnikov.
Poi hanno detto che erano almeno cinque e armati con cinture esplosive, ma sul web s’è visto che erano due uomini armati con due vecchi fucili d’assalto e vestiti casual, sicché è saltata la versione del fallito attacco al Parlamento.

L’Ansa aveva scritto (http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2015/03/18/tunisia-attacco-al-parlamento-turisti-presi-in-ostaggio-al-museo-del-bardo_8f501e68-fec6-4c9d-979b-5fbc393fb250.htmlI) che il ministro tunisino della Sicurezza Rafik Chelly aveva detto che erano “muniti di cinture esplosive” e di armi “molto avanzate“. Aveva anche riportato le parole di Mattarella alla Cnn («Quel che è avvenuto ieri in Tunisia è molto doloroso e molto allarmante. E dimostra che Isis è un pericolo molto grave che va affrontato con urgenza, perché il tempo è poco») dimostrando che anche il Quirinale non ne sapeva niente.

I QUOTIDIANI SUL WEB
Prendo a caso qualche quotidiano.
«L’attacco di mercoledì è iniziato quando un uomo di circa vent’anni armato di fucile ha aperto il fuoco contro un gruppo di turisti che si trovavano su un bus nei pressi del Museo del Bardo, nella capitale. Dopo gli spari, che hanno provocato la morte di sette persone, gli assalitori hanno preso diversi ostaggi e si sono asserragliati in un’area tra il museo e il Parlamento, dove in precedenza avevano provato a entrare. Qui hanno ucciso ancora, prima della liberazione degli ostaggi da parte delle forze di sicurezza. In tutto le vittime sono state 23. L’attentato è stato rivendicato in un video dal gruppo Stato islamico» (http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/20/news/tunisia_attentato_libia-110037563/?ref=HRER1-1).

«Il governo tunisino ha detto che sono stati arrestati altri “tre componenti del commando” mentre un quarto “è ricercato”. Il numero totale sarebbe quindi di sei persone, prima si era parlato di cinque. Sembra comunque che le forze di sicurezza stiano smantellando una cellula nella capitale, in particolare nel famigerato quartiere Ibn Khaldoun, praticamente sotto assedio». E ancora: «La prima versione era che indossassero divise militari per potersi avvicinare al palazzo del Parlamento, obiettivo primario. Ma alcune foto pubblicate sul web mostrano due giovani uccisi, vestiti casual, uno con un felpa rossa, scarpe da ginnastica ai piedi. Chi ha ragione? Erano armati solo di due kalashnikov senza calcio, più facili da nascondere sotto i giubbotti. Il ministro degli interni ha poi aggiunto che avevano “cinture esplosive sofisticate” ma non sono state fornite immagini» (http://www.lastampa.it/2015/03/19/esteri/attacco-a-tunisi-i-sette-punti-ancora-oscuri kPkD1c0eSLA29NVBt30reP/pagina.html).

«Arrestata anche la sorella di Jabeur Khachnaoui, uno dei due attentatori rimasti uccisi nel blitz delle forze di sicurezza al museo del Bardo. E’ stata prelevata dalla casa della famiglia, nella regione di Sbitla, centro della Tunisia. Lo riferisce il sito di Radio Mosaique. La giovane è una studentessa. I membri del commando che ha assaltato il Museo indossavano «cinture esplosive» ed erano dotati di «armi tecnologiche», secondo quanto ha reso noto il ministro tunisino dell’Interno, Mohamed Najem Gharsalli, citato dal sito di Radio Shems. Gharsalli ha rilasciato le dichiarazioni a margine del funerale di Aymen Morjen, il 25enne agente delle teste di cuoio tunisine morto ieri nel blitz» (http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/tunisi_sparatoria_turisti_ostaggio/notizie/1247860.shtml).

«Per Mazen Cherif, del Centro tunisino per gli studi di sicurezza globale, “l’obiettivo principale degli assalitori era quello di uccidere i turisti e di dichiarare una vera e propria guerra”. Secondo lo studioso, i due giovani attentatori “non erano particolarmente esperti, altrimenti non avrebbero sparato indiscriminatamente su turisti e uomini della sicurezza. Se fossero stati addestrati meglio – precisa – si sarebbero fatti esplodere in mezzo ai turisti” (http://www.iltempo.it/esteri/2015/03/20/croci-e-crociere-i-terroristi-islamici-cambiano-strategia-e-attaccano-i-turisti-occidentali-all-estero-l-intelligence-a-tunisi-il-loro-obiettivo-erano-i-visitatori-appena-scesi-dalle-navi-1).

TESTIMONI OCULARI
È sufficiente un giro rapido sul web per verificare che i media hanno diffuso per giorni notizie contraddittorie. Poi sono arrivate le testimonianze dei turisti che stavano nel museo.
In breve: i due uomini armati hanno sparato, le teste di cuoio hanno sparato, ma la dinamica non è stata ancora spiegata.
Sono stati due ore ad assediare il museo e hanno fatto un blitz che, secondo gli esperti, è stato un fallimento perché quel tipo di azione deve durare pochi secondi altrimenti non si può parlate di blitz.
Era necessario intervenire con la forza? E se avessero avuto davvero cinture esplosive? Forse gli americani e gli israeliani sanno già com’è andata. A noi non resta che sperare in una fuga di notizie tra qualche tempo.
Giuseppe Spezzaferro

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